Consiglio permanente Cei

Card. Zuppi: “Andare a votare”, l’invito per il referendum

ph Siciliani Gennari-Sir
28 Gen 2026

“Il mondo è segnato da un’incertezza profonda, che suscita un senso di instabilità”: siamo in quella che Giorgio La Pira chiamava ‘l’età della forza’, in cui “la guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando”. È cominciata con questa immagine l’introduzione del  card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, al Consiglio permanente dei vescovi italiani, in corso a Roma fino al 28 gennaio. In un’Italia, secondo il Censis, “nell’età selvaggia, del ferro e del fuoco”, il clima è quello del conflitto, “con il corteo di antagonismi, polarizzazioni, odio manipolato da campagne interessate che inquinano nel profondo le relazioni e le menti”, ha denunciato Zuppi: “Cresce così il disprezzo della vita, dal suo inizio alla sua fine”, il grido d’allarme del presidente della Cei, secondo il quale è però possibile contrastare questa deriva facendo di ogni nostra comunità una “casa della pace”, della fraternità e della speranza. “La separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici e l’assetto del Csm sono temi che, come pastori e come comunità ecclesiale, non ci devono lasciare indifferenti”.
Tra i temi politici, il presidente della Cei ha fatto riferimento al referendum costituzionale sulla giustizia, sul quale gli italiani saranno chiamati ad esprimersi il 22 e il 23 marzo.  “C’è un equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che è dovere preservare”, l’appello del cardinale, insieme a quello ad andare a votare: “Autonomia e indipendenza sono connotati essenziali per l’esercizio di un processo giusto e tali valori devono essere perseguiti, pur nelle diverse possibili realizzazioni storiche e pluralità di opinioni e orientamenti”. “Forte preoccupazione” anche per il dibattito sul fine vita, con l’auspicio è che “nell’attuale assetto giuridico-normativo si scelgano e si rafforzino, a livello nazionale, interventi che tutelino nel miglior modo possibile la vita, favoriscano l’accompagnamento e la cura nella malattia, sostengano le famiglie nelle situazioni di sofferenza”.

Le cure palliative vanno garantite a tutti, “senza distinzioni sociali e geografiche”, perché rappresentano un vero antidoto alle “logiche di morte” che contemplano il suicidio assistito o l’eutanasia. Bene l’attenzione del governo alle scuole paritarie, con misure come il “buono scuola”. Allarme, infine, per “lo sviluppo di fenomeni di antisemitismo che non ha giustificazione per i pur drammatici problemi della inaccettabile violenza a Gaza e in Cisgiordania”. Alla vigilia della Giornata della Memoria, la Chiesa italiana “condanna profondamente la recrudescenza di fatti ignobili, mentre ribadisce la propria vicinanza a tutte le comunità ebraiche del Paese e rinnova il proprio contributo per contrastare tali fenomeni”.

Non sono mancati i riferimenti puntuali ai fatti di cronaca, prima di tutto a quanto è avvenuto a La Spezia, “dove la vita di Abu è stata spezzata in modo tragico e incomprensibile per mano di un coetaneo”.
Per Zuppi, “questo dramma ci interpella come comunità civile ed educativa”: “Ci ricorda quanto sia urgente accompagnare i giovani, ascoltarli davvero, non lasciarli soli nelle loro fragilità, nelle loro paure e nelle loro rabbie”. Discorso, questo, che vale anche per i “gesti tragici compiuti all’interno della famiglia, tra marito e moglie, ma anche tra adolescenti a scuola o nei luoghi di ritrovo”, oltre che per i “casi martellanti di femminicidio” o le violenze legate alle dipendenze e ai problemi psichiatrici, in crescita esponenziale. Di fronte a fenomeni preoccupanti come l’aumento del possesso di armi improprie da parte dei minori, “dobbiamo tutti fare di più e compiere scelte coraggiose”.

“Non possiamo rassegnarci alla logica della morte in cui la speranza prende forma della disperazione con le conseguenze tragiche che ben conosciamo e alle quali non potremo mai abituarci”, le parole  sull’ennesimo naufragio nel Mediterraneo. Anche se “non siamo più in un clima di cristianità, esiste una diffusa Italia cattolica” – come è emerso dal Giubileo – che “non si misura con gli indicatori mondani e non si contrappone a un’Italia non cattolica o acattolica”.

“Il nostro è un mondo, popolato di tante case diverse, in cui si prega, si fa pace, si servono i poveri, si vive la fraternità. Questo mondo è una ricchezza per il Paese, per i credenti e non credenti, evita lo smottamento del terreno umano e sociale”. “Alle immagini delle armi, manuali o supertecnologiche che siano, che continuano a provocare morte e distruzione, si contrappongono le Porte sante, che hanno visto il passaggio di milioni di pellegrini a Roma e nel mondo”, ha osservato Zuppi. Come la porta della casa circondariale di Rebibbia, aperta nel Giubileo per continuare a chiedere “dignità, opportunità, speranza” per i carcerati, anche grazie alla proposta di “indulto differenziato” maturata – e da rilanciare – proprio in un gruppo di lavoro all’interno del Giubileo dei detenuti.

“La Chiesa è segno credibile che è possibile vivere in pace”, ha assicurato il cardinale: “Ogni parrocchia, ogni comunità, deve interrogarsi su come divenire casa di pace”, l’invito sulla scorta del magistero del Papa: “Va riaccesa la passione di far comunità, di pensarsi insieme”.
Sul piano pastorale, dobbiamo “dare spazio a ciò che nasce e non comprimere tutto nelle strutture che già esistono”. Il Documento di sintesi del Cammino sinodale “non è solo un punto d’arrivo, ma un punto di partenza”: “È tempo che anzitutto noi vescovi, a livello di diocesi, di regioni ecclesiastiche e di Cei, raccogliamo i frutti di quanto emerso dal 2021 ad oggi e prendiamo con determinazione le decisioni opportune”, l’invito sulla base di alcune priorità: “La fede vissuta, testimoniata e celebrata; la comunità; l’impegno sociale e caritativo”.

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