Milano rende omaggio al ‘grottagliese’ Pino Spagnulo con una mostra al Castello sforzesco
“Di terra è di fuoco. Sculture di Giuseppe Spagnulo” è il titolo della mostra curata da Lia De Venere e Fiorella Mattio inaugurata a Milano. A sessant’anni dalla prima mostra milanese, Pino Spagnulo, uno dei grandi scultori del Novecento, di cui ricorrerà, nel 2026, il decimo anniversario della scomparsa, viene ricordato con una retrospettiva al Castello Sforzesco, nel Museo delle Arti decorative di Milano.
Ceramica e fuoco si incrociano nella mostra, così come avevano fatto nel percorso umano e artistico di Pino Spagnulo, nato nel 1936 a Grottaglie e formatosi già da bambino alla scuola del padre ceramista, per passare poi alla Scuola d’arte per la ceramica, oggi liceo artistico. Senza mai rompere i legami con la sua terra d’origine, che aveva lasciato per completare la sua formazione prima all’Istituto per la ceramica di Faenza e poi all’Accademia di belle arti di Brera a Milano, diventata poi la sua città di elezione, Spagnulo ha attuato una vera e propria rivoluzione tecnica ed estetica. Iniziando con l’utilizzo della materia “d’origine”, cioè la ceramica, e poi allargando la sua ricerca ad altri materiali. Assistente di Arnaldo Pomodoro e collaboratore di Nanni Valentini e Lucio Fontana, ha poi elaborando un proprio percorso che gli valse l’attenzione internazionale. Ricordiamo che, più volte presente alla Biennale di Venezia e ad altre rassegne internazionali, celebrato in grandi musei come il Guggenheim di Venezia, per anni insegnò scultura all’Accademia di belle arti tedesca di Stoccarda. Proprio in virtù del successo che le sue mostre avevano riscosso in Germania. Anche nei grandi progetti monumentali che Spagnulo ha realizzato in varie città d’Italia, è facile ritrovare e riconoscere le fasi di sviluppo della manualità, concettualizzata nella personale elaborazione delle sculture materiche, soprattutto ceramiche. Esse ritrovano e rivelano la manipolazione dell’argilla, nelle varie fasi di elaborazione, dall’impasto iniziale delle terre alla loro trasformazione in oggetto e poi in prodotto d’arte.
La mostra celebra i sessant’anni dalla sua prima personale che l’artista grottagliese tenne al Salone dell’Annunciata. Nell’occasione, il Museo delle Arti decorative di Milano gli dedica un focus espositivo nella sezione del museo dedicata alla produzione artistica del Novecento, attraverso una selezione di opere rappresentative della produzione recente. Viene esplorato il dialogo tra forma, materia e spazio che caratterizza la sua visione artistica. Dalle texture vibranti alle forme scultoree, le ceramiche di Spagnulo incarnano una fusione di tradizione e innovazione che affascina e ispira.
Accostando dodici opere in terracotta dell’artista alle maioliche a lustro di Arturo Martini e Pietro Melandri, maestri che hanno segnato il rinnovamento della ceramica del XX secolo – spiegano i curatori – l’esposizione offre ai visitatori un percorso unico. Attraverso forme scabre e ferite, Spagnulo invita a riflettere sulla forza espressiva della materia e sulla gestualità del lavoro artistico, riportando la ceramica al centro del linguaggio contemporaneo.
Più volte presente sia a Taranto che a Grottaglie, in adesione a varie iniziative del Comune di Grottaglie, della Fondazione Rocco Spani, del Crac Puglia, degli Amici dei Musei, Pino Spagnulo, che conservava perfettamente anche il patrimonio linguistico-dialettale della sua città, ha sempre mantenuto vivo il rapporto con la sua terra e con i suoi vecchi amici. Sarebbe forse il caso che anche Taranto e Grottaglie si predispongano a ricordare il grande scultore con un’iniziativa pubblica.
La mostra, inaugurata nei giorni scorsi, sarà visitabile fino al 15 settembre.




