Libano sotto attacco

Gelot (Œuvre d’Orient): “Tra shock e stanchezza, Beirut è nel caos”

ph Ansa-Sir
04 Mar 2026

di Maria Chiara Biagioni

“I libanesi si sono svegliati in uno stato di shock, stanchezza, sgomento e rabbia”: è Vincent Gelot, responsabile dei progetti dell’Œuvre d’Orient per i paesi Libano e Siria, a raccontare da Beirut la situazione.  Nella capitale e nel Sud del Paese gli attacchi israeliani hanno ucciso almeno 31 persone e ne hanno ferite 149, ha riferito il ministero della Salute di Beirut. Decine di migliaia i libanesi in fuga dalle zone interessate dai raid. Il lancio di missili “va contro tutti gli sforzi e le misure intraprese dallo Stato per tenere il Libano lontano dai pericolosi scontri militari in corso nella regione”, ha dichiarato il presidente Joseph Aoun.

“Stanchezza – spiega Gelot – perché da sei anni questo Paese è impantanato in infinite crisi economiche, politiche e finanziarie, che si ripetono dal 2019 con l’esplosione del porto di Beirut e il conflitto che ne è seguito il 7 ottobre 2023, fino al culmine della guerra un anno e mezzo fa, con l’attacco tramite i cercapersone, la morte di Hassan Nasrallah, lo sfollamento di 1.200.000 persone, la distruzione di interi villaggi in parte della periferia sud di Beirut e la morte di molti civili. Tutto questo, ovviamente, contribuisce alla stanchezza del popolo libanese.
Costernazione perché qui sappiamo cosa significa vivere una guerra con Israele – Gelot prosegue -. Le persone hanno la sensazione di rivivere ciò che è successo un anno e mezzo fa. Quindi c’è anche shock perché Hezbollah ha detto che non sarebbe intervenuto, eppure ha attaccato Israele. Quindi questo sta causando rabbia tra i libanesi, che sentono che Hezbollah sta trascinando con sé tutto il Libano”. Il rischio che il Libano – già fortemente provato – si divida, “tra una parte della popolazione e questa milizia armata.

Stamattina le scuole sono rimaste chiuse, le strade di Beirut erano vuote. Gli sfollati stanno iniziando ad arrivare qui, in massa anche dal Libano meridionale, dove Israele ha emesso ordini di evacuazione per 50 villaggi.
Anche i nostri partner sono colpiti, dice Gelot -; l’Œuvre d’Orient sostiene, ad esempio, una scuola cattolica cristiana gestita dalle Figlie della Carità nella periferia sud di Beirut, che era già stata danneggiata dai bombardamenti un anno e mezzo fa e si trova di nuovo nelle aree colpite. Ma tutti i nostri partner, le congregazioni, le comunità sparse in tutto il paese sono a volte direttamente colpite dalla guerra. “Sappiamo, per esempio, che l’ospedale gestito dalle Figlie della Carità di Beirut ha già ricevuto dei feriti. Siamo pronti, qualunque sia lo scenario. Abbiamo già attraversato momenti difficili negli ultimi anni. Rimaniamo al loro fianco anche in questo momento”.

Gelot a nome dell’Oeuvre d’Orient lancia un appello: “Chiediamo un’ondata di generosità e solidarietà, soprattutto verso i nostri partner, verso le congregazioni religiose, verso i cristiani che servono il popolo. E’ importante sapere che in Medio Oriente, tutte queste istituzioni – scuole, ospedali, servizi sociali – accolgono i feriti, i civili, soprattutto coloro che sono in difficoltà, chi ha perso la casa. Anche i cristiani sono in prima linea in questa missione e in questi tempi di prova, sono colpiti da queste guerre. E’ essenziale rimanere al loro fianco e sostenerli”.

Presente al fianco dei cristiani in Medio Oriente da oltre 170 anni, l’Œuvre d’Orient – in un comunicato diffuso da Parigi – sottolinea che le chiese locali sono ora pienamente mobilitate per servire tutte le popolazioni, senza distinzioni. Attraverso la loro rete di ospedali, cliniche, scuole e servizi sociali, sono in prima linea, fornendo aiuto a coloro che sono sfollati, feriti o resi vulnerabili dalla situazione. In tutta la regione, gli aiuti materiali sono accompagnati da un essenziale supporto spirituale in un contesto di angoscia, incertezza e paura per il futuro.
In Libano, le comunità religiose si stanno preparando ad accogliere gli sfollati provenienti dal sud. Di fronte ai ricorrenti conflitti e al rischio di una conflagrazione prolungata, L’Œuvre d’Orient chiede un impegno risoluto per la pace, unica via per proteggere i civili e salvaguardare il futuro dei Paesi della regione.

 

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