Peregrinatio in diocesi

Le reliquie di San Francesco d’Assisi a Taranto

foto fpOcchinegro
31 Ott 2024

di Angelo Diofano

I frati minori organizzano la venuta a Taranto, nella parrocchia di San Pasquale, delle reliquie di San Francesco d’Assisi da lunedì 4 a mercoledì 6 novembre, in occasione delle celebrazioni per gli ottocento anni della comparsa delle stimmate. La prima tappa della peregrinatio sarà l’ospedale Santissima Annunziata (alle ore 10.30) per la visita agli ammalati; nel pomeriggio le reliquie saranno esposte in chiesa con il seguente programma:  alle ore 17, si terrà l’incontro con i ragazzi del catechismo e alle ore 18.30 la santa messa sarà presieduta da mons. Marco Gerardo, vicario foraneo del Borgo. La chiesa chiuderà alle ore 22 per consentire momenti di preghiera personale.

Martedì 5, alle ore 7.45 recita delle le lodi, alle ore 8 la santa messa; dalle ore 9 alle ore 11 le reliquie saranno portate alla casa circondariale per la visita ai detenuti; alle ore 17 si terrà l’incontro con la famiglia francescana (ofs, zona 5 della diocesi); ore 18.30, celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero.

Infine mercoledì 6, alle ore 7.45 le lodi e alle ore 8.45 fra Milko Gigante, vicario provinciale, presiederà la celebrazione eucaristica. Al termine, partenza delle reliquie per altra tappa della peregrinatio.

Di seguito pubblichiamo un commento all’evento del parroco della San Pasquale, fra Vincenzo Chirico:
“L’innato desiderio umano di ‘vedere Dio’ appare frustrato in partenza. In ogni tempo, gli uomini hanno cercato di superare quell’impossibilità in vari modi, tanto è forte il bisogno di entrare in una relazione ‘fisica’ con la divinità: «Traggono l’oro dal sacchetto e pesano l’argento con la bilancia; pagano un orefice perché faccia un dio, che poi venerano e adorano» (Is 46,6). In realtà, «Dio, nessuno lo ha mai visto» né lo avrebbe mai visto se il Figlio unigenito non lo avesse rivelato» (cf. Gv 1,18). Il profondo desiderio dell’uomo è stato appagato da Dio stesso: il Figlio di Dio si è fatto carne. Gli apostoli e quanti vissero con Gesù, perciò, hanno potuto affermare: «Quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita – la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza -, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi» (cf. 1Gv 1,1-2.3).

Immerso nell’acqua battesimale nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, il credente vive l’esperienza della fede non soltanto con l’intelletto, ma integralmente: spirito, anima e corpo. La fede chiama in causa interiorità e fisicità. La liturgia ne è la fonte e l’espressione più forte, coinvolgendo in vario modo tutti i cinque sensi: ascolto, sguardo, parola e canto, percezione dei profumi (l’incenso), gesto di pace, diverse posture del corpo (in piedi, seduti, in ginocchio)… I santi, ovvero coloro che riconosciamo discepoli autentici del Signore, uomini e donne che nel loro corpo e con il loro corpo hanno vissuto il Vangelo, hanno cioè dato forma visibile al battesimo, divengono per noi testimoni della vita nuova in Cristo. Vicino a loro, facciamo esperienza della vicinanza di Dio. La loro presenza, ci parla della presenza benevola del Padre e ci anima a percorrere con creatività e fedeltà la nostra personale strada, seguendo il Signore Gesù Cristo.

La reliquia del santo, dunque, è un segno tangibile di quella vita evangelica vissuta dal fratello santo integralmente nella sua umanità, non è un ‘amuleto’. La reliquia ci porta il messaggio della vita del santo, ci parla dell’amore di Dio che il santo ha scoperto, ha accolto, ha comunicato. La reliquia ci invita a fare la nostra parte perché l’unico Corpo di Cristo cresca oggi e si arricchisca del nostro contributo insostituibile. Con questo spirito, viviamo i momenti di preghiera attorno alla reliquia di San Francesco stimmatizzato, che manifesta come sia feconda la vita di chi accoglie la Pasqua del Signore: il chicco di grano che, caduto in terra, muore, produce molto frutto (cf. Gv 12,24)”.

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