Dipartita

Nella luce di Dio il ritorno di Filippo Catapano

Riportiamo la testimonianza di Salvatore Sibilla, anche lui aderente all’Opus Dei, sulla figura dell’“uomo di limpida fede e di esemplare virtù cristiana”

07 Nov 2025

Nella solenne cornice della parrocchia dell’Addolorata in Taranto, una folta assemblea ha partecipato con profonda commozione alle esequie di Filippo Catapano, uomo di limpida fede e di esemplare virtù cristiana, tra i primi tarantini ad aderire alla prelatura dell’Opus Dei, riconoscendo in essa la via ordinaria per cercare Dio nel lavoro, nella famiglia e nelle relazioni umane.
La santa messa è stata celebrata dal figlio, don Armando Catapano, sacerdote della Società sacerdotale della Santa Croce appartenente alla prelatura dell’Opus Dei, e concelebrata dal parroco don Amedeo Basile, da mons. Paolo Oliva, mons. Antonio Caforio e don Giuseppe Marraco della medesima prelatura. Alla celebrazione ha preso parte anche don Matteo Fabbri, già vicario dell’Opus Dei per l’Italia, che ha voluto rendere omaggio a un fedele che per decenni ha incarnato con discrezione e fermezza lo spirito del carisma fondazionale. Di lui molti amavano dire che era un uomo d’altri tempi,  un vero gentiluomo dal tratto garbato e affabile, che sapeva unire fermezza morale e tenerezza d’animo.Uomo innamorato di Dio e della Vergine Maria, che venerava con filiale devozione, Filippo Catapano fu un punto di riferimento per moltissimi, un testimone autentico dell’amore divino per i fratelli, un consigliere discreto e costante, sorretto da una fede granitica e serena. Con la dolcezza dei miti e la forza dei giusti, ha saputo santificare il lavoro, santificarsi nel lavoro e santificare gli altri attraverso il lavoro, vivendo sino in fondo la chiamata universale alla santità predicata da San Josemaría Escrivá, che ebbe modo di conoscere personalmente. Al pari, ebbe il privilegio di essere stimato e amato dal servo di Dio don Álvaro del Portillo, primo successore del fondatore dell’Opus Dei. Nella fedeltà quotidiana, nella rettitudine, nella laboriosità silenziosa e nella bontà semplice del cuore, egli ha saputo essere una presenza luminosa, un’anima di pace e un riflesso della carità di Cristo nel mondo.

Inscindibilmente legato alla sua sposa Giuseppina, che ha amato con amore delicato e profondo, Filippo si ispirava al modello di San Giuseppe, il grande Patriarca, il custode silenzioso e fedele. Nella loro unione, vissuta nel timor di Dio e nella dolcezza domestica, molti hanno potuto riconoscere una piccola chiesa domestica, in cui la fede diventava quotidiana offerta.

Ora, mentre la comunità affida la sua anima alla misericordia del Padre, il cuore dei presenti si è stretto nella certezza della speranza cristiana: “Per un cristiano, la morte non è la fine, ma il principio della Vita”— San Josemaría Escrivá, Colloqui, n. 103. E ancora: “Non temere la morte. Accoglila, quando Dio la voglia, come viene, come un traguardo della tua esistenza e come un atto d’amore”— Cammino, n. 739. Sì, Filippo Catapano, ‘servo buono e fedele’, avrà certamente udito le parole del Signore: “Vieni nella gloria del Paradiso, servo buono e fedele” (cfr. Mt 25,21). Così si compie il suo pellegrinaggio terreno, nell’abbraccio misericordioso di Dio, colmo di quella gioia eterna che egli tanto ha desiderato e pregato.

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