Una riflessione sul cammino educativo per i giovani
Giornata formativa per gli educatori, sabato 17, al seminario ‘Poggio Galeso’
Sabato 17 gennaio gli educatori della diocesi di Taranto hanno preso parte a un’intensa giornata di formazione al seminario arcivescovile, promossa dal Servizio diocesano per la pastorale giovanile e vocazionale. Si è trattato di un’occasione preziosa di incontro, ascolto e riflessione condivisa, pensata per interrogarsi sul senso profondo dell’educare oggi e sullo stile con cui accompagnare i giovani nel loro cammino di crescita. L’incontro, dal titolo ‘Al passo dei giovani’, è stato guidato da don Davide Abascià, presbitero della diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie e incaricato regionale di pastorale giovanile per la Puglia.

Fin dalle prime battute, la proposta formativa si è configurata come un invito a rallentare il passo, a mettersi in ascolto e a lasciarsi interrogare dalle storie, dalle domande e dalle fragilità dei ragazzi che abitano quotidianamente i contesti educativi del territorio. Un ascolto che non si riduca a una modalità ‘digitale’, frammentata e legata all’immediatezza dell’istante, ma che sappia diventare ‘analogica’: capace, cioè, di accogliere la complessità della persona, tenendo insieme le dimensioni caratteriali, biografiche, affettive e spirituali di ciascun giovane. Solo così diventerà possibile comprendere davvero chi si ha di fronte e accompagnarlo alla vita nel modo più autentico e rispettoso possibile. L’educazione è stata il cuore pulsante dell’intera giornata formativa. Un’educazione intesa come relazione viva, come presenza discreta e fedele, che non rincorre il ragazzo né lo precede, ma gli cammina accanto, condividendone passi, soste e fatiche. A ricordarcelo sono anche le parole di papa Leone XIV: «Educare è un atto di speranza e una passione che si rinnova perché manifesta la promessa che vediamo nel futuro dell’umanità. La specificità, la profondità e l’ampiezza dell’azione educativa è quell’opera di far fiorire l’essere, prendersi cura dell’anima. […] Educare è un compito d’amore che si tramanda di generazione in generazione, riducendo il tessuto lacerato delle relazioni e restituendo alle parole il peso della promessa».

Dopo i laboratori della mattina e del pomeriggio, il percorso formativo è proseguito con una riflessione condivisa sulle strategie più efficaci per accompagnare e guidare un gruppo. Dal confronto sono emerse tre chiavi essenziali per la relazione educativa: l’ascolto, la conoscenza e la comunicazione. L’ascolto, anzitutto, è chiamato ad essere autentico e profondo, esercitato con il cuore aperto e disponibile ad accogliere i vissuti personali di ciascuno. Un ascolto che sappia farsi osservante e meditativo, capace di cogliere i bisogni reali dei giovani, anche quando questi non vengono esplicitati a parole. In questa prospettiva, diventa necessario mettere da parte programmazioni e obiettivi eccessivamente rigidi, per lasciare spazio alla vita concreta che emerge nel gruppo. Seconda chiave fondamentale è la conoscenza, da incoraggiare attraverso incontri destrutturati in modo da promuovere un messaggio educativo che possa diventare anche leggero, basato sul dialogo informale e accessibile. Sarà soltanto in questi spazi e con queste modalità che all’educatore sarà possibile comprendere quale ruolo venga effettivamente occupato da ciascuno dei ragazzi all’interno del gruppo e, pertanto, poter promuovere un intervento educativo realmente efficace e mirato. Fondamentale, in questo senso, è il cosiddetto ‘metodo autobiografico’, richiamato da don Davide come strumento privilegiato per leggere in profondità l’esperienza dei giovani. Guardare a tutte le sfaccettature umane dei nostri ragazzi, leggere le parole scritte e le parole nascoste tra le righe, ci consentirà di avere una prospettiva effettivamente completa. Per fare ciò sarà fondamentale abbracciare l’intera storia personale di ciascuno, guardare tutto il quadrante, e dunque: seguire una mentalità analogica in grado di leggere e guardare al presente, al passato e al futuro, anziché una mentalità digitale portata a guardare esclusivamente all’immediato. Da questa postura nascerà anche un modo nuovo di comunicare. Agendo attraverso una comunicazione empatica, non accusatoria ma specchiata, il giovane sarà invitato ad aprirsi e a raccontarsi. La terza chiave essenziale, intrecciata e interconnessa alle precedenti, è la comunicazione. Essa coinvolgerà e chiamerà in causa in prima persona l’educatore, portandolo a mettersi in gioco con autenticità. Raccontandosi e mostrando le proprie debolezze, pur mantenendo un sano e giusto confine, l’educatore manifesterà la propria incoerenza di adulto in continua crescita e in continuo cammino, aiutando il ragazzo a scoprire che di fronte a sé ha degli esseri umani, adulti che non sono invincibili, ma persone reali che, come tali, potranno essere portate anche a sbagliare. Solo partendo dal presupposto della ‘non invincibilità’ , della ‘non onnipotenza’ gli eventuali conflitti nascenti all’interno del gruppo potranno diventare delle occasioni di crescita, cambiamento ed evoluzione.

La giornata ha, inoltre, ricordato a ciascun partecipante quanto fondamentale sia il ruolo della comunità educante «un ‘noi’ dove il docente, lo studente, la famiglia, i pastori e la società civile convergono per generare vita. Questo “noi” impedisce che l’acqua ristagni nella palude del ‘si è sempre fatto così’ e la costringe a scorrere, a nutrire, a irrigare». Questo perché ciascun educatore e formatore, laico o consacrato, non è un satellite ma parte di un’ampia rete viva e plurale, una rete fatta di cuori, mani e menti pronte a mettersi al servizio dei giovani. In questo senso, la comunità educante diventerà il frutto di molteplici costellazioni che rifletteranno ‘le proprie luci in un universo infinito. Come in un caleidoscopio, i loro colori si intrecciano creando ulteriori variazioni cromatiche. Le differenze metodologiche e strutturali non sono zavorre, ma risorse. La pluralità di carismi, se ben coordinata, compone un quadro coerente e fecondo. Ogni stella ha una luminosità propria, ma tutte insieme disegnano una rotta. Dove in passato c’è stata rivalità, oggi chiediamo alle istituzioni di convergere: l’unità è la nostra forza più profetica’.




