Letteratura

Armida Barelli: attualità di una donna che ha cambiato un’epoca

16 Apr 2022

di Roberto Mazzoli*

Ernesto Preziosi ha diretto le pubbliche relazioni dell’Istituto Toniolo e l’Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia “Paolo VI”. Attivo nell’associazionismo cattolico, è stato vicepresidente nazionale dell’Ac. Attualmente è direttore del Centro di ricerca e studi storici e sociali e presidente dell’Opera della Regalità. Ha seguito la causa di beatificazione di Armida Barelli come vicepostulatore. Tra le sue pubblicazioni: Giuseppe Toniolo. Alle origini dell’impegno sociale e politico dei cattolici(Milano 2012); Piccola storia di una grande associazione. L’Azione cattolica in Italia (Roma 2013); Cattolici e presenza politica. La storia, l’attualità, la spinta morale dell’Appello ai “liberi e forti” (Brescia 2020). Per le Edizioni San Paolo: Un altro Risorgimento. Alle origini dell’Azione cattolica, per una biografia di Giovanni Acquaderni (2018). È appena uscito nelle librerie il suo ultimo lavoro: La zingara del buon Dio. Armida Barelli, storia di una donna che ha cambiato un’epoca, con prefazione di papa Francesco.

Ernesto Preziosi (foto Argomenti Duemila)

Il 30 aprile nel duomo di Milano avrà luogo la beatificazione di Armida Barelli di cui lei ha seguito le varie fasi del processo canonico come vice postulatore della causa. Da laico credente ma anche da studioso e alla luce del suo impegno nell’Università Cattolica di Milano cosa ha significato per lei avvicinarsi a questa figura?
Armida Barelli è senz’altro una figura di prima grandezza del ‘900. Il suo è il profilo di una donna esemplare che ha vissuto da protagonista il suo tempo e che, cercando la sua vocazione e vivendola con grande passione, ha tracciato la strada per altre migliaia di donne desiderose di vivere una più intensa comunione con il Signore, rimanendo “nel mondo”. Il suo contributo è in gran parte ancora da studiare.

Il suo può essere considerato un contributo alla maturazione del laicato cristiano?
Senz’altro. Ha favorito, rivolgendosi in maniera particolare al mondo femminile, un metodo efficace di formazione in grado di aprire una strada di inedito protagonismo nella Chiesa e, con la Chiesa, nella società. Vi sono tante testimonianze della novità e del cambiamento prodotto con la sua azione facendo superare pregiudizi e stereotipi. Nella prima metà del secolo scorso esperienze laicali come quelle da lei sostenute nella Gioventù femminile di Ac, hanno favorito la riflessione teologica e i pronunciamenti magisteriali sul laicato.

Come si è giunti alla beatificazione?
La fase diocesana del processo per l’accertamento delle virtù eroiche ha inizio a Milano con il card. Giovanni Battista Montini nel marzo 1960. Dopo alcuni rallentamenti si è giunti nel giugno 2007 alla dichiarazione di venerabilità; infine, nel febbraio 2021, è stato promulgato il decreto della Congregazione delle cause dei santi in seguito al riconoscimento di un miracolo avvenuto per sua intercessione, che ha aperto la strada alla beatificazione.

Armida Barelli viene indicata come una originale testimone di santità laicale, quali i motivi?
Donna del suo tempo, ha saputo leggere la storia e, come ha scritto Papa Francesco, “nella propria umanità, con l’intelligenza e i doni che Dio le ha donato ha saputo testimoniare l’amore di Dio” nella quotidianità. Con la sua esperienza ha segnato un passaggio decisivo nella visione del laicato sperimentando come, proprio la condizione laicale, anziché un ostacolo sia la via per giungere alla santità. In questo senso la sua scelta anticipa quella visione della “universale chiamata” presentata dal Concilio Vaticano II.

In questi giorni esce una biografia che lei ha curato per le edizioni San Paolo con la prefazione di papa Francesco. È possibile avere qualche linea di lettura?
Il volume vuole essere un’occasione per approfondire la figura della Barelli. Per la ricostruzione della vita si è attinto, oltre che alla fondamentale biografia di Maria Sticco, alle testimonianze raccolte per il processo canonico. Ci si propone inoltre di leggerla nel contesto della storia della Chiesa e del Paese; anche per rimediare a una dimenticanza storiografica da cui non è immune persino la storia del Movimento cattolico. Infine il volume presenta le quattro principali “Opere” alla cui fondazione ha partecipato e che ha animato nel corso dell’intera vita: l’Azione cattolica e in particolare la Gioventù femminile; l’Istituto secolare delle Missionarie della Regalità; l’Università Cattolica del Sacro Cuore; l’Opera della Regalità.

Sono tutte “opere” collegate?
Certo. Proprio qui sta uno degli aspetti più rilevanti del contributo della Barelli. Al centro sta la scelta di dedicarsi pienamente all’apostolato. Una scelta che matura nella sua ricerca vocazionale e che condivide con migliaia di donne attraverso l’Ac: come ha scritto Papa Francesco nella prefazione al volume, questo comporta condividere l’esperienza dei discepoli che “’partirono’ prontamente e ‘predicarono dappertutto’”. Così facendo ha aperto nuove prospettive nel campo della responsabilità del laico nell’evangelizzazione, favorendo così anche l’emancipazione femminile nel contesto ecclesiale e in quello civile. Le diverse opere hanno quindi una relazione con questa scelta di fondo, nel contempo hanno una relazione anche molto concreta tra loro, di sostegno reciproco, di sinergia, tra associazionismo di base, formazione spirituale e formazione culturale.

Cosa dice oggi Armida Barelli ai giovani, in particolare a coloro che studiano nell’università?
Ai giovani indica la “misura alta della vita di tutti i giorni”, un impegno radicale vissuto nell’umiltà e nella fraternità. Il primato dato all’evangelizzazione porta a considerare anche lo studio come cardine: far divenire l’elaborazione alta del pensiero patrimonio comune, cultura popolare. D’altra parte, come ha ribadito Papa Francesco, “è il tempo delle scelte forti, decisive, eterne. Scelte banali portano a una vita banale, scelte grandi rendono grande la vita”.

*direttore de “Il nuovo amico”, settimanale d’informazione della diocesi di Pesaro-Fano-Urbino

 

(foto in evidenza: Isacem, Istituto per la storia dell’Ac e del movimento cattolico)

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