Salute

Sanità e difesa: squilibrio e scioperi intanto Marina e Arsenale tagliano posti

04 Nov 2024

di Silvano Trevisani

La sanità o le armi? Su cosa sarebbe meglio investire? È la domanda che si imporrebbe a ogni cittadino italiano impegnato a pensare al proprio futuro. La difesa del paese va garantita, ma certamente è la difesa della salute di ogni cittadino ad avere soprattutto diritto alla tutela. Eppure nelle previsioni di spesa del governo vi è un vero e proprio record per le spese militari, che salgono a 32 miliardi di euro, dei quali nel 13 sono destinati all’acquisto di nuove armi, soprattutto dall’estero. Mentre per la sanità, nonostante le belle parole di propaganda, è chiaro che la spesa scenderà e con essa la tutela per i cittadini. Non soli i sindacati tradizionali, infatti, hanno deciso di scioperare contro la manovra, ma anche i sindacati dei medici che si asterranno dal lavoro, a livello nazionale, il prossimo 20 novembre.

Il paradosso Taranto

Ma per la nostra città, il paradosso è ancora più eclatante: se le spese militari, infatti, aumentano clamorosamente, diminuiscono drasticamente i posti di lavoro del comparto militare: Marina e Arsenale militare innanzi tutto. L’applicazione, infatti, della L. 244/2012, che prevede l’eliminazione di 10mila posti di lavoro entro fine 2024, avrà un impatto devastante su strutture fondamentali come l’Arsenale, le Basi navali, il Comando interregionale marittimo Sud e molti altri enti. A sottolinearlo è la Cisl Fp Taranto Brindisi, che denuncia l’imminente grave crisi che sta per abbattersi, anche sul personale civile del ministero della Difesa, del territorio ionico. “A seguito di questa riduzione, l’Italia si troverà all’ultimo posto in Europa per rapporto tra personale civile e militare; una situazione inaccettabile tale da pregiudicare l’efficienza delle forze armate”. “La Cisl Fp Taranto Brindisi sollecita le istituzioni e la politica locale per iniziative urgenti e contestualmente rivendica, insieme con la Cisl Fp nazionale, il differimento immediato dell’applicazione della legge 244/12, procedura già attuata ma solo per il personale militare; e un tavolo di confronto urgente per individuare soluzioni alternative”.

Sciopero dei medici

Ma intanto, sul fronte della sanità, i conti non tornano e a confermarlo, come dicevamo, è anche la proclamazione dello sciopero nazionale del 20 novembre, da parte dei sindacati dei medici Anaao Assomed, Cimo-Fesmed e Nursing Up, già a poche ore di distanza dalla pubblicazione del testo della Legge di bilancio 2025. Il fatto è che dopo le tante dichiarazioni di una sanità al centro dell’agenda politica e di professionisti da valorizzare, forte è stata la delusione per misure al di sotto delle necessità, delle richieste e delle promesse. Ridotte al lumicino le risorse necessarie per una politica di assunzioni che recuperi i tagli del passato, elimini il fenomeno dei “gettonisti” e migliori le condizioni di lavoro.

“Le liste di attesa – sostengono – rimangono esse stesse in attesa di tempi migliori, i futuri contratti di lavoro vengono finanziati a un tasso che non recupera l’inflazione, la formazione post laurea dei medici deve accontentarsi di briciole. Per quella dei dirigenti sanitari non ci sono nemmeno quelle. L’indennità di specificità, che esprime la peculiarità della professione, trova, al posto della promessa defiscalizzazione, un incremento minimale e, per di più, rateale e legato a un contratto di lavoro di incerta tempistica. Del tutto assenti le risposte per in tema di responsabilità professionale, dalla crescente occupazione universitaria della direzione di UUOO del SSN, favorita da provvedimenti legislativi regionali, dal moltiplicarsi delle inadempienze degli obblighi contrattuali da parte delle aziende e delle Regioni”.

Sanità privata

E così i medici del servizio nazionale continuano a spostarsi sul privato, sul quale si proietta la preferenza del governo. Il fatto che i maggiori quotidiani filogovernativi, come “il Giornale”, “Il Tempo”, “libero” e presto forse anche l’agenzia Italia, siano di proprietà del senatore leghista Angelucci, proprietario del San Raffaele e di molte grandi cliniche private, fa insorgere più di qualche dubbio. Come del resto fa anche la vicenda del sottosegretario alla Sanità Gemmato, per altro eletto a Taranto, comproprietario di una clinica privata. è noto che sponsorizza sostenendo che chi se ne serve non deve affrontare le lungaggini del servizio pubblico, del quale lui dovrebbe occuparsi per dovere morale e politico.

Insomma: la situazione alimenta forti dubbi e la sollecitazione non più velata ai cittadini a sottoscrivere assicurazione sanitarie private, sul modello americano, ci fa immaginare un ulteriore ridimensionamento del servizio sanitario. Intanto sono circa 4,5 milioni gli italiani che hanno rinunciato a curarsi proprio per i tagli operati nel settore.

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