La domenica del Papa – La festa della Santissima Trinità
Abbiamo celebrato la Pentecoste, l’effusione dello Spirito Santo sugli apostoli, festa che conclude il tempo liturgico della Pasqua; domenica prossima la liturgia ci porterà a riflettere sul corpo e sangue di Cristo. Tra questi due momenti il mistero di Dio Trinità che ci offre la possibilità, afferma all’angelus Leone XIV, “di ripensare il cammino percorso, a partire dal suo centro: la vita di Dio che si è donata a noi in Gesù Cristo”. Una vita che “è una comunione dinamica, inesauribile, feconda, che ora ci coinvolge”. Lo Spirito “che lega il Padre e il Figlio”, afferma ancora il Papa, viene riversato nei nostri cuori e nel mondo così che “prende forma la Chiesa, sacramento di comunione, spazio di incontro, di amore e di vita in cui cielo e terra già si toccano”.
La festa della Santissima Trinità ci parla di un amore che supera le nostre piccolezze e i nostri peccati e ci aiuta a comprendere meglio il cammino compiuto nel tempo di Quaresima e della Pasqua. Anche le letture evidenziano il fil rouge dell’amore fondamento di questa festa; infatti nell’Esodo leggiamo che Dio è “misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà”, e nella lettera alla comunità di Corinto troviamo anche una formulazione trinitaria nel saluto conclusivo: “la grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi”.
Soffermiamoci un momento su questa festa perché nella Bibbia e nei Vangeli non si parla esplicitamente di Trinità; questa parola, e la dottrina collegata, è frutto di una riflessione che si è sviluppata nei primi anni della vita della chiesa a partire dal Concilio di Nicea nel 325, e, 56 anni più tardi, in quello celebrato a Costantinopoli, dove viene affermato che lo Spirito Santo è veramente Dio, come il Figlio e il Padre. Quando recitiamo il Credo ricordiamo l’unione delle tre persone della Trinità: il Figlio, rispetto al Padre, è “Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero”. Il legame con lo Spirito Santo lo troviamo quando diciamo che dà la vita, e “procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato”. In verità è in questa espressione – Filioque, ovvero ‘e dal Figlio’ – che troviamo l’inizio del grande scisma del 1054 che separò la Chiesa Cattolica da quella Ortodossa. Un termine, Filioque, aggiunto al Credo niceno-costantinopolitano nel Concilio di Tolosa, 587, per contrastare l’eresia ariana che negava la piena divinità del Figlio.
Una festa per dire che Dio è amore “non nell’unità di una sola persona – affermava Benedetto XVI – ma nella Trinità di una sola sostanza: è Creatore e Padre misericordioso; è Figlio Unigenito, eterna Sapienza incarnata, morto e risorto per noi; è finalmente Spirito Santo che tutto muove, cosmo e storia, verso la piena ricapitolazione finale”.
Ma torniamo alle parole del Vangelo di domenica. Papa Leone ricorda la figura di Nicodemo, un uomo importante in Israele, faceva parte del Consiglio dei Capi, il Sinedrio, che di notte si reca da Gesù “desideroso di conoscere meglio questo misterioso Maestro e di porgli delle domande”. Ospitandolo il Signore “diede importanza alla sua ricerca. Lo sorprese, suggerendogli che è possibile anche a un adulto rinascere; gli lasciò intuire che la vita di Dio avrebbe potuto trasformare la sua vita. Gesù parlò a Nicodemo dello Spirito Santo, illuminò la sua notte con la verità che nella festa di oggi risuona in tutte le nostre chiese: Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. E ancora: Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”.
Nel mistero di Dio “è possibile trovare casa” come è accaduto a Nicodemo, afferma il vescovo di Roma: “la Trinità ci fa amare tutto e tutti: scopriamo che ogni creatura è fatta per la comunione, la relazione, l’incontro”; di più comprendiamo così “perché le divisioni, le polarizzazioni, il disprezzo delle diversità portano nel mondo distruzione, tristezza e aridità”. Ogni persona “può ricevere da Dio lo Spirito della comunione, che apre il cuore alla nuova verità e alla vera novità”. Chi non lo accoglie, afferma il Papa, “invecchia presto, nel lamento; si trova solo, non ha mai l’animo in festa”.
Anche in questa domenica non è mancato l’invocazione alla pace, come sabato sera nelle parole pronunciate alla fine della recita del rosario nei giardini vaticani. Se sabato aveva chiesto nella preghiera “il dono della pace”, domenica ha affidato a Maria “i popoli martoriati dalla guerra. Possa la divina Sapienza illuminare la coscienza di chi ha autorità e orientare le decisioni verso la ricerca sincera di una pace giusta e duratura”.




