Diocesi

Domenica 15 cerimonia in Concattedrale per l’imposizione del Pallio all’arcivescovo Miniero

ph ND
13 Set 2024

di Angelo Diofano

Si terrà domenica 15 alle ore 18 in Concattedrale la solenne celebrazione eucaristica, presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero, per l’imposizione del Pallio per mano del Nunzio Apostolico mons. Petar Rajič, arcivescovo titolare di Sarsenterum e Nunzio apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino.

Saranno presenti: mons. Vincenzo Pisanello, vescovo di Oria, mons. Sabino Iannuzzi, vescovo di Castellaneta, mons. Salvatore Ligorio, arcivescovo emerito di Potenza e mons. Davide Carbonaro, arcivescovo di Potenza.

All’inizio mons. Ciro Miniero porgerà un indirizzo di saluto, presentando la realtà ecclesiale della Metropolia di Taranto, al Nunzio Apostolico il quale, brevemente, spiegherà il senso del rito. Successivamente il nostro arcivescovo si porterà dinanzi al Nunzio e, dopo la professione di fede, gli si inginocchierà dinanzi per l’imposizione del pallio con la seguente formula: “A gloria di Dio onnipotente e a lode della beata sempre Vergine Maria e dei beati Apostoli Pietro e Paolo, nel nome del Romano Pontefice, il papa Francesco e della Santa Romana Chiesa, a onore della sede tarantina a te affidata, in segno della potestà di metropolita, ti consegniamo il Pallio preso dalla Confessione del beato Pietro, perché ne usi entro i confini della tua provincia ecclesiastica. Questo pallio sia per te simbolo di unità e segno di comunione con la Sede Apostolica; sia vincolo di carità e stimolo di fortezza, affinché nel giorno della venuta e della rivelazione del grande Dio e del principe dei pastori Gesù Cristo, possa ottenere, con il gregge a te affidato, la veste dell’immortalità e della gloria. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.

Quindi l’arcivescovo mons. Ciro Miniero salirà alla Cattedra per presiedere la celebrazione eucaristica, la cui omelia sarà tenuta dal Nunzio apostolico.

Significato del Pallio

Nella sua forma odierna, il Pallio degli arcivescovi metropoliti è un paramento liturgico costituito da una stretta striscia di stoffa di lana bianca incurvata al centro. Simbolo del Buon Pastore e dell’Agnello crocifisso per la salvezza degli uomini, esso indica un legame speciale con il Papa ed esprime, inoltre, la potestà che, in comunione con la Chiesa di Roma, l’arcivescovo metropolita acquista di diritto nella propria giurisdizione.

Il Pallio arcivescovile è decorato con sei croci nere di seta, una su ogni coda e quattro sull’incurvatura, ed è provvisto di tre acicule, o più comunemente denominate spille, che ricordano i chiodi della crocifissione, segno evidente della prontezza con cui è il pastore disposto a donare la vita per il proprio gregge, così come Cristo ha offerto se stesso sul legno della croce.

Il paramento liturgico, perciò, rappresenta l’agnello portato sulle spalle come simbolo dell’ufficio del Vescovo che lo indossa, chiamato, a sua volta, a essere buon pastore per la sua porzione di Chiesa a lui affidata. Il Santo Padre concede il Pallio agli arcivescovi metropoliti, ai Primati e al Patriarca latino di Gerusalemme, evidenziando il segno esplicito e fraterno della condivisione di questa giurisdizione con gli arcivescovi metropoliti e mediante questi con i vescovi loro suffraganei. Esso quindi è segno visibile della collegialità e della sussidiarietà nell’esercizio del governo della Chiesa.

Già in uso nel vestiario degli ufficiali statali romani nell’antichità, a partire dai primi secoli, i Papi utilizzavano una vera pelle di agnello poggiata sulla spalla. Successivamente entrò in uso un nastro di lana biancaintessuto con pura lana di agnelli allevati per tale scopo. Nel IV secolo, il Pallio divenne poi un’insegna liturgica propria e tipica del Papa. Nelle rappresentazioni più antiche il Pallio liturgico appariva in forma di sciarpa aperta e disposta sopra le spalle. Il modo di utilizzare il Pallio è cambiato nei secoli: nei primi secoli, un lembo del pallio segnato da una croce pendeva anteriormente sul lato sinistro della figura, mentre l’altro lembo saliva sulla spalla sinistra, girava attorno al collo e, passando sulla spalla destra, scendeva basso dinanzi al petto, per tornare infine sulla spalla sinistra e ricadere dietro la schiena. Questa maniera di portare il Pallio si mantenne fino all’Alto Medioevo, quando, mediante gli spilloni, si cominciò a far in modo che i due capi pendessero esattamente nel mezzo del petto e del dorso. Sostituendo gli spilloni con una cucitura fissa, si arrivò alla forma circolare chiusa, che s’incontra comunemente dopo il IX secolo, come si vede nelle rappresentazioni in varie basiliche romane: Santa Maria Antiqua, Santa Maria in Trastevere, San Clemente. I due capi del Pallio però mantennero sempre una considerevole lunghezza, finché, dopo il XV secolo, furono progressivamente accorciati. L’ornamentazione del Pallio venne in seguito sempre più arricchita.

rIl Pallio viene tessuto e confezionato dalle monache del Monastero benedettino di Santa Cecilia in Trastevere a Roma. I Palli così preparati vengono conservati nella Basilica di San Pietro, a Roma, in una teca posta ai piedi dell’Altare della Confessione, vicinissima al luogo della sepoltura dell’apostolo Pietro.

La cerimonia di consegna del Pallio si svolge il 29 giugno, solennità dei Santi Pietro e Paolo e la consegna ufficiale è collegata al giuramento di fedeltà al Papa e ai suoi successori da parte dei metropoliti. 

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