Diocesi

La fraternità per costruire la democrazia

Si è svolto martedì 13 maggio, nella parrocchia San Roberto Bellarmino, il sesto appuntamento del corso di formazione intitolato “I Cristiani nel mondo, pellegrini di speranza”

foto Sir
14 Mag 2025

di Lorenzo Musmeci

L’ufficio diocesano Cultura ha recentemente proposto il sesto appuntamento del corso di formazione intitolato “I Cristiani nel mondo, pellegrini di speranza”.
L’appuntamento sul tema “La fraternità, per costruire la democrazia”, si è svolto martedì 13 maggio, nella parrocchia S. Roberto Bellarmino. Gli incontri sono curati da don Antonio Rubino, vicario episcopale per la Cultura, e sono guidati dal prof. Lino Prenna, docente universitario.

La fraternità, per costruire la democrazia
Come ha ricordato il prof. Prenna in apertura, “la democrazia è un progetto incompiuto e rinvia a un’espressione cara a Bergoglio, cioè costruire il popolo, popolo che è volto umano della città e soggetto di legittimazione della democrazia. Per altro, in riferimento alla nostra costituzione, il popolo è la sede originaria del potere e la democrazia è il governo del popolo. Quindi parliamo di costruire un popolo, cioè costruire una storia”.

La fraternità come promessa mancata della modernità
Citando una lettera di Bergoglio al presidente della Pontificia Accademia per la vita del 2019, il relatore ha affermato che: “Dobbiamo riconoscere che la fraternità rimane la promessa mancata della modernità”. È stato necessario, allora, chiarire il concetto di modernità: “La modernità è il passaggio dalla razionalità filosofica a quella scientifica, dal primato del pensiero metafisico a quello del pensiero debole (come dirà Vattimo sulla scorta di Heidegger), cioè il passaggio a una stagione  nella quale la gerarchia tradizionale degli oggetti di studio (Dio, uomo, natura) si inverte (natura, uomo, Dio); è la visione aristotelica, tomistica e paolina, dal visibile si sale all’invisibile.
La Rivoluzione francese aveva proposto il trinomio: libertà, uguaglianza e fraternità. La constatazione che ne consegue è che, se si è sviluppata molto la libertà e in parte anche l’uguaglianza, è stata del tutto trascurata la fraternità. È una promessa mancata perché la fraternità non è arrivata. La crisi della democrazia, per la mancata realizzazione della fraternità del popolo, è dovuta al fatto che la libertà (i diritti di libertà) ha prevalso sull’uguaglianza (i doveri di uguaglianza).  La stagione dei doveri, ricercata anche da Aldo Moro, fa fatica a svilupparsi”.

La parabola del buon Samaritano

Lo stile di papa Francesco, sempre allergico a ogni rigida definizione, lo porta a descrivere la fraternità attraverso la parabola del Buon Samaritano: “Quelli che passano e che vanno oltre, gli uomini di chiesa, pensano al loro ruolo istituzionale, che li sottrae da un servizio doveroso. Il samaritano, che era uno straniero se non un pagano, cambia il suo percorso, si ferma e cerca di lenire le ferite dell’uomo, portandolo in ospedale e chiedendo di curarlo, dicendo che poi avrebbe pagato lui. Così è facile capire che cosa è la fraternità”.

Tra fraternità e solidarietà

Strettamente connesso al tema della fraternità e quello della solidarietà. Il prof Prenna ha suggerito che: “La migliore definizione di solidarietà è presente nella lettera enciclica “Sollicitudo rei socialis” di Papa Giovanni Paolo II, al paragrafo 38: la solidarietà non è un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. Al contrario, è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo veramente responsabili di tutti”.

L’enciclica Fratelli tutti

Con questa prospettiva, papa Francesco, nella lettera enciclica Fratelli tutti, nel capitolo terzo “Pensare e generare un mondo aperto”, affronta il tema della fraternità. Come ha affermato il prof. Prenna: “La fraternità non è solo integrativa della libertà e dell’uguaglianza, ma propulsiva e promotrice”.
Le ultime battute sono servite a spiegare la differenza tra il pensiero di Leone XIII, espresso nell’enciclica Rerum Novarum e quello di Francesco, della Fratelli tutti. Se il primo era stato perentorio sul diritto alla proprietà privata, il secondo “afferma che il diritto alla proprietà privata non è assoluto. Il magistero sociale della Chiesa si sviluppa e il diritto alla proprietà passa dall’essere un diritto primario a essere un diritto secondario. È di primaria importanza, invece, la destinazione comune dei beni”. E, per citare le parole di Bergoglio, al paragrafo 120 della sua enciclica: ricordo che «la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata, e ha messo in risalto la funzione sociale di qualunque forma di proprietà privata». Il principio dell’uso comune dei beni creati per tutti è il «primo principio di tutto l’ordinamento etico-sociale», è un diritto naturale, originario e prioritario.

Il prossimo incontro

Il prof. Prenna ha concluso annunciando che il prossimo incontro, l’ultimo del corso di formazione di quest’anno pastorale, tratterà il tema: La speranza cristiana, per il futuro dei popoli. L’appuntamento è per martedì 3 giugno, con inizio alle ore 18.30 e ingresso da corso Italia, nell’auditorium parrocchiale.
Il convegno finale
del corso di formazione avrà l’onore di ospitare S. E. mons. Ciro Miniero, il quale interverrà con una relazione sul tema della speranza cristiana.

Per qualunque informazione si rimanda al sito dell’ufficio di pastorale della Cultura: http://cultura.diocesi.taranto.it/

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