Editoriale

Una moda pericolosa sui social

Foto tratta dal sito www.laprovence.com
23 Ott 2023

di Emanuele Carrieri

Da parecchio tempo ormai, scienziati, ricercatori, giornalisti, esperti e studiosi analizzano e studiano le sfide social e le conseguenze più pericolose del fenomeno. Certo è che l’universo degli adolescenti è sempre più complicato da interpretare: i modelli di comunicazione influiscono sulla loro crescita e sulla costruzione della loro identità e sui valori che apprendono. Negli ultimi anni, sono stati presentati i dati di diverse inchieste e ricerche che hanno offerto una chiave di interpretazione ai numerosi fenomeni e alle troppe devianze della rete. Quella che viene a galla è una generazione che sembra quasi del tutto digitalizzata e che cerca l’approvazione e il consenso sui social. Le indagini rivelano una crescente spettacolarizzazione di sé stessi e della propria vita, una sovrabbondanza di connessione nella rete e, infine, un forte direzionamento verso un esclusivo centro di interesse. Sono aspetti molto caratterizzanti, dello stare fra gli altri, sia nei ragazzini che negli adolescenti: l’emotività è centrale nella loro vita tanto che considerano la partecipazione ai social piuttosto importante. Con tutto il rispetto, i social sono il luogo e il tempo di una apparizione dell’io, in cui si manifesta una sorta di soggezione alla parità, al fine di ottenere il gradimento del proprio pubblico. Si assiste all’aumento di fenomeni sempre più estremi e caratterizzati da comportamenti violenti e che riguardano in modo particolare il mondo degli adolescenti. La sempre più accelerata evoluzione del mondo dei social sembra offrire terreno fertile alla proliferazione di atteggiamenti sempre più esasperati: si pensi alle sfide social in cui i giovani perdono la loro vita. Adolescenti, maschi e femmine, che si sottopongono a sfide pericolose pur di ottenere consenso dai loro ammiratori e sostenitori sui social network. Il 3 ottobre passato un articolo di Daniele Zappalà su Avvenire riportava la notizia di una nuova frontiera: il gioco della virgola, così come viene chiamato in Francia. Si è capito che non si tratta di uno scherzetto da ragazzini, fra quelli che generano emulazione nei cortili di ricreazione, fra una visualizzazione e l’altra sui social. Consiste in una sequenza rapida di due colpi secchi, in direzione opposta, sulla nuca di un amico, ma cogliendolo di sorpresa. Oppure, secondo una variante, nel torcergli la nuca nei due sensi. È evidente che, se realizzato con violenza, lo scherzo può danneggiare non solo i muscoli e i legamenti del collo, ma anche le vertebre cervicali e il midollo spinale, un po’ come in certi gravi incidenti stradali capaci di provocare lesioni, lussazioni o persino fratture in una delle zone più vulnerabili del corpo. E come se non bastasse, sui social, c’è chi si è divertito a lanciare il concorso della “migliore virgola di Francia”, rendendo ancor più popolare lo scherzo. Divenuti virali, certi video totalizzano centinaia di migliaia di visualizzazioni. Il livello di allerta è cresciuto rapidamente, tanto che perfino la polizia ha divulgato un breve filmato per avvertire le famiglie e i più giovani sui dannosi rischi della pratica. Le autorità scolastiche sono in allarme e hanno diramato diversi comunicati ai vari istituti da loro dipendenti per evitare che la nuova “moda” fra i giovanissimi e giovani venga presa con leggerezza. E fioccano già sanzioni contro i ragazzi sorpresi a eseguire lo scherzo nei cortili di ricreazione o durante altre pause fra le lezioni. Per ora il “gioco della virgola” riguarda la Francia, ma i fenomeni di emulazione sui social non esibiscono passaporti ai confini. La chiave di comprensione del fenomeno ce l’ha offerta papa Francesco nel messaggio per la 53ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali che si conclude con il richiamo alla responsabilità e al corretto uso della rete: “L’uso del social web è complementare all’incontro in carne e ossa, che vive attraverso il corpo, il cuore, gli occhi, lo sguardo, il respiro dell’altro. Questa è la rete che vogliamo. Una rete non fatta per intrappolare, ma per liberare, per custodire una comunione di persone libere. La Chiesa stessa è una rete tessuta dalla comunione eucaristica, dove l’unione non si fonda sui like, ma sulla verità, sull’amen, con cui ognuno aderisce al Corpo di Cristo, accogliendo gli altri”. Un mondo che tende a minimizzare i problemi non può supportare le nuove generazioni.

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