In cammino verso il sacerdozio: Paolo Martucci
Sabato 8 giugno in concattedrale alle ore 17 l’arcivescovo mons. Ciro Miniero, nel corso della solenne celebrazione eucaristica, ordinerà sacerdoti i diaconi Federico Marino, Stefano Manente, Marco Albanese, e Paolo Martucci.
Ecco la storia vocazionale di:
Paolo Martucci
“Egli tese dall’alto la mano e mi prese, mi trasse fuori dalle grandi acque”(2Sam 17) è un versetto che ha accompagnato il mio ingresso in seminario e tutto il mio cammino vocazionale sino ad oggi. Sono cresciuto nella parrocchia di San Francesco d’Assisi a Martina Franca, con il defunto parroco don Martino Costantini, un esempio e modello di vita cristiana e sacerdotale per tutta la comunità e non solo. Qui ho vissuto il cammino di formazione cristiana ricevendo i sacramenti fino alla cresima, quando scelsi liberamente di abbandonare la parrocchia per motivi sia professionali e sia personali legati al fatto che oramai la parrocchia e la Chiesa in genere sembrava non dovesse avere più nulla da dire alla mia vita. Diplomato all’istituto alberghiero di Castellana Grotte, ho svolto le mie prime esperienze lavorative nell’ambito della pasticceria, prima in Puglia e poi in giro per l’Italia, permettendomi di conoscere e arricchire il mio bagaglio culturale e relazionale. Vissuta anche l’esperienza del fidanzamento, ero certo che tutto sarebbe filato liscio nel corso della mia vita.
Gli anni 2015-2016, invece, sono stati per me un periodo difficile, di esperienze che mai avrei immaginato di vivere e che hanno segnato la mia vita. Questo mi ha portato a perdere amici, lavoro, ma soprattutto, il sorriso. Il 28 marzo del 2016, alle ore 14.30 circa, nella cappellina del SS. Sacramento della Basilica di San Martino, prima sedia della seconda fila a sinistra: “Qualcuno si è ricordato di me; mi ha chiamato per nome”. Non so spiegare cosa è successo, ma ho iniziato a piangere come credo mai abbia fatto fino ad allora. Stava accadendo ciò che ho scritto e sentito vero per me, nel versetto del 2° libro di Samuele. Davanti al Signore ho preso coscienza di ciò che ero diventato e mi sono sentito salvato. E le lacrime erano un misto tra gioia e dolore. Desideravo capire chi fosse Colui che è sceso fino agli inferi della mia vita per venirmi a salvare, desideravo conoscerLo. Il giorno dopo, mentre ascoltavo una trasmissione televisiva, ho ascoltato una testimonianza di Chiara Amirante, la fondatrice di Nuovi Orizzonti, e mentre parlava di tante vite di giovani strappate dall’inferno in cui vivevano, mi sono chiesto: “Allora, forse, c’è una speranza anche per me”. Mi sono aggrappato a quella speranza, con tutte le mie forze, fino a venire a conoscenza che, come dice l’apostolo Paolo, ha un nome e un volto: Cristo Gesù. Era Lui, quel giorno. Come fai a non lasciare tutto e seguirLo? La formazione in seminario è stata per me una grazia perché mi ha permesso di scoprire di più chi sono io e chi è il Signore, e chi siamo insieme, grazie all’aiuto di credenti, laici e sacerdoti, che hanno saputo ascoltare con me quello che lo Spirito Santo ci suggeriva. Come anche la mia famiglia che con pazienza, amore e fiducia in Dio ha saputo starmi accanto, ogni giorno. Ad oggi, vivo di quell’incontro, certo del fatto che continuamente nella preghiera il Signore mi dice: “Io sono con te, tutti i giorni”. Su questa Parola getto le reti della mia vita e cerco di donarmi in quello che faccio. Ringrazio la comunità che si è presa cura delle mie radici vocazionali, la comunità di San Francesco d’Assisi, di quelle che ho incontrato dopo la formazione in seminario, la comunità di Montemesola e quella di San Nunzio Sulprizio dove attualmente svolgo il mio ministero diaconale. Ringrazio l’Università Lumsa per la formazione al sociale che mi sta permettendo di conoscere più capillarmente il territorio tarantino con i suoi punti di forza e di debolezza. Vi chiedo di pregare per me perché in ogni cosa posso servire il Signore in gioia e umiltà.




