L’arcivescovo maggiore Shevchuk: “Che il dialogo e la diplomazia vincano sulla guerra!”

09 Mar 2022

“Che il dialogo e la diplomazia vincano sulla guerra!”. È l’appello lanciato da Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, dalla città di Kiev nella quinta giornata della guerra in Ucraina e diffuso a poche ore dai colloqui al confine ucraino-bielorusso tra le delegazioni di Kiev e Mosca. “Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno espresso il desiderio di aiutare l’Ucraina e che organizzano aiuti di ogni genere”, dice l’arcivescovo.

 

“Oggi, in particolare, mi appello a voi: facciamo di tutto per fermare questa aggressione, per fermare la guerra. Anche quando questo sembra impossibile, anche quando i diplomatici, i giuristi e i capi di Stato dicono che questo è molto difficile, preghiamo affinché Dio della pace ci dia la saggezza per fermare l’aggressione con il dialogo. Perché sappiamo che la diplomazia e il dialogo sono l’alternativa alla guerra. E che sempre, alla fine della guerra, bisogna sedersi al tavolo delle trattative”. “Siamo al quinto giorno della guerra sanguinosa, disumana e crudele”, dice Sua Beatitudine. “Abbiamo anche visto le atrocità e il volto disumano di coloro che ci uccidono”. Facendo quindi riferimento alle azioni dell’esercito russo, l’arcivescovo Shevchuk denuncia chi mette “bambini e donne sui carri armati per farne lo scudo umano, per portare morte e distruzione nel cuore, all’interno dell’Ucraina”, e aggiunge: “Ma noi resistiamo. Resistiamo in preghiera”. Per il nostro esercito. Per la nostra Patria. Per il nostro paziente, ma sofferente popolo ucraino di cui, secondo l’Onu, oggi abbiamo quasi quattrocentomila profughi. In meno di cinque giorni. Ma noi resistiamo. Resistiamo in preghiera”. Sua Beatitudine esprime di nuovo gratitudine al Santo Padre, che ieri, dal Palazzo Apostolico, ha nuovamente e con fermezza condannato la guerra in Ucraina. “Ha condannato fermamente coloro che, iniziando una guerra contro altre nazioni, stanno combattendo contro il proprio popolo. Sono grato al Santo Padre per il suo sostegno, la sua preghiera per noi e per il suo desiderio di fare il possibile per fermare questa guerra”.

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