Putin ovvero il problema del mondo

07 Mar 2022

di Emanuele Carrieri

Delle due l’una, o non ha memoria o non ha capito niente. Putin, dell’invasione sovietica dell’Afganistan, o non ha memoria o non ha capito niente. Durò quasi dieci anni, furono impiegati più di seicentomila militari dell’Armata Rossa, di cui venticinque mila non tornati vivi a casa. Sul campo, i sovietici lasciarono anche le carcasse di decine di velivoli e di elicotteri, i relitti di centinaia di carri armati e di veicoli blindati, i rottami di migliaia, fra cannoni, mortai e altri mezzi terrestri. Putin non ricorda che, dopo che nel 1986 al Congresso del Partito, Gorbaciov ammise che la guerra era stata un errore, molti esponenti di punta della nomenklatura presero le distanze da un conflitto divenuto ormai impopolare. Non ricorda che ci furono rivolte e proteste in Armenia, Kazakistan e Tagikistan, che forti ostilità antimilitariste e antirusse si ebbero in Ucraina, Georgia e nelle repubbliche baltiche, che la condotta della guerra fu, per la prima volta, sottoposta a un giudizio da una commissione ad hoc istituita dal Congresso dei Deputati del Popolo. Non ricorda o non ha capito niente se a distanza di alcuni decenni piomba lui e fa ripiombare tutto il mondo nella banalità di una aggressione, di una invasione, di una guerra o, come ha scritto la filosofa, politologo e storica Hannah Arendt in un suo saggio, nella “banalità del male”. Putin è diventato, molto banalmente e molto pericolosamente e chissà se e quanto consapevolmente, il problema del mondo, non soltanto degli ucraini, dei russi e degli europei. Proprio così, perché assaltare, attaccare, bersagliare, bombardare le centrali nucleari dicendo, in altre parole, alle nazioni di tutto il mondo: “Non intensificate le sanzioni, perché altrimenti finisce male…”, significa che – se ancora ci fosse necessità di qualche dimostrazione per comprenderlo – l’invasione dell’Ucraina riguarda davvero il tutto: le nostre nazioni, i nostri popoli, le nostre istituzioni, le nostre società, le nostre democrazie, le nostre libertà, le nostre indipendenze, le nostre autonomie, i nostri sistemi economici e produttivi, la nostra Unione europea. E le nostre vite quotidiane, scombinate, scompaginate e scompigliate dal secondo immane pensiero fisso in poco tempo. Dopo la pandemia, dopo i limitati e ridotti lockdown a fasi multiple alternate, ci voleva proprio una botta di vita, un diversivo per rompere la monotonia, la routine quotidiana. Fino al punto che più bambini hanno già fatto la domanda: “Ma le bombe possono arrivare fin qui, possono arrivare pure da noi?”. Non è possibile sapere se e quanto Putin sia davvero consapevole di essere diventato il problema del mondo. “Questa è la guerra di Putin”, ha detto Biden, minacciando di farne “un paria della comunità internazionale”. È già un intoccabile, è già un fuori casta, lo ha detto pure Maurizio Crozza: “Gli uccelli migratori fanno una deviazione per non volare sopra di lui!”. Ma al di là di tutto ciò, una domanda aleggia su ogni altra: è sicuro che Putin capisce che non potrà occupare a oltranza l’Ucraina e raggiungere i suoi irragionevoli obiettivi con le sue “operazioni militari speciali”, se non a un prezzo elevatissimo in termini di sofferenze, un prezzo che farà pagare e sta già facendo pagare al suo popolo, oltre a quello ucraino e, indirettamente, a tutto il mondo? Quando Macron, dopo l’ennesima interminabile, lunghissima telefonata con Putin, ha fatto capire sconsolato che lo zar non si fermerà, ha, indirettamente, detto e chiesto agli alleati: “Quale obiettivo ci poniamo e quali sacrifici siamo disposti a fare per ottenerlo?”. Che poi la Nato riesca a supportare l’Ucraina stando del tutto fuori dal conflitto pare ogni momento che passa sempre più difficile e pericoloso, adesso che ci sono centrali atomiche assaltate, bombardate e controllate, corridoi umanitari da gestire, aiuti militari e no da far arrivare, confini europei da proteggere. Una volta la guerra decimava solamente chi la combatteva, ma in un mondo, più che mai super-globalizzato e ultra-mediatico, la guerra logora chi la dichiara e la decide. Il rischio, serio, è che il logoramento di ciò che resta della leadership putiniana rappresenterà una recrudescenza della ferocia in Ucraina, ma anche ancora maggiore ferocia sul fronte interno. Lo si vede con gli arresti, perfino di Yelena Osipova, 80 anni, una delle sopravvissute all’assedio nazista di Leningrado, con la chiusura delle poche voci libere rimaste. E si allunga dunque la lista dei media internazionali che sospendono la loro attività in Russia: oltre le italiane Rai, Mediaset e Ansa, anche le americane CBS, ABC, CNN e Bloomberg e le tedesche ARD e ZDF hanno interrotto le corrispondenze dei loro studi a Mosca in seguito alla legge che prevede il carcere per chi diffonde notizie “false” sulla guerra in Ucraina. È indispensabile aver chiaro quale strategia adottare e uno schieramento compatto di forze indirizzato al raggiungimento di obiettivi precisi. Nella politica estera, e non solo, il metodo migliore per difendere gli ideali è trasformarli in convinzione nella esecuzione e nella realizzazione di una strategia chiara, pragmatica e realista. In conclusione, tutto il mondo in questi momenti si chiede banalmente: “Che fare con Putin?”. La risposta è altrettanto banale: “Fermarlo”. E come? Bisogna sperare in leader non banali e coraggiosi.

Leggi anche
Editoriale

La donna, il serpente e il sospetto: una nuova caccia alle streghe nell’era dell’indignazione

Può una domanda diventare una negazione? Può una precisazione esegetica essere trasformata in una dichiarazione contro la fede? E può accadere che una riflessione dedicata alla donna finisca per sottoporre a giudizio proprio la donna che l’ha formulata? È quanto sembra essere avvenuto intorno all’articolo Il serpente, la donna e il frutto. E Satana?, pubblicato […]

Quello scontro sulla grazia

In ogni Stato di diritto, in qualsiasi Stato di diritto, vige un confine insuperabile, che non dovrebbe mai essere oltrepassato: è quello che fa da palizzata fra il diritto e la convenienza politica. Tuttavia, nel dibattito sulla inconcepibile concessione della grazia a Mario Roggero, – il gioielliere di 72 anni di Grinzane Cavour (in provincia […]

Soldi, armi e cortesie

Al vertice della Nato di Ankara, Trump è passato, in men che non si dica, dalla tragedia della ripresa della guerra contro l’Iran, degli insulti agli alleati e della minaccia alla Spagna di rompere subito ogni relazione commerciale, all’idillio del siamo tutti d’accordo su tutto e dell’amore ostentato alla fine dei lavori. L’altalena dei suoi […]
Hic et Nunc

Al Museo un mostra sui “Giochi”: dall'Atleta di Taranto a Iacovone

“L’arte della vittoria. Atleti e competizioni nel Mediterraneo” è il titolo della mostra che celebra l’atletismo ma anche la virtù dello sport come elemento di costruzione di pace, cooperazione e dialogo. Presentata dalla direttrice Stella Falzone, la mostra 25 luglio al 10 gennaio 2027, celebra i Giochi del Mediterraneo, a poche settimane, tra l’altro, dal […]

Autonomia: il governo ci riprova ma accentra la gestione di porti. Con gravi rischi

Fra poco meno di un mese avranno inizio i Giochi del Mediterraneo, ma tra circa un mese e mezzo i Giochi termineranno e l’entusiasmo per un evento la cui portata sarà dimostrata dai fatti, lascerà il posto alla realtà del “dopo”. Qualche impianto sportivo nuovo, di cui la città aveva uno “storico” bisogno, non potrà […]

San Lorenzo da Brindisi, un pieno di energia d’amore

Martedì 21 luglio, memoria di san Lorenzo da Brindisi, nell’eucarestia presieduta dal ministro provinciale dei frati cappuccini di Puglia, fra Ruggiero Doronzo, è stata evidenziata l’organizzazione mentale del santo frate, formatasi attraverso lo studio capillare della Glossa ordinaria, un commentario biblico composto di rimandi.  Una rete di collegamenti biblici che, grazie anche alle sue capacità […]
Media
26 Lug 2026