Giubileo2025 in diocesi

La veglia intervicariale di Grottaglie per il Giubileo presieduta da monsignor Ligorio

02 Dic 2024

di Silvano Trevisani

Si è svolta nel segno della Riconciliazione, come disegno sacramentale di conversione e ritorno al Signore, la veglia intervicariale di preghiera in preparazione del Giubileo, svoltasi nella Chiesa madre collegiata di Grottaglie e presieduta dall’arcivescovo emerito di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo, Salvatore Ligorio.
A inizio cerimonia il parroco della collegiata, don Eligio Grimaldi ha ricordato l’esortazione contenuta nel messaggio per l’inizio dell’anno pastorale dell’arcivescovo Ciro Miniero. Pellegrinaggio e speranza sono due parole ricorrenti nella preparazione dell’Anno Santo 2025, il pellegrinaggio è metafora di una vita che procede verso una meta che può trasfigurarla. Richiede fiducia, entusiasmo e spirito di sacrificio. Vi sono tratti in cui sperimentare il colloquio cuore a cuore con Dio e tratti in cui godere della gioia dei fratelli, tutti pellegrini, penitenti e festosi. Il pellegrinaggio è un percorso di guarigione interiore che educa l’animo al giusto affiorare della gioia di andare incontro al Signore”.
Sacerdoti e laici hanno, quindi, proclamato da Parola, tratta dall’Apocalisse, rivolta simbolicamente alle sette Chiese. O ogni lettura è stata seguita dall’accensione di un cero.

L’omelia

Nella sua omelia, monsignor Ligorio ha sviluppato il significato del Giubileo che, per volontà del Santo Padre e secondo le indicazioni dell’arcivescovo Miniero, deve farci recuperare le dimensioni esistenziali della conversione e della riconciliazione.
Riferendosi alla bolla di indizione di Papa Francesco, ha richiamato il riferimento alla Lettera di san Paolo ai Romani: “la speranza non delude mai”, e ci spinge a essere pellegrini di speranza in un tempo che richiede fortezza d’animo. Occorre riprendere un corretto rapporto con Dio che deve portarci a un corretto rapporto tra gli uomini e con la creazione, che è la casa comune. È in questa logica che l’idea del Giubileo, indetto da Bonifacio VIII, comportava la remissione dei debiti, morali e materiali, la restituzione dei terreni alienati e il riposo della terra. E il “Padre nostro” ci indica il percorso attraverso la riconciliazione, l’amore, il richiamo alla giustizia, attraverso la quale passa la verità.

La storia

Ripercorrendo la storia dei Giubilei, monsignor Ligorio ha ricordato come la sua periodicità, originariamente fissata in 10 anni, stia stata poi ridotta prima a 50 da Clemente VII poi a 25 da Paolo II, per consentire a tutti gli uomini di averne esperienza nella propria vita. E agli appuntamenti periodici si sono aggiunti gli anni santi straordinari, ultimo dei quali l’Anno Santo della Misericordia, indetto da Papa Francesco nel 2015.

Il significato

Prendendo in esame gli elementi simbolici centrali del Giubileo, monsignor Ligorio ha sottolineato l’importanza della Porta santa, che è rappresentazione simbolica di Cristo che si propone egli stesso come porta da attraversare per ottenere la salvezza: “Io sono la porta, se uno entra attraverso di me, sarà salvato. Entrerà e uscirà e troverà pascolo”. Si è, quindi, particolarmente soffermato sul pellegrinaggio, che non è solo un “cambiamento di luogo”, ma è una trasformazione di se stessi. La sua etimologia latina (“per ager”) significa: attraversare i campi, attraversare le frontiere e il modello primigenio è quello di Abramo, a cui Dio ordinò di lasciare la sua casa, la sua parentela e la casa di suo padre per raggiungere la terra promessa. Ma anche il ministero di Gesù Cristo si identifica in un viaggio dalla Galilea alla città santa di Gerusalemme. “Mentre stavano per compiersi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino…” (Luca, 9,51). I discepoli vengono chiamati a percorrere questa strada, e ciò vale anche per i cristiani di oggi.

Il pellegrinaggio

Il pellegrinaggio, quindi, è un’esperienza di conversione e cambiamento della propria esistenza per orientarla verso la santità di Dio.
Altro elemento fondante è la recita del Credo, detto anche simbolo”. Recitare con fede il Credo significa entrare in comunione con Dio e con la Trinità. Così la carità è la caratteristica principale della vita cristiana e, a questo proposito, ha citato la lettera di san Pietro. “Soprattutto conservate tra voi una grande carità, perché la carità copre una moltitudine di peccati”. Si è, quindi, soffermato sulle altre virtù teologali e sulla preghiera. Che in occasione del Giubileo ha delle “soste” in edicole, santuari, luoghi spirituali, e che è strumento centrale per la riconciliazione, elemento costitutivo della pratica del pellegrinaggio, che è il modo specifico di vivere questo momento forte della Chiesa, e che ha la sua scaturigine nell’indulgenza.

Il perdono

“Il perdono – ha concluso monsignor Ligorio – non cambia il passato, ma può modificare ciò che è già avvenuto e può permettere di cambiare il futuro. Permettendo di leggere anche il passato con occhi diversi e più sereni”.

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