Sport

Tra le giovani promesse del calcio italiano, il tarantino Enzo Diofebo

ph G. Leva
22 Giu 2026

di Paolo Arrivo

Si ispira a Paulo Dybala e vuole arrivare lontano. Dove tutti noi vogliamo: classe 2011, Enzo Diofebo racconta di una generazione che sa ancora appassionarsi al calcio. Che gioca ovunque, sui campi, al mare e per strada (ai tempi del Covid, pure per il corridoio di casa), che sa sudare e lottare. Enzo Diofebo è un attaccante della As Roma e della nazionale. Con la maglia azzurra, dell’under15, ha firmato quest’anno una splendida doppietta contro la Repubblica Ceca, facendosi conoscere ulteriormente in tutta Italia. In campo si muove con personalità. Come un leader, capace di fare goal e assist, a supporto sempre della squadra, sebbene non abbia ancora indossato la fascia da capitano.

Lui che è di Taranto, cresciuto nei valori sani dello sport e in quelli della fede, dicono i genitori, si racconta a Nuovo Dialogo. Nella scorsa stagione ha disputato un grande campionato. Solo la sfortuna, un problema fisico, lo ha frenato sul più bello, verso la conquista dello scudetto. L’atleta ha sempre respirato aria di calcio. “Non so fare nient’altro che quello”, ammette, ricordando la storia di una passione sbocciata prestissimo. Papà Giuseppe lo descrive come un ragazzo umile. “Nonostante abbia spesso spostato gli equilibri in campo, non si è mai intestato la vittoria. E di questo vado fiero. Quando è andato a Roma, gli ho detto: non pensare alle aspettative altrui, fai il tuo percorso, e poi vediamo dove ti porta”.

Ripercorriamolo intanto, questo percorso: Enzo, da dove nasce la tua passione per il calcio?

«La passione mi è stata trasmessa proprio da papà e da mio fratello, che ho sempre visto giocare all’oratorio (io piccolino, cercavo di entrare in campo). All’età di 5 anni mi hanno fatto giocare al Dribbling di Lama. Dopo un anno sono andato alla Virtus Tarentum, dove giocavo già in un campo da calcio a 8 con ragazzi più grandi. Poi alla Nuova Taras, società che mi ha dato tanto. Quindi a Francavilla, dove ho vissuto gli anni più belli, con i compagni e con lo staff che mi ha sempre accompagnato».

Quali sono le tue caratteristiche tecniche?

«Ho un buon tiro. E sono un attaccante che riesce a raccordare bene il gioco».

Come ti trovi a Roma? Qual è la tua giornata tipo a Trigoria?

«Mi trovo benissimo. La mia giornata è fatta di tanto impegno e condivisione: ci svegliamo presto e facciamo colazione in convitto. Andiamo a scuola, che si trova all’interno del centro sportivo (il liceo scientifico con indirizzo sportivo, ndr), 4 ore dalle 8.30 alle 12.30. Mangiamo lì e in base all’orario dell’allenamento rimaniamo oppure torniamo in convitto. Ci alleniamo e ceniamo. Arriviamo a fine giornata che siamo stremati».

Che rapporto hai, invece, con la tua terra natale?

«Sono legatissimo alla mia città. Quando sono a Roma ho sempre voglia di ritornare e, quando è possibile, cerco di godermela».

Un giovanissimo calciatore, oggi, sogna di giocare in serie A, oppure di vestire la maglia azzurra e rappresentare la nazionale maggiore al Mondiale?

«Sicuramente fa entrambi i sogni: giocare in serie A è il sogno di ogni ragazzo, rappresentare la tua nazione è bellissimo. Ed è una tappa, una gratificazione che arriva nel tempo. Il Mondiale adesso purtroppo possiamo soltanto guardarlo».

E il tuo sogno?

«Giocare in serie A. Con la stessa maglia che indosso: con la Roma».

 

Enzo Diofebo nella fotogallery di Giuseppe Leva

 

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