Diocesi

A scuola di preghiera: l’iniziativa della San Roberto Bellarmino

“Signore, insegnaci a pregare“: una serie di incontri (di venerdì, una volta al mese), pensati dal parroco, don Antonio Rubino, e guidati da don Marco Morrone

30 Dic 2024

di Lorenzo Musmeci

A partire dal mese di ottobre 2024, la comunità parrocchiale di San Roberto Bellarmino ha iniziato un cammino volto a riscoprire il grande valore e l’assoluto bisogno della preghiera nella vita di ogni cristiano. L’iniziativa è stata voluta dal parroco, don Antonio Rubino, il quale ha accolto l’invito di papa Francesco a dedicare un lungo tempo alla preghiera, tanto più in questa fase di avvicinamento al Giubileo del 2025. È nata così l’idea di una ‘Scuola di preghiera’, il cui tema principale è ben riassunto dalla frase: “Signore, insegnaci a pregare”. È stato possibile concretizzare questa idea grazie al prezioso aiuto di don Marco Morrone, che ha prontamente accettato di guidare gli appuntamenti previsti nel corso dell’anno pastorale.

Gli incontri si svolgono un venerdì al mese nella Grotta della parrocchia San Roberto Bellarmino, dalle ore 17 alle 19. Ogni incontro inizia con l’esposizione del SS. Sacramento e con la lettura della Parola di Dio, alla quale segue una prima riflessione di don Marco. Dopo del tempo silenzioso per la preghiera e per la riflessione personale, si procede con una seconda riflessione del sacerdote. Tutti gli appuntamenti terminano con la celebrazione della messa presieduta da don Marco e con una sua terza riflessione sul tema del giorno.

L’intervista a don Marco Morrone

È proprio a don Marco Morrone che lasciamo la parola, riportando alcune delle sue risposte raccolte durante una breve intervista.Partiamo da alcune domande generiche sul tema della preghiera.

Nel cammino di avvicinamento al Giubileo del 2025, papa Francesco desidera che quest’anno sia dedicato alla preghiera. I fedeli e i parrocchiani che conosce,sono consapevoli dell’importanza della preghiera?

Dell’importanza di pregare sono consapevoli. Bisogna poi vedere che contenuto danno alla loro preghiera. Perché ci può essere un contenuto fatto di devozioni, tantissime devozioni, che sono buone, anzi ottime. Ma ci può essere, accanto a questo, un contenuto fatto della Parola di Dio, che è ciò che conta davvero. Si fanno delle iniziative perché non ci vuole molto a insegnare il Santo Rosario per Maria, il Sacro Manto di San Giuseppe o altre forme di preghiera, che magari neanche conosco troppo bene. Queste devozioni sono nate perché il popolo non è stato avvicinato alla Parola di Dio, che non è stata mai insegnata come preghiera. Allora si fanno delle iniziative perché ci vuole molto impegno per insegnare che tutta la Bibbia è preghiera. La devozione è più semplice della Parola di Dio. Queste scuole di preghiera sono sempre esistite, ero un giovane prete quando l’arcivescovo e poi cardinale gesuita Carlo Maria Martini diede inizio a una scuola di preghiera a Milano. Quindi dovremmo incentivare questo tipo di preghiera. Perché la gente pensa di leggere la Bibbia, come un semplice libro, ma la Bibbia non si legge, si ascolta. L’ascolto della Parola di Dio ci manca, il Dio che parla non è ascoltato da molti”.

La preghiera dovrebbe essere per tutti i cristiani “il respiro della vita”, così ci ricorda Papa Francesco. In che modo possiamo imparare a dialogare con Dio in maniera efficace?

Mettendoci l’intenzione. Non bisogna dire per ore e ore preghiere, cioè formule di preghiere. La preghiera diventa respiro della vita perché tutto ciò che facciamo lo facciamo per la gloria di Dio, che diventa il fine per cui noi viviamo. I mezzi sono tanti.

La preghiera è intima comunione con Dio, ma anche un momento da condividere con i fratelli e con le sorelle. In che modo la preghiera in comunità e in famiglia può affiancare quella individuale?

Moltissimo. Perché anche in questo caso posso essere testimone di molte esperienze. Ci sono famiglie che pregano insieme, non solo a pranzo e a cena, ma anche nel prepararsi al Natale e alla Pasqua, leggono la Parola di Dio. Certamente sono tutte cose da incentivare. Bisogna dire alla gente queste cose perché nessuno penserà mai che la Bibbia sia da ascoltare, tutti penseranno che sia da leggere. Tutta l’impostazione della relazione tra Dio e il popolo di Israele iniziava sempre con Shemà, Israel”, cioè “Ascolta, Israele”. E ancora oggi gli ebrei dicono la stessa cosa nelle loro preghiere.

Il rapporto tra i giovani e la preghiera può sembrare un tema delicato; molti giovani, tuttavia, mostrano un interesse sorprendente. Crede che i giovani sentano il bisogno di pregare?

Sì, lo sentono. Ma credo che si debba offrire anche a loro la possibilità di gustare la preghiera. Bisogna dare loro la possibilità di gustarla, come un gelato. Quando un amico prova in gelateriaun gusto nuovo che è buono, lo consiglia subito a tutti quelli che conosce. La preghiera è così. Dobbiamo sperimentarla ed essere in grado di consigliarla ai giovani e di convincere loro della bontà, o della bellezza, della preghiera stessa.

Passiamo ora ad alcune domande specifiche sulla Scuola di preghiera: “Signore, insegnaci a pregare”.
Da cosa è nata l’idea di iniziare una Scuola di Preghiera nella parrocchia San Roberto Bellarmino?

Intanto la parola ‘scuola’ è grossa, perché le scuole non sempre vanno bene. La scuola può sembrare unimposizione, un obbligo. Bisogna insegnare un metodo di preghiera. Per pregare, infatti, abbiamo bisogno di una tecnica. La preghiera non è pura spontaneità, serve un metodo chiaro. Sant’Ignazio di Loyola negli Esercizi Spirituali”, che sono un itinerario di preghiera, presenta ben quattordici modi di pregare: dalla contemplazione alla riflessione, dalla preghiera mentale all’esame di coscienza, che anche è una preghiera.

Quanti incontri prevede questa Scuola di preghiera?

Gli incontri sono iniziati a ottobre e proseguiranno per un venerdì al mese fino al termine dell’anno pastorale. Il desiderio è che la gente si innamori e poi vada avanti da sola. Questa è la finalità: io ti faccio conoscere che Dio ti rende felice se tu lo ascolti, poi sta a te decidere se iniziare e continuare ad ascoltarlo.

Come ha deciso di impostare il lavoro durante i vari incontri?

Sulla Parola di Dio, unicamente sulla Parola di Dio. Non è una scuola tecnica, non è esegesi, ma è quello che Dio ci dice. Si procede con un testo davanti agli occhi. Ho fatto acquistare a tutti un Vangelo con caratteri grandi, una matita e una penna, per segnare verbi o sostantivi particolarmente importanti. Se si ha una Bibbia preziosa, infatti, solitamente non si scarabocchia, un Vangelo di poco valore invece sì. Ed è importante segnare gli elementi che ci colpiscono, le parole che ci richiamano.

Quali temi ha scelto di trattare?

I temi sono in sintonia con il cammino liturgico. Nel periodo di Avvento privilegio tutto quello che Isaia e i Vangeli ci dicono sulla venuta del Signore. Nel periodo della Quaresima l’attenzione si sposta sul tema della Resurrezione. I temi liturgici sono fondamentali.

Un invito per tutti 

Gli incontri sono aperti a tutti coloro che vogliono riscoprire il valore della preghiera. Gli appuntamenti sono comunicati la domenica precedente al termine della S. Messa. È possibile restare informati anche consultando il sito Web parrocchiale https://www.sanrobertobellarminotaranto.net/ oppure la pagina Facebook della parrocchia https://www.facebook.com/SanRobertoBellarminoTaranto/.

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01 Gen 2026