Politica italiana

Consiglio dei ministri: le misure su bollette, appalti e alimenti sintetici

foto Ansa/Sir
30 Mar 2023

di Stefano De Martis

Un decreto-legge su bollette, sanità e fisco. Il varo definitivo del nuovo codice degli appalti. Un rinvio per il disegno di legge annuale sulla concorrenza, a causa di problemi di copertura finanziaria. Via libera, invece, per il ddl che prevede il divieto di produzione e commercializzazione di alimenti sintetici. Queste in estrema sintesi le decisioni del Consiglio dei ministri, a cui ha fatto seguito una riunione della cabina di regia per il Pnrr, la cui attuazione presenta evidenti ritardi come ha registrato anche il rapporto semestrale della Corte di conti.
Sul fronte delle bollette il decreto interviene confermando o rimodulando gli interventi di sostegno già in vigore per il gas– i cosiddetti “oneri generali di sistema” vengono azzerati fino a giugno – ma il contributo per i consumatori fino a 5mila metri cubi viene ridotto nella misura del 35% del valore del trimestre precedente in virtù della riduzione dei prezzi all’ingrosso del gas naturale. Per quanto riguarda l’elettricità, al momento non risultano interventi previsti e quindi dal prossimo aggiornamento tariffario gli oneri dovrebbero tornare in vigore. Bisognerà comunque attendere il testo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale per averne conferma. Dal primo ottobre – e questa è una novità – partirà un nuovo incentivo al risparmio energetico per tutti i cittadini senza limiti di reddito. Quanto al bonus sociale per le famiglie con Isee fino a 15 mila euro, è stato deciso il rinnovo per un altro trimestre.
In campo sanitario il decreto interviene con 1,1 miliardi per contenere gli effetti del payback sulle aziende del settore(è il meccanismo che in caso di sforamento della spesa coinvolge direttamente le imprese fornitrici) e per cercare di limitare il ricorso ai medici “gettonisti” negli ospedali per ovviare alle carenze di personale.
Per quanto riguarda il fisco, oltre ad allungare i tempi per sanare le irregolarità, il decreto prevede “cause speciali di non punibilità di alcuni reati tributari(omesso versamento di ritenute dovute o certificate per importo superiore a 150.000 euro per annualità, omesso versamento di Iva di importo superiore a 250.000 euro per annualità, indebita compensazione di crediti non spettanti superiore a 50.000 euro), in particolare quando le relative violazioni sono correttamente definite e le somme dovute sono versate integralmente dal contribuente secondo le modalità previste”.

Una norma che fa discutere, così come fanno discutere alcune delle misure introdotte con il nuovo codice degli appalti,un decreto legislativo (cioè in esecuzione di una legge-delega) approvato a fine dicembre in via preliminare e ora riapprovato in forma definitiva dopo i pareri delle commissioni parlamentari. Come già emerso in occasione del primo passaggio, le preoccupazioni si concentrano sugli effetti collaterali di alcune disposizioni che mirano a snellire e velocizzare le procedure, obiettivo in sé unanimemente condiviso. Diventa infatti strutturale la normativa che rende residuale il ricorso alle gare nei lavori tra un milione e 5,3 milioni di euro – normativa che era stata prevista durante l’emergenza pandemica – e soprattutto si allargano vistosamente le maglie per il subappalto “a cascata” (il subappalto del subappalto).
La riforma del codice degli appalti, peraltro, era uno degli impegni che l’Italia era tenuta ad assolvere entro il 31 marzo per ottenere la terza rata di finanziamenti del Pnrr. È stato richiesto e ottenuto un rinvio di un mese per la verifica degli obiettivi della terza tranche ma il problema dei ritardi è più generalizzato e rischia di mettere a repentaglio il rispetto della scadenza del 2026 per il completamento di tutta l’operazione. Termine che a livello europeo sarebbe terribilmente difficile modificare. Sono in corso interlocuzioni sull’ipotesi di spostare alcuni progetti del Pnrr ad un altro capitolo dei finanziamenti Ue, quello dei fondi di coesione, a cui l’Italia potrebbe attingere fino al 2029. Ma resta ineludibile il richiamo del presidente della Repubblica a mettersi tutti “alla stanga” per non mancare questo appuntamento decisivo per il futuro del Paese.

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