Lavoro

Ilva: parte col freno a mano il confronto sulla cigs e si rinvia tutto al 10

06 Nov 2026

di Silvano Trevisani

Si è inceppato subito l’incontro al ministero del Lavoro sulla richiesta da parte dell’ex Ilva di cassa integrazione per 8.622 unità lavorative. I sindacati si sono trovati di fronte a una richiesta di cassa “al buio” per quasi tutti i dipendenti diretti, di fronte a ostacoli per l’estensione della cassa ai lavoratori dell’appalto e a nessuna prospettiva per il futuro, cioè per il reimpiego della forza lavoro, come da impegni sottoscritti il 27 ottobre scorso. Anzi: ci si è trovati di fronte alla conferma del taglio dei 720 milioni di euro già in bilancio per l’avvio della decarbonizzazione, che era stato ventilato già in estate dai partiti dell’opposizione. Di fronte a questa situazione, e certo anche in prospettiva della prossima scadenza della gara per la vendita dell’azienda, fissata per domenica prossima, le parti hanno deciso di aggiornarsi al 10 novembre. Data entro la quale, però, pare a noi molto complicato che si possano avere risposte decisive, al di là dei chiarimenti sulla possibilità di utilizzare strumenti incentivazione all’esodo e sull’estensione della cassa anche alle aziende dell’indotto che hanno prestato all’Ilva almeno il 50% della loro attività.

“Non ci sono state oggi le condizioni per poter raggiungere un accordo senza una reale prospettiva industriale che preveda l’avvio del percorso di decarbonizzazione. – scrive la segreteria nazionale della Fiom – Per questo è inaccettabile e contraddittoria la scelta del Governo di tagliare in legge di Bilancio il fondo per la decarbonizzazione di 720 milioni di euro. Gli impegni assunti dal Governo con il verbale del 27 ottobre non si cancellano, si devono stanziare le risorse necessarie ed avviare i percorsi autorizzativi. Quegli impegni sono stati presi con i sindacati ma soprattutto coi lavoratori”.

Ai commissari straordinari si chiede, poi, di verificare le condizioni per ridurre l’impatto della cassa integrazione, manutenendo gli impianti e avviando le verticalizzazioni di tutti gli stabilimenti. Va garantito dal ministero e dai commissari la continuità retributiva dei lavoratori, non ci devono essere ritardi nel pagamento delle spettanze ai lavoratori.

Anche per il segretario nazionale della Fiom, Valerio D’Alò, serve chiarezza sui tempi della cassa integrazione ma anche sulle politiche attive del lavoro.

In particolare, poi, sul fronte del reinserimento e della formazione, la Fim chiede di valutare l’estensione dei Lavori di pubblica utilità a tutti i lavoratori AdI e dei diversi siti coinvolti. “Per quanto riguarda le politiche attive, sollecitiamo le Regioni interessate ad azzerare il vincolo dei sei mesi di attesa per accedere ai corsi di formazione, con l’obiettivo di avviare subito la riqualificazione professionale, costituendo cataloghi formativi coordinati tra azienda e istituzioni che offrano competenze reali e spendibili, evitando percorsi poco utili rispetto al profilo professionale dei lavoratori”.

Una cigs “anomala” definisce, da parte sua, la Usb quella proposta da governo e azienda: “perché ragioniamo in mancanza di reali prospettive. Questo rende tutto più complicato”.

“Nel contempo, – scrive la segreteria di Taranto – vi è una generalizzata e clamorosa sottovalutazione dell’impatto sociale che le decisioni che si stanno prendendo possono avere non solo sul territorio di Taranto, ma anche in altri contesti. L’auspicio era di avviare un confronto preventivo per evitare di arrivare così vicino al rischio che la bomba sociale possa scoppiare. Per questo, abbiamo chiesto di procedere al pagamento diretto almeno fino a fine dicembre. O apriamo ragionamenti veri su questo e su altro o, con questi palliativi, non andiamo da nessuna parte, soprattutto perché non ci sono risorse sul tavolo”.

Quanto alla gara, che secondo la Usb è da annullare, non si registrano ancora segni chiari: Jindal, e ora anche Flacks, confermano interesse, ma sempre condizionato, mentre si attendono le ultime novità da parte della cordata di imprenditori italiani. Notizie di stampa, inoltre, accentuano l’interesse di Arvedi, che realizzerebbe a Taranto due forni elettrici, dando lavoro, inizialmente, a 3.000 unità.

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