Festeggiamenti patronali

Il discorso dell’arcivescovo Miniero per San Cataldo dal balcone del Carmine

10 Mag 2026

Durante la grande processione con tutte le confraternite per le vie della città vecchia e del Borgo, la sosta in piazza della Vittoria per l’allocuzione di mons. Ciro Miniero dal balcone del Carmine, che riportiamo integralmente:

ph G. Leva


Si rinnova l’appuntamento del saluto prima della benedizione apostolica e vorrei soffermarmi proprio sul significato simbolico di quel che stiamo vivendo; e il senso è proprio quello di augurarvi salute.

Quanta carica assume questa parola salute nella nostra Taranto: bisogno e profezia di salute affiorano da ogni angolo di questa terra perché si realizzino fra di noi.

Le parole salute e salvezza condividono la stessa radice semantica e dobbiamo adoperarciperché in noi si incarni quel processo di redenzione, nel segno dell’amore di Dio che ci vuole suoi figli. Figli amati, in modo unico e senza distinzioni. Figli, con eguale dignità. Figli, resi giorno per giorno liberi e responsabili, affrancati da ogni giogo, da ogni ricatto, predestinati dal Padre alla gioia, alla sicurezza, alla vita.

Salute e salvezza quindi a tutti voi fratelli e sorelle!

La benedizione del Signore discende dal Cielo, ma potremmo dire che non è solo una grazia venuta dall’alto, infatti Cristo continua a camminare con noi. Questa processione di san Cataldo, come tutte le processioni, indica a noi proprio questo, il pellegrinaggio sulla via che è Cristo, ascoltando la verità che è Cristo, procedendo verso la vita che è Cristo stesso.

La benedizione di Dio non è un augurio, è un dono che bisogna ricevere e custodire.

Devo incoraggiarvi a proseguire il cammino. Il mondo ci paralizza con la guerra, con le parole di odio, con la paura del futuro. I problemi ci assillano, potrei elencarli denunciandoli tutti, a partire dalla questione ambientale, lavorativa, alle povertà diffuse, al degrado, a tutte le criticità che ormai sappiamo recitare meglio del santo Rosario, come purtroppo la notizia di questi giorni, di una nuova aggressione culminata in un omicidio: ne siamo molto rattristati.

Se è vero che servirebbe più controllo del territorio, lo è altrettanto che la violenza nasce dalla povertà educativa e sociale, dalla marginalizzazione delle persone. È nella prevenzione che dobbiamo investire sforzi e risorse: una società istruita, coesa, pacificata è una società più sicura.

Invece no, anziché rivolgermi alla città, avrei un’ambizione, ovvero che la mia interlocuzione raggiungesse una comunità. La città di Taranto è una comunità? Lo chiedo a ciascuno. Non siamo solo abitanti di un territorio per il quale rivendicare diritti, ma cittadini verso il quale dovremmo praticare doveri. Dovremmo appartenerci gli uni gli altri, costruendo relazioni vere e autentiche, praticando l’amore verso il prossimo. Cosa ci lega? Cosa ci unisce? Cosa corrobora in noi il senso di appartenenza?

Potremmo dire che siamo solo una città, una città del Meridione d’Italia, bella e complessa, con potenziale enorme e profonde ferite. Ci ritroviamo poi qui, nel segno di un uomo diventato santo per amore di Taranto, per amore dei poveri, con il desiderio di ricostruire dalle macerie e questo mi sprona a insistere perché ci conformiamo come corpo.

Nel linguaggio paolino la Chiesa è corpo mistico di Cristo, dove le membra hanno tutte la loro importanza e quelle più fragili sono quelle che hanno bisogno di più protezione. Nessun membro dice all’altro di essere più importante e dove il dolore, oppure il benessere, riguardano ogni singola parte.

Invoco la benedizione su questa città perché diventi una comunità. Non è un’utopia essere un cuor solo ed un’anima sola, è una vocazione, che si realizza se tutti rispondiamo «Eccomi Signore, io mi metto in gioco!».

Accogliamo la benedizione con l’indulgenza plenaria. Sapete cosa vuol dire? Che il Signore toglie dalle nostre coscienze ogni zavorra se incontra cuori con disposizione al cambiamento, alla conversione, a indirizzare i nostri passi al bene, alla giustizia, alla pace.

Spero che lo vogliate tanto quanto lo invoco io per Taranto, per la mia, la nostra, per tutta la comunità di Taranto.

​​​​​Buon San Cataldo!

Ciro Miniero

arcivescovo metropolita di Taranto

 

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