Terra santa

Taybeh, villaggio cristiano tra attacchi dei coloni e resistenza della comunità

ph Sir
20 Gen 2026

di Daniele Rocchi

Ramiz guarda, dall’alto di Taybeh, la stalla dove raccoglie il suo bestiame – mucche e capre – dopo averlo portato al pascolo sulla terra che appartiene alla sua famiglia da generazioni. Poi, dal cellulare, mostra foto e brevi video che raccontano un’altra storia: le incursioni e gli attacchi dei coloni israeliani, i settler come li chiamano qui, che portano i loro animali a pascolare “sulle nostre terre palestinesi”. Taybeh, unico villaggio interamente cristiano rimasto in Cisgiordania, si trova a 30 chilometri da Gerusalemme e a 15 da Ramallah. È oggi circondato da quattro insediamenti israeliani: Rimonim, costruito interamente sulle terre del villaggio, Ofra, Kawkab al-Sabah e l’avamposto di Amona. “La pressione dei coloni – raccontano gli abitanti – non mira solo all’espansione territoriale, ma alla creazione di un clima di paura e insicurezza che spinge la popolazione ad abbandonare la propria terra”. “Sono estremisti nazionalisti che usurpano la nostra terra e ne sfruttano le risorse – denuncia Ramiz –. Sempre più spesso incendiano i campi, danneggiano le proprietà, picchiano chi prova a difendersi e lasciano sui muri scritte intimidatorie”.

Un lungo elenco di attacchi

L’elenco delle violenze degli ultimi mesi è lungo. Il 25 giugno scorso i coloni hanno appiccato fiamme all’ingresso del paese. Il 7 luglio hanno incendiato aree adiacenti al cimitero storico del villaggio, con le fiamme che hanno raggiunto anche i ruderi dell’antica chiesa di San Giorgio, risalente al V secolo, memoria preziosa per la comunità cristiana locale. Pochi giorni dopo, un altro attacco incendiario ha colpito proprietà private. Neppure le visite del patriarca latino di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, dei capi delle Chiese cristiane della Città santa e di diversi rappresentanti diplomatici – tra cui l’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee – sono riuscite a fermare violenze e intrusioni. Vandalismi, incendi e graffiti razzisti si sono ripetuti anche nei mesi di ottobre e novembre. L’episodio più recente risale alla notte tra il 4 e il 5 dicembre, quando coloni mascherati hanno incendiato alcune auto, poche ore dopo l’apertura del mercato di Natale.

Una decisione di fede

“Siamo perseguitati non perché cristiani, ma perché palestinesi – spiega padre Bashar Fawadleh, parroco latino di Taybeh, che rivendica il ruolo attivo della Chiesa accanto alla popolazione -. La situazione ora appare calma, ma registriamo quasi ogni giorno intrusioni del bestiame dei coloni sulle nostre terre. Né l’esercito israeliano né la polizia palestinese intervengono, e così siamo costretti a difenderci da soli”. La risposta, però, non è la violenza, ma la scelta di restare. “Restare è una decisione di fede e di responsabilità verso il nostro popolo”, sottolinea il parroco, illustrando i principali ambiti dell’impegno ecclesiale e sociale. “Il primo è la creazione di lavoro. Negli ultimi due anni il patriarcato latino, grazie anche al sostegno di molte Chiese – in particolare quella italiana – ha promosso numerosi progetti occupazionali, coinvolgendo oltre il 10% della popolazione locale, che supera le mille persone”. Le iniziative riguardano scuole, centri medici, strutture di accoglienza, attività educative e sportive. “Il secondo ambito – continua padre Bashar – riguarda l’edilizia abitativa, fondamentale per garantire stabilità alle famiglie e contrastare l’emigrazione”. Le difficoltà legate ai permessi edilizi e alla proprietà della terra rendono complessa la costruzione di nuove case, alimentando l’esodo. “Oggi – rivela il sacerdote – più di 14mila persone originarie di Taybeh vivono all’estero, di cui 6mila solo negli Stati Uniti”. Un terzo fronte è quello delle relazioni internazionali. “Chiediamo alle Chiese nel mondo e alle Conferenze episcopali di fare pressione sui rispettivi governi per fermare le violenze dei coloni. In questi due anni – racconta padre Bashar – ho incontrato più di 35 rappresentanti diplomatici a Gerusalemme e Ramallah, presentando rapporti periodici sulla situazione della nostra comunità”. Il desiderio comune è vedere migliorare le condizioni di vita. “La paura e l’insicurezza colpiscono soprattutto le famiglie e i bambini – raccontano Maria, Rima e Jacky –. Non sono solo i coloni a renderci la vita difficile, ma anche le restrizioni alla libertà di movimento: per andare e tornare da Ramallah possiamo impiegare fino a cinque ore a causa di blocchi stradali e checkpoint. Vivere così è duro”.

padre Bashar Fawadleh – ph Sir


La sfida di Taybeh

Nonostante tutto, Taybeh continua a testimoniare la speranza. “Qui la Chiesa, che spesso supplisce alle funzioni dello Stato, è chiamata a essere una presenza viva e concreta soprattutto nei momenti di crisi, guerra e persecuzione”, ribadisce padre Bashar. Un appello raccolto anche dal patriarca latino emerito di Gerusalemme, Michel Sabbah: “Viviamo nella terra di Dio, che dovrebbe essere terra di pace. Gerusalemme avrebbe dovuto essere città di riconciliazione, ma oggi è segnata da divisione, odio e conflitto e non solo dal 7 ottobre 2023. La sfida per Taybeh e per tante comunità palestinesi è continuare a resistere e restare, senza accettare questa condizione come una nuova, ingiusta normalità”.

 

Leggi anche
Nel mondo

Naso (politologo): “Leone è la più autorevole espressione di contrasto all’idea trumpiana di pace costruita con la guerra”

“La voce del Papa, forse anche al di là delle sue intenzioni, rimane la più autorevole espressione di contrasto all’idea trumpiana della pace costruita con la guerra; a Gaza e in Iran oggi. Domani forse a Cuba. E che ne sarà delle bellicose rivendicazioni della Groenlandia e delle mire sul Canada?”. Paolo Naso Abbiamo chiesto […]

Card. Pizzaballa, “Gerusalemme non è bottino di guerra, ma patrimonio dell’umanità”

Quando oggi si parla di Gerusalemme, “ci si concentra soprattutto sugli aspetti politici, storici e sociologici, ma si rischia di dimenticare ciò che realmente la rende unica. Ciò che lega il mondo intero a questo luogo va oltre la storia, la geografia e le pietre”, perché questa Città è anche – e soprattutto – “simbolo […]

Padre Romanelli (parroco Gaza): “Speriamo nella tenuta della tregua. Giovedì 16, messa di ringraziamento”

Esplode la festa a Gaza dopo l’annuncio dell’accordo raggiunto tra Hamas e Israele, mediato da Usa, Qatar ed Egitto. Molti palestinesi, riferiscono diverse agenzie, sono scesi in strada per festeggiare. Una folla di persone si è radunata fuori dall’ospedale al-Aqsa a Deir el-Balah, così come in altre zone dell’enclave palestinese. Gioia anche tra i circa […]
Hic et Nunc

La città chiede giustizia e grida il suo ‘no’ all'odio e al razzismo

Rabbia e dolore. La rabbia per la mano che ha strappato una vita, spinta dalla ‘banalità del male’, nato sull’onda di un razzismo latente che attenua, nella mente degli irresponsabili, il male fatto a un diverso da noi. Il dolore per la morte senza ragione, quindi ancora più grave, di un ragazzo che era uno […]

Puglia seconda per le Bandiere Blu dato solo apparentemente positivo

Come ogni anno, all’arrivo dell’estate, anche per il 2026 la FEE (Foundation for environmental education) ha stilato la lista delle Bandiere Blu, ovvero l’elenco di spiagge premiate per la pulizia delle acque, l’efficienza dei servizi, la gestione dei rifiuti e l’educazione ambientale. Anche quest’anno è la Liguria, con 35 Bandiere blu, tra le quali due […]

San Pasquale: serata all’insegna di solidarietà e prossimità

Venerdì 15 maggio alle ore 19,30 docenti e ragazzi dell’istituto scolastico Masterform, in collaborazione con l’associazione musicale Eufonia, l’associazione Simba Taranto e la parrocchia San Pasquale Baylon di Taranto terranno nella chiesa di corso Umberto, una serata di beneficenza dal titolo ‘Le note del sorriso’. Il ricavato sarà devoluto al reparto di oncoematologia pediatrica dell’ospedale […]
Media
17 Mag 2026