Ecclesia

Papa Francesco a Malta: “Nella notte della guerra
non facciamo svanire il sogno della pace”

04 Apr 2022

di M. Michela Nicolais

“Ora, nella notte della guerra che è calata sull’umanità, per favore non facciamo svanire il sogno della pace”. E’ l’ennesimo, intenso e appassionato appello per la pace lanciato dal Papa dall’inizio della guerra in Ucraina. “Proprio dall’est dell’Europa, dall’Oriente dove sorge prima la luce, sono giunte le tenebre della guerra”, ha affermato Francesco dal palazzo del Gran Maestro a La Valletta, che nel suo primo discorso in terra maltese, rivolto alle autorità e al Corpo diplomatico, ha messo in guardia dal rischio di una “guerra fredda allargata”. “Pensavamo che invasioni di altri Paesi, brutali combattimenti nelle strade e minacce atomiche fossero ricordi oscuri di un passato lontano”, ha ribadito: “Ma il vento gelido della guerra, che porta solo morte, distruzione e odio, si è abbattuto con prepotenza sulla vita di tanti e sulle giornate di tutti”.

“E mentre ancora una volta qualche potente, tristemente rinchiuso nelle anacronistiche pretese di interessi nazionalisti, provoca e fomenta conflitti, la gente comune avverte il bisogno di costruire un futuro che, o sarà insieme, o non sarà”, il bagno di realismo del Papa subito prima dell’appello per la pace. “Malta, che brilla di luce nel cuore del Mediterraneo, può ispirarci, perché è urgente ridare bellezza al volto dell’uomo, sfigurato dalla guerra”, ha proseguito.  “La tenerezza delle madri, che danno al mondo la vita, e la presenza delle donne sono l’alternativa vera alla logica scellerata del potere, che porta alla guerra”, la tesi di Francesco: “Di compassione e di cura abbiamo bisogno, non di visioni ideologiche e di populismi, che si nutrono di parole d’odio e non hanno a cuore la vita concreta del popolo, della gente comune”. Poi la citazione di Giorgio La Pira, le cui parole risultano sorprendentemente attuali, 60 anni dopo: “La congiuntura storica che viviamo, lo scontro di interessi e di ideologie che scuotono l’umanità in preda a un incredibile infantilismo, restituiscono al Mediterraneo una responsabilità capitale: definire di nuovo le norme di una Misura dove l’uomo lasciato al delirio e alla smisuratezza possa riconoscersi”.

“Quanto ci serve una ‘misura umana’ davanti all’aggressività infantile e distruttiva che ci minaccia, di fronte al rischio di una ‘guerra fredda allargata’ che può soffocare la vita di interi popoli e generazioni!”, il commento del Papa: “Quell’infantilismo, purtroppo, non è sparito”, la denuncia: “Riemerge prepotentemente nelle seduzioni dell’autocrazia, nei nuovi imperialismi, nell’aggressività diffusa, nell’incapacità di gettare ponti e di partire dai più poveri.

Oggi è tanto difficile pensare con la logica della pace: siamo abituati a pensare con la logica della guerra. Da qui comincia a soffiare il vento gelido della guerra, che anche stavolta è stato alimentato negli anni”.

 “E’ triste vedere come l’entusiasmo per la pace, sorto dopo la seconda guerra mondiale, si sia negli ultimi decenni affievolito, così come il cammino della comunità internazionale, con pochi potenti che vanno avanti per conto proprio, alla ricerca di spazi e zone d’influenza”, la fotografia dell’oggi: “E così non solo la pace, ma tante grandi questioni, come la lotta alla fame e alle disuguaglianze sono state di fatto derubricate dalle principali agende politiche”. Ma i problemi globali richiedono soluzioni globali, ha obiettato Francesco: “Aiutiamoci ad ascoltare la sete di pace della gente, lavoriamo per porre le basi di un dialogo sempre più allargato, ritorniamo a riunirci in conferenze internazionali per la pace, dove sia centrale il tema del disarmo, con lo sguardo rivolto alle generazioni che verranno! E gli ingenti fondi che continuano a essere destinati agli armamenti siano convertiti allo sviluppo, alla salute e alla nutrizione”.

Al cuore del suo discorso, oltre ai venti di guerra, la questione dei migranti. “L’allargamento dell’emergenza migratoria – pensiamo ai rifugiati dalla martoriata Ucraina – chiede risposte ampie e condivise”, l’appello dall’isola da lui definita centro del Mediterraneo: “Non possono alcuni Paesi sobbarcarsi l’intero problema nell’indifferenza di altri! E non possono Paesi civili sancire per proprio interesse torbidi accordi con malviventi che schiavizzano le persone”.

“Il Mediterraneo ha bisogno di corresponsabilità europea, per diventare nuovamente teatro di solidarietà e non essere l’avamposto di un tragico naufragio di civiltà. Il Mare Nostrum non può diventare il cimitero più grande dell’Europa”, il grido d’allarme del Papa, che citando l’accoglienza dei cittadini maltesi nei confronti di San Paolo, menzionata anche negli Atti degli apostoli, ha riaffermato: “L’umanità viene prima di tutto e premia in tutto”.

Secondo l’etimologia fenicia, Malta significa “porto sicuro”, ha ricordato Francesco, ma oggi “nei confronti di chi attraversa il Mediterraneo in cerca di salvezza, prevalgono il timore e ‘la narrazione dell’invasione’, e l’obiettivo primario sembra essere la tutela ad ogni costo della propria sicurezza”. “Aiutiamoci a non vedere il migrante come una minaccia e a non cedere alla tentazione di innalzare ponti levatoi e di erigere muri”, l’invito. Perché “l’altro non è un virus da cui difendersi, ma una persona da accogliere. Non lasciamo che l’indifferenza spenga il sogno di vivere insieme!”.

“Non possiamo accoglierci solo tra di noi, all’ombra delle nostre belle Chiese, mentre fuori tanti fratelli e sorelle soffrono e sono crocifissi dal dolore, dalla miseria, dalla povertà e dalla violenza”, l’appello lanciato dal Santuario di Ta’Pinu a Gozo, insieme a quello ad “accendere fuochi di tenerezza quando il freddo della vita incombe su coloro che soffrono”. 

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