L'argomento

Mancano imprese e lavoro: Taranto agli ultimi posti per la qualità della vita

01 Dic 2025

di Silvano Trevisani

Assoluta mancanza di imprenditorialità, disoccupazione altissima, la più alta d’Italia, crisi industriale, scarsa sostenibilità, livelli culturali bassissimi, nonostante la stagione dei festival di melucciana memoria: sono questi gli elementi che causano ancora una volta la bocciatura di Taranto per gli indici di qualità della vita. La situazione è peggiorata. La classifica annuale redatta dal quotidiano economico Il Sole 24 ore, vede un ulteriore peggioramento delle condizioni di Taranto e provincia, che quest’anno sono scesi al 99° posto, perdendo ben cinque posizioni rispetto allo scorso anno e risultando, così le peggiori tra le province pugliesi, precedute persino da Foggia che lo scorso anno era messa peggio.

Non ci piace assolutamente la veste dell’autoflagellazione, ma i dati esposti sono ineludibili. Anzi, c’è da dire che a salvarci dal fanalino di coda è l’unica classifica nella quale siamo lontani dal fondo: quella della sicurezza che ci vede al 63° posto e che vede agli ultimi quattro posti Roma, Venezia Milano e Firenze, che vanta, ahimè, il triste primato di città più pericolosa d’Italia! Persino Napoli sta meglio, essendo al 99° posto: 8 gradini più in alto del capoluogo toscano. Ma anche questo, paradossalmente, è effetto della povertà e dell’arretramento economico. È evidente, infatti, che la malavita, il malaffare, sia di alto livello sia a livello microcriminale, allignano, essendo parassitari, soprattutto dove ci sono ricchezza e benessere. Non per niente al primo posto per la sicurezza in Italia c’è Oristano, mentre Agrigento, pur assediata dalla mafia (!) è terza!

È evidente che sulla dinamiche socio-economiche di un territorio pesano le scelte provenienti dall’esterno, soprattutto dal governo ma anche dalla Regione, ma non si può dire certamente che gli enti locali tarantini, Comune capoluogo primo fra tutti, abbiano svolto, a partire già dagli anni del dissesto, un qualche ruolo di promozione e interlocuzione valide, come invece avvenuto certamente per Bari e Lecce, tanto per restare nella regione. Che pure è in complessivo arretramento, anche per il progressivo, irrefrenabile svuotamento e la tendenza verso il Nord e l’estero sia dei livelli formativi più alti sia dell’occupazione.

Nella classifica ‘ricchezza e consumi’, Taranto, pur in arretramento, sta un po’ meglio di Lecce e Foggia, che però scontano un’incidenza molto maggiore, rispetto a Taranto, di vastissime province fatte, nel caso di Lecce, di cento comuni spesso molto piccoli di cui alcuni in via di sparizione. Ma per la classifica “affari e lavoro”, la provincia jonica resta in fondo alla classifica, pur cedendo l’ultimo posto, che deteneva lo scorso anno, a Reggio Calabria.

Ma l’ultimo posto Taranto lo detiene per l’occupazione, con il drammatico primato negativo di 24,6% di occupati, a confronto del primato positivo di Bolzano e Prato, che vantano il 74%. Dato che si riverbera nella parità di genere, per la quale siamo al 101° posto, peggio quindi dello scorso anno.

La mancanza di imprese e disoccupazione è, quindi, il fenomeno più grave con il quale il territorio dovrà fare i conti. La grave crisi dell’Ilva, la mancanza di visione da parte del governo aggravano sicuramente la situazione (magari dando in contropartita nuovi sbocchi per la sostenibilità), e occorrerebbe battersi per una reale diversificazione produttiva. Ma attenzione: gli esperimenti del passato si sono rivelati fallimentari per velleitarismo, affarismo subdolo, clientelismo. La revoca del finanziamenti per il disinquinamento del Mar Piccolo sono un segnale pericoloso come molte revoche di progetti Pnrr. Anche i cinque progetti di insediamento nelle aree che l’Ilva dismetterà possono essere importantissimi. A patto che si creino in tempi brevi le precondizioni. Negli ultimi anni abbiamo conosciuto solo grandi aziende che hanno preannunciato investimenti e poi hanno fatto scelto altri territori.

Ci auguriamo che istituzioni amministrative e politica, alla luce di questi dati, non cerchino di leccarsi le ferite, smussando i contorni e scaricando le colpe, ma si rimbocchino seriamente le maniche, battendosi per la rinascita di Taranto e provincia.

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