L’esortazione di don Ciro Santopietro ai due candidati al diaconato nella messa al Carmine di Grottaglie
Nella chiesa del Carmine di Grottaglie si sta svolgendo il triduo in preparazione alla celebrazione dell’ordinazione diaconale di Roberto Carbotti e Samuele Pio de Vergiliis, a cura dei sacerdoti che li hanno accompagnati a questa importante tappa del cammino del sacerdozio, come don Ciro Santopietro – per anni parroco del Carmine – che è stato particolarmente vicino ai due giovani. Ecco cosa egli ha ribadito nell’omelia:
“Quando nel 2015 sono approdato verso di voi come parroco – ha detto – eravate studenti appassionati e gioiosamente operativi in questa comunità, con il cuore già in discernimento per la vocazione sacerdotale, insieme abbiamo percorso un pezzo significativo di strada verso la maturazione di un ‘sì’ che fra qualche giorno si concretizzerà con l’ ordinazione diaconale. Questo evento non è semplicemente il passaggio verso il sacerdozio, ma l’assunzione di una forma di vita che rimarrà impressa per sempre: quella di Cristo Servo. Il diacono è posto sulla soglia: tra l’altare e la strada, tra la liturgia e la carità, il termine greco diakonìa non significa solo “servizio” ma indica l’azione di chi si mette in movimento per portare un messaggio o un aiuto. L’icona del grembiule che richiama la lavanda dei piedi di Gesù (Gv 13) è lo specchio del diacono. Gesù si toglie le vesti e si fascia i fianchi. L’ordinazione non vi riveste di un onore, ma vi abilita a un servizio che richiede di sapersi ‘abbassare’ è una sfida. In un mondo che cerca il potere e la visibilità, il diacono sceglie l’ultimo posto. Non è un ‘mini-prete’ ma il richiamo vivente per tutta la Chiesa che nessuno può presiedere l’eucarestia se non è disposto a lavare i piedi ai fratelli”.
Don Ciro ha parlato degli impegni radicali dell’ordinazione che trasfigurano la libertà. Innanzitutto c’è il celibato, che non è una mancanza di amore, ma una sovrabbondanza, segno di un cuore indiviso, pronto a farsi prossimo di chiunque senza preferenze e testimonianza che Dio solo basta a riempire una vita. Quindi, l’obbedienza, quale la garanzia che non si sta portando avanti un progetto personale ma come inviati e quella al vescovo inserisce nel corpo della Chiesa, rendendo il servizio un atto di comunione non di individualismo.
“San Policarpo – ha continuato – diceva che i diaconi devono essere ‘misericordiosi, attivi, camminando secondo la verità del Signore, il quale si è fatto servo di tutti’. Non abbiate paura della vostra fragilità. L’olio dell’unzione che riceverete nell’ordinazione sacerdotale, non serve a rendervi perfetti ma a rendervi consacrati, cioè messi a disposizione di Dio. Portate la gioia, il diacono è il volto gioioso di una Chiesa che sa ancora piegarsi sulle ferite del mondo”.
Il celebrante si è quindi soffermato sulla lettura del giorno che insegna come la preghiera sia necessaria nella vita del diacono, affinché il suo servizio agli uomini abbia il sapore, il gusto della missione gioiosa e liberatrice, con essa il diacono attualizza il servizio più prezioso e vitalmente efficace per la comunità. Con la preghiera a favore del popolo di Dio il diacono si fa canale della potenza della grazia e ha come conseguenza l’azione plasmatrice del cuore del diacono che è così reso capace di amare con lo stesso cuore di Cristo.
“Ricordatevi – ha concluso – non tralasciate mai la preghiera, la prima opera che Satana compie nella vita del presbitero è l’eliminazione del tempo della preghiera, condannando il consacrato a costruire sulla sabbia. Mai camminare senza l’amicizia con Cristo, coltivata nella preghiera costante e gioiosa. Amate Maria Vergine del Monte Carmelo, guardate a lei, Vergine dell’ascolto. Sia lei la maestra della preghiera e del servizio discreto e solerte. Sia lei la stella del mare, del vostro mare, anche quando sarà in tempesta, e sicuramente non perderete mai la rotta della pace e della gioia del cuore. Il Signore vi benedica e Maria con tutti i Santi vi proteggano e assistano fino alla fine e fino in fondo”.




