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“Figli ascetofili e padri ascetofobi nell’Antiochia del IV sec.”, il nuovo libro di Andrea Pino

23 Dic 2025

di Roberto Cavallo

Si chiama ‘Figli ascetofili e padri ascetofobi nell’Antiochia del IV sec.’ il nuovo lavoro del prof. Andrea Pino, pubblicato dalle edizioni Esperidi, che sta riscuotendo, in questi mesi, l’interesse e l’apprezzamento di molti appassionati di letteratura cristiana antica e discipline teologiche. Per l’occasione, abbiamo incontrato l’autore.

Professore, cosa si cela dietro un titolo tanto singolare?

Ho voluto dare al mio libro un titolo un po’ a effetto ma, mi creda, non si tratta di un volume impegnativo né tantomeno concepito per i soli cultori di scienze religiose. Il testo si propone di esplorare la meravigliosa figura di san Giovanni Crisostomo e l’ambiente vitale in cui operò – l’Antiochia del IV sec. appunto – attraverso l’analisi di una sua opera giovanile, il “Contro i detrattori della vita monastica”. Da un lato dunque abbiamo uno dei grandi padri dell’Oriente cristiano: Giovanni, futuro vescovo di Costantinopoli, soprannominato Crisostomo (“Bocca Aurea”) per la straordinaria eloquenza. È il personaggio a cui rimonta la più nota delle divine liturgie orientali che, non per nulla, porta il suo nome. È il santo venerato dalla Chiesa Cattolica con il titolo di “dottore eucaristico” e che, nella Divina Commedia, Dante incontrerà nel cielo del sole, quello degli spiriti sapienti.

Dall’altro lato, c’è Antiochia…

Esatto, Antiochia. La città dove, stando agli Atti degli Apostoli, i seguaci del Messia Nazareno vennero per la prima volta definiti “cristiani”. La città di cui san Pietro era stato vescovo ancor prima di giungere a Roma e che era stata eletta da san Paolo come base d’azione per la sua attività missionaria ma che, ai tempi di Crisostomo, in epoca tardoantica, si presentava come una metropoli perversa e angosciante, autentico specchio di quel “mondo dai capelli bianchi” – come lo avrebbe definito Eucherio di Lione – che stava lì lì per crollare. Certo, ad andare poi a fondo nello “state of mind” dell’Antiochia del IV sec., come ho cercato di fare in questo studio, non si può fare a meno di notare come le inquietudini, le tensioni e le paure di quel tempo siano pressoché le medesime del nostro presente.

Lei vede quindi un’analogia fra la crisi del Tardoantico e quella della nostra epoca?

Guardi, ormai sono convinto che quella di oggi sia innanzitutto una crisi dell’anima. Il nostro DNA culturale è sempre stato costituito da tre proteine: l’antica Grecia (la civiltà della bellezza artistica, della filosofia, della poesia); l’antica Roma (la civiltà del diritto, della potenza, dell’universalità) e la vera Gerusalemme (la civiltà cristiana). Ora sono almeno sessant’anni – ma si potrebbe risalire molto più indietro, sino alla fine del ’700 – che queste sorgenti culturali/spirituali sono state progressivamente obliate, tradite, rigettate. È come se si fosse diffusa una sorta di xylella spirituale. Le nostre radici profonde, la Classicità e la Tradizione Cristiana (e, con essa, la voce dei Padri della Chiesa, tra cui Crisostomo), rimangono vivissime e più salde che mai ma purtroppo viene impedito alla loro linfa di scorrere significativamente nella società contemporanea al fine di rinnovarla e generare futuro.

Ma non le sembra una visione un po’ anacronistica quella che propone?

Niente affatto! Non si tratta di coltivare nostalgie del passato ma di instaurare un ordine eterno. Certo, a nessuno oggi verrebbe in mente di fare il monaco stilita sul capitello di una colonna o di rotolarsi nudo tra la neve come facevano gli “stolti di Cristo” di cui si parla nel libro. Tuttavia, analizzando l’opera di Crisostomo, si comprende bene come ad animare i giovani a tendere, a qualsiasi costo, all’esistenza degli eremi ed agli ideali monastici fosse l’irrinunciabile bisogno, da essi avvertito, di giungere all’autentica philosophia, cioè a una sapienza capace di far svanire le ansie più profonde del cuore umano per appagarne la sete di verità. Questa sapienza eterna esiste ed è la sapienza di Cristo, quella conosciuta dal profeta Elia, da Antonio l’Egiziano e dall’infinita schiera dei loro epigoni. Essa si configura come il mirabile coronamento della cultura classica, il sospirato traguardo dell’antica ricerca dei Socrate, dei Platone, dei Diogene. In essa erano nascosti i preziosi semi, colmi di futuro, di quella straordinaria e purtroppo davvero mal conosciuta epoca che fu il Medioevo quando, come insegnato da Leone XIII nell’enciclica Immortale Dei del 1885, “la filosofia del Vangelo governava la società con la sapienza cristiana e lo spirito divino”. Se ciò è avvenuto una volta, non è detto che non possa tornare, con l’aiuto del Cielo, ad accadere.

 

“Figli ascetofili e padri ascetofobi nell’Antiochia del IV sec. Analisi del Contro i detrattori della vita monastica di Giovanni Crisostomo”, saggio di Andrea Pino, pp. 260, ISBN 978-88-5534-204-9, 18.00 €, Edizioni Esperidi, 2025

https://www.edizioniesperidi.com/filosofia-e-religione/505-ccc.html

 

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