Sinodo

Monsignor Gerardo: Dal Sinodo una Chiesa capace di affrontare le nuove sfide

19 Nov 2024

di Silvano Trevisani

“La nostra gratitudine diventa adesso impegno nel tradurre in decisioni e scelte concrete le riflessioni raccolte nelle fasi di ascolto e discernimento”. Lo hanno scritto, nel messaggio di ringraziamento rivolto a Papa Francesco, i partecipanti all’assemblea sinodale della Chiesa Italiana, a conclusione dei lavori svoltisi a Roma dal 15 al 17 novembre. E in queste parole si condensa perfettamente quale deve essere la dinamica post sinodale.

All’assemblea ha partecipato, nella delegazione diocesana, composta da tre rappresentanti, monsignor Marco Gerardo, referente diocesano del Cammino sinodale delle Chiese in Italia. Al suo ritorno a Taranto gli abbiamo rivolto alcune domande.

Quali segnali si possono raccogliere dal Sinodo?

Innanzi tutto che la Chiesa è un’istituzione viva e intelligente e sa leggere i segni dei tempi. Abbiamo registrato un grande fermento e la voglia di rispondere in maniera adeguata e consapevole alle sfide che l’epoca contemporanea ci pone. Questa mole importante di pensiero, di coraggio ecumenico ci indica l’itinerario per trovare la strada possibile. Ora occorre una ricaduta concreta nelle chiese locali, nelle aggregazioni laicali, nelle comunità, con un livello molto alto di riflessione.

Si è vista con chiarezza la partecipazione delle chiese locali al cammino sinodale e all’assemblea conclusiva?

Già nelle prime due fasi della consultazione si è prodotto un contributo di discernimento dal significato rilevante. Tutte le realtà hanno contribuito maniera, naturalmente in maniera diversa, per consistenza e intensità, ma in modo generale la partecipazione c’è stata. Sacerdoti e laici, ciascuno con le proprie caratteristiche, hanno fornito un contributo di analisi e di stimolo.

Se dovessimo esprimere in un concetto saliente quello che è stato il “risultato” del sinodo cosa potremmo dire?

Parlerei di: una rinnovata consapevolezza del fatto che la Chiesa vince le sfide che la contemporaneità le presenta quando è unita a Gesù e quando agisce in modo comunitario. Nessuno basta a se stesso e la missione evangelizzatrice si compie solo se tutte le membra restano legate al corpo unico della Chiesa.

Nei lavori sinodali è emersa quella che potremmo definire una “rivendicazione” da parte del laicato?

Parlerei piuttosto di una “presa di coscienza” da parte di tutti. Nell’intervento che ho inoltrato personalmente sottolineavo il fatto che, sulla base di quanto è esplicitamente previsto dalla “Lumen gentium”, il coinvolgimento dei laici deve essere fondato non tanto sulla presa di coscienza da parte dei pastori quanto piuttosto sulla condivisione di quella che è la missione pastorale. Ecco, alla luce della “Lumen gentium”, che compie 60 anni, deve essere esaltata quella che viene definita, con un termini forse complicato ma chiarissimo, la: “soggettualità battesimale”.

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