Salute

I soldi destinati a venti sanità ‘diverse’ (una per ogni regione)

foto Siciliani-Gennari/Sir
17 Apr 2024

di Nicola Salvagnin

Trecentocinquanta milioni di euro al giorno: è quanto spende lo Stato per pagare la sanità pubblica e privata. In un anno, fanno 130 miliardi di euro. Pochi? Tanti? Dipende.
Nei giorni scorsi è apparso un appello firmato da centinaia di importanti esponenti della medicina (e non solo) per sollecitare appunto lo Stato a non abbassare la guardia, a non tagliare risorse alla sanità, anzi di investirci di più. Si fanno paragoni con quanto spendono Stati affini al nostro (423 miliardi in Germania, 271 in Francia, 230 in Gran Bretagna) e chiaramente la nostra spesa appare sottodimensionata. C’è un particolare che fa lievitare la differenza: qui da noi, medici e infermieri sono pagati la metà che in certi Paesi europei; un simile riadeguamento delle retribuzioni ci farebbe tornare abbastanza in linea, ad esempio, con la Francia.
Paghiamo relativamente poco il personale sanitario perché permettiamo poi di esercitare la libera professione (intra o extra moenia) quale strumento “risarcitorio” a livello reddituale. Anche se va praticata fuori dall’orario di lavoro, che nel complessivo diventa estremamente pesante.
Ma la vera questione è quella iniziale: quei soldi investiti, invece che tanti o pochi, sono investiti bene? E qui emerge brutalmente il “problema italiano”.
I soldi arrivano dalla fiscalità generale, ma sono poi spesi dalle Regioni: 20 sanità differenti. E lo sanno tutti gli italiani che esistono sanità regionali d’eccellenza (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna…) ed altre inqualificabili. Che ci sono ospedali all’avanguardia europea e altri alla retroguardia maghrebina. Che nella stessa regione – nella stessa città – spesso si trovano punte di diamante a fianco di strutture sgarrupate. Che i carichi di lavoro sono frequentemente auto-decisi. Che certe liste di attesa sono ignobili per lunghezza. Che i pronto soccorso nella maggior parte dei casi sono da frequentare solo se veramente si ritiene di essere in punto di morte. Altrimenti ci si passerà dentro il resto dell’esistenza o giù di lì, in attesa che…
Quindi una prima considerazione: i soldi spesi per la sanità italiana sono impiegati mediamente abbastanza male. Negli ultimi decenni si è un po’ razionalizzata la rete degli ospedali, chiudendo piccole strutture sorte nella seconda metà del Novecento più per questioni campanilistiche che per razionalità di cure. I nuovi nosocomi sono realizzati come grandi “fabbriche” degli interventi operatori, mentre le lungodegenze vengono spostate fuori dagli ospedali. Il tasso di occupazione di un letto si è continuamente ridotto, il continuo estendersi della prevenzione aiuta ad affrontare il male prima che la situazione diventi più complessa.
Ma: mancano oculisti, dermatologi, radiologi, medici del pronto soccorso, soprattutto infermieri, che sono la spina dorsale della sanità e che mediamente vengono pagati poco più di un bidello. I professionisti di certe specialità preferiscono la libera professione, assai più lucrosa rispetto all’impiego in ospedale. Le sirene estere stanno attirando giovani laureati verso la Gran Bretagna o la Germania. I medici “di base” (e molto spesso pure gli specialisti) tempestano le strutture di accertamento con una marea di esami non sempre motivati se non dal: controlliamo tutto, vediamo poi cosa emerge; gli strumenti di diagnostica spesso sono vecchi, usurati, soprattutto scarsi.
Così capita che la spesa insoddisfacente, invece di essere migliorata, venga tagliata (almeno qui in Italia). Ma la questione numero uno è un’altra: si pensava che le Regioni sarebbero state molto più attente ai territori e alle loro esigenze. Esperimento quasi fallito.
Varrebbe la pena ripensare il tutto dalla radice, anche perché stanno arrivando ingenti fondi dal Pnrr per una sanità territoriale da rivoluzionare. Sul come cambiare, si apre un altro enorme capitolo, che dovrebbe interpellare le distrattissime forze politiche nel concreto e non solo nei vuoti proclami.

Leggi anche
Diseguaglianze sociali

Ad Amendolara, quattro migranti morti in un rogo

La tragedia di Amendolara “ci lascia senza parole. Quattro giovani vite spezzate in modo così drammatico non possono essere ridotte a una semplice notizia di cronaca. Davanti a quanto accaduto sentiamo il dovere di fermarci, di riflettere e di lasciarci interrogare profondamente”. Lo dice don Giuseppe Cascardi, vicario episcopale per la carità e direttore della […]

Un dossier mostra come sia difficile la maternità, soprattutto in Puglia

Si intitola ‘Le Equilibriste 2026’, il rapporto che Save the Children ha presentato in questi giorni, e che scatta una fotografia poco incoraggiante del Paese per quanto riguarda la maternità. Un titolo che già spiega come sia difficile per la donna essere madre e mantenere il rapporto tra maternità e occupazione. Sappiamo già che nel […]

Italiani longevi ma al Sud si vive di meno... e potrebbe andare peggio

L’Italia si conferma uno dei paesi più longevi al mondo, con un’aspettativa di vita di 83,4 anni, ma con le solite differenze marcate, sia tra maschi e femmine, sia soprattutto tra regioni, con un abbassamento di alcuni anni nelle regioni meridionali, Puglia compresa. I dati elaborati e diffusi dall’Istat nel report ‘La salute: una conquista […]
Hic et Nunc

La Chiesa di Puglia prima nel “Sovvenire”, ne parliamo con don Domenico Carenza

La Puglia si rivela modello di efficienza nella creazione della rete di sostegno alle esigenze cui la Chiesa è chiamata a rispondere attraverso Sovvenire. Cioè attraverso il Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa, costituito nel 1989 presso la segreteria generale della Cei come struttura di supporto operativo ed esecutivo delle iniziative per […]

Aeroporto: un progetto per il cargo ma il territorio chiede voli di linea

Quale futuro per l’aeroporto di Grottaglie? La domanda, che vaga ormai da decenni senza esaurienti risposte, riprende senso dopo l’Open day del nuovo Terminal passeggeri dello scalo di Grottaglie, i cui lavori sono in fase avanzata. E anche dopo la recente presentazione fatta a Roma dal ministro Salvini del piano nazionale aeroporti, che attribuisce all’aeroporto […]

Urso inaugura i nuovi impianti Vestas ma non nasconde le difficoltà dell'ex-Ilva

“Taranto è la sfida più difficile”: lo ha detto il ministro Adolfo Urso che proprio a Taranto in mattinata ha inaugurato il nuovo edificio BLA5 di Vestas, per la finitura delle pale eoliche destinate agli impianti offshore. Ha avuto così occasione di lodare quanto di buono sta avvenendo nel territorio, ma non potendo esimersi dal […]
Media
15 Giu 2026