Ecclesia

La domenica del Papa – Cristo, canone dell’amore vero

ph Vatican media-Sir
11 Mag 2026

di Fabio Zavattaro

In questa domenica la liturgia ci fa riflettere sul capitolo 14 del quarto Vangelo, cioè siamo ancora nei discorsi di addio, pronunciati nel corso dell’ultima cena; discorsi che in un certo modo cercano di aiutare i discepoli a superare il momento del distacco, in quanto sono parole che precedono la Pasqua. Così mentre è a tavola con i dodici, “mentre fa del pane e del vino il segno vivo del suo amore”, ecco che Cristo dice: “se mi amate, osserverete i miei comandamenti”. È una affermazione, dice Papa Leone al Regina caeli, che “ci libera da un equivoco, cioè dall’idea che siamo amati se osserviamo i comandamenti: la nostra giustizia sarebbe allora condizione per l’amore di Dio. Al contrario, l’amore di Dio è condizione per la nostra giustizia”. Osservare davvero i comandamenti, afferma ancora il Papa, vuol dire riconoscere “il suo amore per noi, così come Cristo lo rivela al mondo”. Le parole di Gesù sono allora un invito alla relazione, non un ricatto o una sospensione dubbiosa”.

In queste parole vi è, in un certo senso, una continuità con quanto affermava l’anno dopo la sua elezione, l’8 gennaio 2006, Benedetto XVI, per il quale il contenuto del nostro grande “si” a Gesù, alla vita, “si esprime nei dieci Comandamenti, che non sono un pacco di proibizioni, di ‘no’, ma presentano in realtà una grande visione di vita. Sono un ‘sì’ a un Dio che dà senso al vivere, i primi tre comandamenti, un ‘sì’ alla famiglia, il quarto, un ‘sì’ alla vita, il quinto, all’amore responsabile, alla solidarietà, alla responsabilità sociale, alla giustizia, il settimo, alla verità, l’ottavo, al rispetto dell’altro e di ciò che gli è proprio”.

Per Leone XIV “Cristo stesso è il criterio, il canone dell’amore vero: quello fedele per sempre, puro e incondizionato. Quello che non conosce né “ma” né “forse”, quello che si dona senza voler possedere, quello che dà vita senza prendere nulla in cambio”. Dio ci ama per primo, afferma ancora il Papa, “e quando amiamo davvero Dio, ci amiamo davvero tra di noi”. Ecco allora che i comandamenti sono “un ordine di vita che ci risana da falsi amori; sono uno stile spirituale, che è via alla salvezza”.

Riprendiamo il concetto che il testo di Giovanni si colloca prima della Pasqua, parole che Cristo pronuncia per aiutare i discepoli a comprendere quanto accadrà a Pasqua; ecco, pertanto, quella affermazione “non vi lascerò soli, orfani. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete” che leggiamo nel Vangelo di domenica. Commenta Papa Leone: “il Signore non ci lascia soli nelle prove della vita: ci promette il Paraclito, cioè l’Avvocato difensore, lo Spirito della verità”. Questo “avvocato” non viene a colmare uno spazio vuoto, un’assenza, ma manifesta invece una presenza; è il dono, afferma Leone XIV, che “il mondo non può ricevere finché si ostina nel male che opprime il povero, esclude il debole, uccide l’innocente. Chi invece corrisponde all’amore che Gesù ha verso tutti, trova nello Spirito Santo un alleato”.

Negli Atti degli Apostoli, la prima lettura di domenica, troviamo Filippo che predicava Cristo in una città della Samaria; un annuncio accompagnato da guarigioni: “e vi fu grande gioia in quella città”. Una espressione che colpisce nella sua essenzialità affermava Benedetto XVI: “comunica un senso di speranza, come se dicesse: è possibile.” È possibile, si chiede ancora il Papa, “che l’umanità conosca la vera gioia, perché là dove arriva il Vangelo, fiorisce la vita; come un terreno arido che, irrigato dalla pioggia, subito rinverdisce”. E Paolo VI, nell’esortazione Gaudete in Domino, scrive: “l’uomo prova la gioia quando si trova in armonia con la natura, e soprattutto nell’incontro, nella partecipazione, nella comunione con gli altri. A maggior ragione egli conosce la gioia o la felicità spirituale quando la sua anima entra nel possesso di Dio, conosciuto e amato come il bene supremo e immutabile”.

Dopo la recita della preghiera mariana, Leone XIV esprime preoccupazione per le “notizie sull’aumento delle violenze nella Regione del Sahel, in particolare in Ciad e in Mali, colpiti da recenti attacchi terroristici”. Preghiera per le vittime e vicinanza a quanti soffrono: “auspico che cessi ogni forma di violenza e incoraggio ogni sforzo per la pace e lo sviluppo in quell’amata terra”. Un pensiero il Papa rivolge alla Chiesa copta e a Papa Tawadros, “nella speranza che il nostro cammino di amicizia ci conduca all’unità perfetta in Cristo, che ci ha chiamato amici”. Non poteva, infine, mancare, nella Festa delle mamme, una preghiera “con affetto e gratitudine per ogni mamma, specialmente per quelle che vivono in condizioni più difficili”.

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26 Set 2026