Salvaguardia del Creato

Intelligenza artificiale: due scienziati ci spiegano l’allarme di papa Leone

ph G. Leva
21 Set 2026

di Silvano Trevisani

L’enciclica “Magnifica humanitas” di Leone XIV, nel sottolineare i pericoli che accompagnano i progressi dell’intelligenza artificiale (Ai), ha implicitamente sensibilizzato la Chiesa ad approfondire l’argomento di vitale importanza. A questa impostazione ha risposto il convegno “Capire l’intelligenza artificiale, custodire l’umanità” svoltosi venerdì scorso nell’ex cinema Bellarmino, nell’ambito dei festeggiamenti di san Roberto Bellarmino. L’iniziativa, organizzata dal parroco don Pinuccio Cagnazzo, in collaborazione con l’ufficio di pastorale sociale, lavoro, giustizia, pace e custodia del Creato, ha visto due autorevoli relatori, che sono tra l’altro coniugi: Azzurra Ragone dell’Università di Bari, che si occupa di Ai affidabile e responsabile al dipartimento di informatica e Tommaso Di Noia professore ordinario in Sistemi di elaborazione delle informazioni del Politecnico di Bari.
A entrambi abbiamo rivolto alcune domande:

Professoressa Ragone, il papa ci sollecita a conoscere e vigilare. Che segno è?

É un segno dei tempi, perché l’Ai pervade ormai le nostre vite. Gli oggetti che utilizziamo, i servizi che usiamo ogni giorno sono tutti permeati dalle Ai, a partire dal cellulare che tutti noi usiamo e ha un sacco di applicazioni che fanno uso di Ai. Quindi non occuparsi di Ai equivarrebbe a non occuparsi sostanzialmente della realtà di ogni giorno. È qualcosa che non mi stupisce perché, come anche lui scrive nell’enciclica, noi come cristiani non possiamo ignorare questa realtà e soprattutto non dobbiamo subirla. Dobbiamo avere un atteggiamento proattivo e non passivo, evitando di subire le decisioni delle Ai ossia: che “pochi eletti” prendono per noi. Perché questo potrebbe poi minare le fondamenta della democrazia. In questo contesto l’Ai ha un peso anche politico, non soltanto un peso tecnologico.

Gli allarmismi che sono stati diffusi nei giorni scorsi sono strumentali o sono realistici? La gente si trova un po’ spiazzata naturalmente perché in fondo l’Ai sembra un potere occulto di cui non si sa nulla. L’allarme apocalittico lanciato da alcuni scienziati ha un fondamento?

Secondo me gli allarmismi servono un po’ per fare marketing in un certo senso, ma in realtà non sono vere e proprie minacce, almeno nell’immediato. Quello su cui bisognerebbe porre l’attenzione è il fatto che questi sistemi sono concentrati nelle mani di pochi e di pochi ‘privati’. In questo caso i governi e le istituzioni pubbliche sono tagliati fuori da quelle che sono le decisioni di questi pochi eletti che governano le Ai in questo momento e che hanno potere economico e di conseguenza anche politico.

La Chiesa di pace cosa può fare e come dovrebbe educarsi a comprendere?

Qui prendo spunto proprio da quello che dice il Papa nell’enciclica: non dobbiamo subire passivamente le decisioni che l’Ai prende e non dobbiamo considerarla un oracolo al quale credere ciecamente. Ma dobbiamo appunto avere un atteggiamento proattivo e, soprattutto dice il Papa, non spegnere mai lo spirito critico. Purtroppo, lo spirito critico che è insito negli umani, in realtà, proprio con le Ai tende ad essere un po’ spento e invece dobbiamo riattivarlo. Esso ci deve servire per guardare le decisioni prese dalle Ai non come se fossero un oracolo, e cercare di capire se la decisione sia giusta o sbagliata, se sia etica o meno se è morale o non lo è. Noi possiamo ognuno di noi, anche se non fa parte delle persone che sviluppano questi sistemi, può fare qualcosa, può decidere per esempio se fidarsi o non fidarsi di questi sistemi. Io dico sempre che come dire fidarsi è bene ma non fidarsi …anche.

Professor Di Noia, abbiamo scoperto all’improvviso questa intelligenza artificiale, ma fino a ieri dove era? Era nascosta da qualche parte o eravamo noi che eravamo distratti?

Questa è un’eccellente domanda. In realtà l’Ai viene da molto lontano. E quest’anno festeggiamo un anniversario di qualche decennio dell’invenzione innanzitutto del termine di ‘intelligenza artificiale’ (Ai) come scienza. Già nel 1956 viene coniata per la prima volta il termine, all’interno di una riunione di scienziati che si occupavano di queste cose negli Stati Uniti. Sei anni prima nel 1950 Land Turing aveva scritto un articolo meraviglioso in cui descriveva il gioco dell’imitazione, che poi è il principio sul quale si basa ancora oggi l’Ai. Perché quello che ha fatto negli ultimi decenni, e quello che continua a fare l’Ai, è imitare il comportamento umano. E questa imitazione è quella che noi utilizziamo oggi anche quando usiamo i sistemi di Ai più avanzata. Quello che loro stanno facendo in questo momento è imitare qualcosa che hanno già visto. Stanno imparando a farlo molto bene. Quello che è successo negli ultimi anni è che c’è stato un interesse maggiore da parte di grosse compagnie che hanno investito decine di miliardi di dollari per la creazione di sistemi sempre più complessi.

Chi ha le mani in pasta, cioè chi lavora con l’Ai è più ottimista, più possibilista sull’utilizzo e sul futuro, mentre chi non la conosce bene è più prudente e in genere più pessimista. Anche se strani allarmi vengono lanciati ora anche da chi ci lavora.

Sì, in realtà gli allarmi ci sono e ci sono sempre stati per qualsiasi tecnologia. Successe così anche quando inventarono il motore a scoppio. Chi allevava cavalli cominciò a temere per la propria attività. Ma è accaduto così con tutte le tecnologie. L’importante è che, anche in questo caso, venga dominata dall’uomo e non accada il contrario. Certo, ora siamo dinanzi a una tecnologia che fa qualcosa di completamente diverso perché per la prima volta una tecnologia entra in un campo che prima non era stato toccato da nessun’altra tecnologia. L’Ai entra nel mondo dell’informazione che è completamente immateriale. Ma è un mondo che in qualche modo ci porta a progredire perché maggiore è l’informazione che noi abbiamo maggiore è la conoscenza. E maggiore è il livello di progresso che riusciamo a raggiungere. Ecco perché c’è un’attenzione particolare su questa su questa tecnologia: proprio perché ecco entra in un campo nel quale si pensa di poter essere privati di una posizione di dominio assoluto, quale prima l’uomo ha sempre avuto. È stato così finora, nel campo dell’informazione, ma ora comincia a nascere qualche preoccupazione. Soprattutto perché non sappiamo esattamente quali obiettivi hanno i grandi capitalisti che finanziano l’Ai.

 

Le foto sono di G. Leva

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