Tracce

Il vizio che riporta tutto e tutti all’indietro

28 Mar 2022

di Emanuele Carrieri

Ormai è l’unica: quella di papa Francesco è l’unica voce forte, ferma, libera che si è levata contro il conflitto in Ucraina. L’unica leadership morale e politica credibile, autorevole, coerente. E tutto il resto non c’è, è inconsistente, inesistente, insussistente. Una voce coraggiosa, perché, pur se con tono mansueto, chiama le cose con il loro nome, senza giri di parole, come si conviene nelle ore drammatiche. In un discorso a un incontro del Centro Italiano Femminile, ha affermato: “Si continua a governare il mondo come uno scacchiere, dove i potenti studiano le mosse per estendere il predominio a danno degli altri”. Nessuna eccezione al “né, né”. L’unica parte da cui stare è quella dei civili, innocenti, e l’unica parte da avversare è quella dei potenti che dappertutto usano il mondo per la loro fame di potere. Una voce coraggiosa perché non teme lo stigma che viene apposto dal pensiero dominante. Una voce libera, mentre nessuna nazione, nessuna parte politica, nessun altro leader riesce ad accantonare le proprie convenienze immediate quando parla della guerra in questi giorni. In Italia si pensa alla propria posizione nel o fuori dal governo in vista delle elezioni; si parla di guerra e si pensa ai like sul post con foto accanto ai primi profughi ucraini. Nessuno è abbastanza libero per parlare per le vittime della guerra ucraine e russe. Perciò, tutti in fila per due a votare un investimento pubblico fino al due per cento del Pil per nuove armi da diffondere nel mondo nei prossimi anni e preparare così nuove guerre. Un aumento non certo per un sistema di difesa europeo, ancora lontano da essere concepito, ma diretto a esportare nuovi sistemi di arma in nuovi potenziali o attivi focolai di guerra. Nuovamente l’unica voce che si è levata, alta, limpida, netta, fuori dal coro è stata quella del papa. Nel discorso al Centro Italiano Femminile, ha detto: “Io mi sono vergognato quando un gruppo di Stati si è impegnato a spendere il due per cento del Pil nell’acquisto di armi, come risposta a questo che sta succedendo adesso”. Parole inusuali per un papa: significa si è passato il segno della decenza. E Francesco non si è fermato a una condanna morale, plausibile per il capo della Chiesta universale. Ha colto la radice dell’errore e ha dato un’altra strada per la risoluzione dei conflitti: “La risposta non sono altre armi, altre sanzioni, altre alleanze politico-militari, ma un’altra impostazione, un modo diverso di governare il mondo globalizzato, un modo diverso di impostare le relazioni internazionali”. Con tale aumento si fa un salto di qualità. In primis, si dà una motivazione di tipo militare per questa crescita della spesa, cogliendo l’occasione della guerra in Ucraina. Nel contempo, questa decisione si allontana da vere motivazioni di sicurezza, collegando l’incremento di spesa al parametro della produzione di ricchezza, a prescindere dallo studio sulle reali esigenze della spesa militare. Il 21 marzo, nel salutare “Ho avuto sete”, organizzazione di volontariato che in area subsahariana tenta di portare l’acqua potabile attraverso la creazione di impianti idrici e pozzi, ha detto: “A che serve impegnarci tutti insieme, solennemente, a livello internazionale, nelle campagne contro la povertà, contro la fame, contro il degrado del pianeta, se poi ricadiamo nel vecchio vizio della guerra, nella vecchia strategia della potenza degli armamenti, che riporta tutto e tutti all’indietro? Sempre una guerra ti riporta all’indietro, sempre. Camminiamo indietro. Si dovrà ricominciare un’altra volta”. In sostanza per questa ragione papa Francesco è il leader più autorevole, più credibile nella panoramica internazionale: dice ciò che pensa senza se e senza ma, fa esattamente ciò che dice, pensa davvero ciò che fa. Ed è proprio per lo stesso motivo che gli esponenti della politica, quella italiana, quella europea e quella mondiale tutta, salvo poche, rare eccezioni, hanno perso sia l’autorevolezza che la credibilità.

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