Le associazioni culturali all’Amministrazione: “non manomettete la piazza di Carrino”
Si torna a parlare di piazza Fontana e dell’opera di Nicola Carrino, figlio illustre di Taranto, all’indomani della scadenza del termine per l’aggiudicazione della gara per l’intervento sulla piazza. Un intervento che sulla base dei progetti pubblici reperibili online che altera in maniera significativa l’opera d’arte “Piazza Fontana”.
A riproporre la voce del dissenso, già elevata tre anni fa, quando la giunta Melucci varò il progetto, sono ancora una volta associazioni e singoli cittadini che, preso atto del progetto, esprimono totale disaccordo per la manomissione di Piazza Fontana. Dopo aver ricordato la figura di Nicola Carrino (Taranto 1932 – Roma 2018), uno dei maggiori scultori del Novecento, non sono tra gli italiani, fondatore del Gruppo Uno negli anni Sessanta, accademico nazionale di San Luca e suo presidente , più volte ospite alla Biennale di Venezia, presente nelle collezioni dei maggiori musei di arte contemporanea, i firmatari ripongono l’accento sul Riassetto Urbano della Piazza Fontana (Taranto 1983-1992) è opera paradigmatica per la storia della città, oltre che della scultura e dell’urbanistica italiana.
“Si tratta – come lui stesso specifica – di riattivare un luogo della memoria cittadina intervenendo con un elemento scultoreo significante per la contemporaneità (l’acciaio a Taranto) e integrando con esso i reperti architettonici dell’antica fontana ottocentesca. Il progetto definisce l’aspetto formale e funzionale della nuova fontana risultante dall’aggregazione dei reperti di quella preesistente, ottocentesca, integrati con la nuova scultura in acciaio, e quindi l’assetto planimetrico della piazza su cui poggia ed in cui si disegna la nuova vasca”. L’intervento “contribuisce a realizzare nel contesto unitario dell’ambiente e nell’accezione del riuso dei luoghi, la particolare visione di un restauro urbano che osserva regole e metodi del restauro conservativo in rapporto a segni di assoluta novità, proponendosi in tal modo come esempio di realizzazione possibile in materia di salvaguardia e valorizzazione urbana della città storica”.
“Piazza Fontana, realizzata con finanziamento da fondi europei. Si legge nel documento – è il suo lascito più noto ai tarantini, il grande intervento urbanistico pensato e progettato per Taranto, la sua città, con dedizione, affetto e premura. L’opera, pertanto, non è la sola fontana, la sola scultura: è la piazza, nella sua integrità e paga lo scotto di trent’anni di disattenzione amministrativa, incuria e disinformazione che hanno finito per configurarla come un problema da risolvere”.
Gli estensori e i firmatari dell’appello, sulla base dei progetti pubblici reperibili su Internet e mai comunicati né discussi con la cittadinanza e con le associazioni, ritengono che “qualunque manomissione alla piazza finisca per snaturarla, privando Taranto e la cittadinanza della percezione di un’opera d’arte contemporanea progettata da un artista figlio di questa terra, ma la cui fama è internazionale e che ha realizzato opere grandiose in tutto il mondo. Taranto non può permettersi di rinunciare a Piazza Fontana di Nicola Carrino!”
Si chiede, quindi, all’Amministrazione comunale in carica “di evitare ogni intervento che alteri l’opera dello scultore e di convocare un comitato di esperti – storici dell’arte, storici, architetti, artisti ed altre professionalità locali e nazionali – allo scopo di tutelarla, salvaguardarla e progettare interventi di valorizzazione meno invasivi”.
I firmatari sono: AICC – Ass. Italiana di Cultura Classica “Adolfo Mele”, Amici dei Musei, ARCI circolo “Gagarin”, Comitato qualità della vita, CRAC – Centro ricerca arte contemporanea – Puglia,
FAI – Fondo ambiente italiano, FLC Cgil – sindacato di categoria, Fucina ‘900, Gruppo Taranto, Nobilissima Taranto, Tarenti cives, Società Dante Alighieri (Comitato di Taranto), Società di Storia Patria per la Puglia (sezione di Taranto), Italia Nostra e i cittadini ed intellettuali firmatari del medesimo appello del 2023


