Lavoro

Il privato minaccia il pubblico? I casi Ilva, Leonardo e Kyma Ambiente

26 Mar 2026

di Silvano Trevisani

Il privato minaccia il pubblico? E a pagare le conseguenze sono cittadini e lavoratori? Sembra proprio che si stia profilando questa situazione, soprattutto nel nostra martoriato territorio. Solo che a scaricare la patata bollente sui privati è proprio il pubblico! Nell’ex Ilva, in Leonardo e ora anche in Kyma Ambiente sta succedendo proprio questo. E nulla fa presagire un miglioramento della situazione con la privatizzazione. Del resto il nostro Paese ha vissuto una stagione di privatizzazioni, industriali ma anche aziendali e bancarie e i risultati non sono stati esaltanti. Si dirà che le gestioni pubbliche erano deficitarie… è vero ma lo erano soprattutto per il malgoverno e il tangentismo e non certo per le scarse capacità gestionali e le potenzialità intrinseche. Del resto i privati non hanno fatto meglio!

Gli elementi unificanti dello Stato, come la Costituzione, sono preferiti dalla gente, in luogo dell’accaparramento dei privati, che non porta mai veri benefici, e se si dovesse sottoporre la questione al voto popolare, l’esito sarebbe scontato. Ricordiamo che nel 2011 un referendum popolare sventò la privatizzazione delle risorse idriche con un vero plebiscito che superò il 95% dei no, anche se poi i tentativi di privatizzazione continuano. Ma le esperienze di vendita della dell’Ilva, dal 1995 ad oggi, sono troppo recenti e troppo negative perché si possano scordare.

Ebbene: oggi i lavoratori della Leonardo a Grottaglie hanno manifestato di nuovo e continueranno a protestare contro la vendita di una metà del capitale sociale a una finanziaria degli Emirati Arabi. Hanno ragione a sospettare perché non c’è niente di più facile che la nuova compagine acquisisca le lavorazioni e le trasferisca altrove.

Il sindaco di Grottaglie, Ciro D’Alò, da parte sua, ha disposto la convocazione del tavolo tecnico permanente dedicato alla vertenza, con l’obiettivo di aprire un confronto concreto, continuo e strutturato sulle criticità che stanno interessando il sito produttivo e, più in generale, il futuro occupazionale del territorio. L’appuntamento è fissato per mercoledì 8 aprile alle 10 nell’Aula consiliare del Comune. Attorno allo stesso tavolo siederanno i sindaci del Tarantino, i rappresentanti politici della Regione Puglia, i parlamentari dell’area ionica e le organizzazioni sindacali Fim, Fiom e Uilm, che in queste settimane hanno portato avanti un confronto unitario a tutela dei lavoratori.

“La convocazione – si legge in una nota – rappresenta un passaggio coerente con il percorso già intrapreso dall’Amministrazione comunale, che ha scelto di mantenere aperto e costante il dialogo tra istituzioni, azienda e rappresentanze sindacali, nella consapevolezza che qualsiasi prospettiva di sviluppo industriale non possa prescindere dal valore del lavoro e dal contributo quotidiano delle lavoratrici e dei lavoratori”.

Già martedì prossimo, invece, effettueranno un sit in davanti a Palazzo di città i lavoratori Kyma Ambiente allarmati dalle voci di una privatizzazione dell’azienda, più volte ventilata in passato e contro cui Bitetti si era pronunciato in campagna elettorale.

“Apprendiamo con stupore e sgomento – scrivono i segretari di Cgil Cisl Uil, ma anche di Fiadele Siuls – come ancora una volta i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali debbano apprendere di fantomatiche operazioni di fallimenti pilotati e/o esternalizzazione del servizio di raccolta di rifiuti da notizie stampa e non attraverso i canali istituzionali”. E chiedono “che chi ha avuto la responsabilità di aver creato questa situazione ne risponda non solo politicamente, ma anche davanti alla magistratura ordinaria e contabile”.

Sulla vicenda dell’ex Ilva non c’è da dire molto: il governo vuole affrettarsi a scaricare la patata bollente su qualcun altro, che sia un finanziere americano dai contorni poco chiari o un’azienda indiana, che vuole ridimensionare stabilimento e occupazione per sfruttare uno stabilimento già attivo, ma insufficiente in Oman. Ma difficilmente questa vendita potrà risultare risolutiva. Solo lo Stato potrebbe avviare subito una decarbonizzazione, anche se i fondi ricevuti dall’Ue li ha rispediti indietro. Ogni altra soluzione sarà un disastro.

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