Angelus

La domenica del Papa – Quale volto ha il Messia che Giovanni si attende?

foto Vatican media/Sir
12 Dic 2022

Aveva pianto l’8 dicembre scorso davanti la statua della Madonna in piazza di Spagna, pensando ai bambini, agli anziani, ai padri e alle madri, ai giovani della martoriata terra dell’Ucraina. A Maria avrebbe voluto portare il ringraziamento “per la pace che da tempo chiediamo al Signore”. In questa domenica, la terza di Avvento caratterizzata dall’invito alla gioia, i bambini portano in piazza San Pietro le statuine di Gesù Bambino e papa Francesco chiede loro di pregare affinché il Natale “porti un raggio di pace ai bambini del mondo intero, specialmente a quelli costretti a vivere i giorni terribili e bui della guerra, questa guerra in Ucraina che distrugge tante vite, e tanti bambini”. E pace chiede anche per il Sudan, dove sono riesplosi violenti scontri; paese che visiterà il prossimo febbraio insieme all’arcivescovo di Canterbury e al moderatore della chiesa di Scozia.
Domenica nella quale troviamo Giovanni Battista in catene nell’oscurità del carcere, che manda i suoi discepoli a chiedere a Gesù: “sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?” Che domanda drammatica, complessa ci offre il Vangelo di Matteo. Giovanni si trova al termine della sua missione e dubita, si interroga; come dire, non riconosce nel Cristo il Messia che lui ha predicato. Domanda che nasconde un altro interrogativo: quale volto ha il Messia che Giovanni si attende? Quale volto ha per l’uomo? Forse “un Messia severo che, arrivando, avrebbe fatto giustizia con potenza castigando i peccatori. Ora, invece, Gesù ha parole e gesti di compassione verso tutti, al centro del suo agire c’è la misericordia che perdona”. Certo sconvolge questo Gesù che sta a mensa con i peccatori, entra nella casa del pubblicano, che perdona e chiama alla conversione.
Giovanni, dunque, è assalito dal dubbio, eppure aveva battezzato Gesù, indicandolo ai discepoli come l’Agnello di Dio. “Anche il più grande credente – afferma il papa all’Angelus – attraversa il tunnel del dubbio. E questo non è un male, anzi, talvolta è essenziale per la crescita spirituale: ci aiuta a capire che Dio è sempre più grande di come lo immaginiamo; le opere che compie sono sorprendenti rispetto ai nostri calcoli; il suo agire è diverso, sempre, supera i nostri bisogni e le nostre attese; e perciò non dobbiamo mai smettere di cercarlo e di convertirci al suo vero volto”.
Con le parole del grande teologo Henri de Lubac, Francesco ricorda che Dio “occorre riscoprirlo a tappe… talvolta credendo di perderlo”. Come fa Giovanni Battista, il quale, “nel dubbio, lo cerca ancora, lo interroga, ‘discute’ con lui e finalmente lo riscopre”. Anche noi, afferma il vescovo di Roma, possiamo trovarci “nella sua situazione, in un carcere interiore, incapaci di riconoscere la novità del Signore, che forse teniamo prigioniero della presunzione di sapere già tanto su di lui”. Giovanni ci insegna a non chiudere Dio nei nostri schemi: “abbiamo le nostre idee, i nostri pregiudizi e affibbiamo agli altri delle rigide etichette”; abbiamo nella testa l’immagine di un “Dio potente che fa ciò che vuole, anziché il Dio dell’umile mitezza, il Dio della misericordia e dell’amore, che interviene sempre rispettando la nostra libertà e le nostre scelte”. Ricordava Benedetto XVI: “non è la violenta rivoluzione del mondo, non sono le grandi promesse che cambiano il mondo, ma è la silenziosa luce della verità, della bontà di Dio che è il segno della sua presenza e ci dà la certezza che siamo amati fino in fondo e che non siamo dimenticati, non siamo un prodotto del caso, ma di una volontà di amore”.
L’Avvento, dunque, è un tempo in cui, ricorda il papa, “anziché pensare ai regali per noi, possiamo donare parole e gesti di consolazione a chi è ferito, come ha fatto Gesù con i ciechi, i sordi e gli zoppi”. E trovare il volto di Dio nei volti dei bambini anche di quelli che in piazza San Pietro sono venuti tenendo in mano il bambinello; nei volti dei tanti bambini feriti dalla guerra, in viaggio sulle rotte dei migranti, stremati dalla fame e dalla miseria. Lo troviamo in coloro che hanno offerto la propria vita per gli altri, in tanti testimoni della fede.
L’Avvento, allora, “è un tempo di ribaltamento di prospettive, dove lasciarci stupire dalla grandezza della misericordia di Dio”.

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