Ilva: altre criticità per inquinamento, flotta ferma da anni e scarsa liquidità
Non c’è pace per l’Ilva. La complessità dei problemi dell’azienda dalle dimensioni enormi, che il governo cerca di scaricare con una cessione quanto meno improbabile, impone all’attenzione, giorno dopo giorno, sempre nuove criticità. E così, mentre si fanno i conti con le risorse economiche messe a disposizione dal governo per tamponare i costi della gestione, che basterebbero solo fino a giugno, si deve fare i conti anche con la flotta navale dell’ex Ilva, ferma da tempo e senza prospettive, che rischia la liquidazione, con la perdita di altri 240 posti di lavoro; ma non basta: una nuova grana le è piombata addosso per una diffida del ministero dell’Ambiente per inquinamento idrico.
Partiamo da quest’ultima emergenza: nonostante il drastico ridimensionamento produttivo, dovuto alla fermata di molti impianti, l’Ilva continua a inquinare, e lo fa certamente con gli scarichi idrici, che riversano agenti inquinanti. A rilevarlo è stata l’Ispra che ha informato il ministero per l’Ambiente che, a sua volta, ha diffidato l’azienda. L’Ispra, nel corso di un’ispezione effettuata nell’autunno scorso, ha trovato fuori controllo tre parametri; alluminio, boro e solidi sospesi totali, che sono stati presi in esame attarverso otto scarichi dell’impianto e sono stati rilevati in valori molto più alti rispetto a quelli fissati dalla normativa, che risale al 2006.
Ora l’azienda ha un mese di tempo per relazionare sulle case di tali sforamenti e indicare tempi e modalità per eliminare il problema.
Per quanto, invece, riguarda le due navi della flotta ex Ilva: Corona Australe e Corona Boreale, lasciate ferme in banchina in un quadro gestionale mai realmente chiarito, si rafforza il timore che possano essere avviate verso la demolizione definitiva, con una ricaduta occupazionale potenzialmente pesantissima: circa 240 posti di lavoro marittimi esposti al rischio di cancellazione.
Il caso è stato sollevato, dopo la nota dei giorni scorsi delle segreterie ligure e pugliese di Filt Cgil, Fit Cil e Uiltrasporti, dall’Associazione Unione Marittimi C.L.C, che aveva più volte segnalato il problema ai commissari straordinari.
Sulla situazione dell’ex Ilva è intervenuto anche il sindaco Piero Bitetti, nel corse dei lavori del Consiglio comunale, che ha osservato un minuti di silenzio per ricordare Bakari Sako, nel quale era è intervenuto polemicamente anche a replicare alle sollecitazioni, ritenute strumentali, sulla proclamazione del lutto cittadino per la morte del giovane maliano che, ha voluto precisare, non è stato affatto bypassato ma solo preparato con cura per rispetto delle tradizioni del suo popolo.
Per quanto riguarda lo stabilimento siderurgico, Bitetti ha dichiarato che “l’ambientalizzazione rischia di diventare una farsa, la tenuta occupazionale un miraggio e la manutenzione degli impianti inadeguata”. Ci vogliono precise condizioni per salvaguardare quell’asset produttivo, sempre nel rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini.




