In sala ‘Il Vangelo di Giuda’ di Giulio Base
Giulio Base è un regista, sceneggiatore e attore con una carriera quarantennale. Direttore in carica del Torino Film Festival, nel corso degli anni ha alternato cinema e Tv, dimostrando grande attenzione ai temi religiosi. Tra i suoi titoli: “Padre Pio”, “L’inchiesta” e “Bar Giuseppe”. Ora è nei cinema con “Il Vangelo di Giuda”, presentato al 78° Locarno Film Festival. Base ha diretto, scritto e prodotto il film che racconta la vita, la Passione e la morte di Gesù attraverso lo sguardo dubitante dell’apostolo Giuda. Tra gli interpreti Giancarlo Giannini (voce narrante), Rupert Everett, Paz Vega e Vincenzo Galluzzo. Prodotto da Agnus Dei, Minerva Pictures e Rai Cinema, è nelle sale dal 2 aprile.
La storia
Gerusalemme, monte Golgota, Gesù spira sulla croce, e nello stesso momento Giuda non poco distante si sta togliendo la vita. La sua voce conduce lo spettatore a riavvolgere il filo della sua storia, da un’infanzia infelice in una casa di prostituzione dove è prima vittima di abusi e poi ne diventa l’amministratore, gestendo anche la vita della sorella Maddalena. Intelligente e scaltro, rimane spiazzato dall’incontro con Gesù. Il suo entusiasmo per il Messia va però di pari passo con diffusi dubbi…
Forte di una solida esperienza cinematografica ma anche di studi teologici, Base decide di confrontarsi con Gesù e il dramma della Passione scegliendo però un iter narrativo “atipico”, meno ricorrente nella vasta e varia storia del cinema cristologico. Adotta come punto di osservazione l’apostolo che ha tradito Cristo. Tratteggia in parallelo le due storie, le due morti avvenute lo stesso giorno: il primo sulla Croce per la salvezza dell’uomo, il secondo nella vergogna per impiccagione. Una morte che Base vuole collegare, per tracciare una relazione quasi “necessaria”.
Con richiami a “L’ultima tentazione di Cristo” di Scorsese – qua e là rimandi anche a Pasolini, Zeffirelli e alla serie “The Chosen” –, Base compone un suo personale sguardo sulla vita e morte di Cristo partendo dalla posizione del traditore, di colui che ha scelto di abitare il male, raccontandone anche le fragilità che lo hanno spinto nella vertigine del peccato. Nel film non inquadra mai Giuda, ma lo lascia di spalle attivando nello spettatore l’idea di aderire al suo sguardo, di entrare in soggettiva nella storia. Il regista desidera dare umanità e profondità alla figura di Giuda, affinché emerga in maniera più complessa, espressione di un’umanità imperfetta e incline alla caduta. Stilisticamente, il racconto è ruvido, spigoloso, senza abbellimenti. Un’opera acuta e audace, da gestire con prudenza a livello tematico, proprio per le libertà narrative assunte che possono essere soglia, se non adeguatamente mediate, di smarrimento.




