Tracce

Unica via: dare un dispiacere agli Usa

Foto Ansa-Avvenire
07 Gen 2025

di Emanuele Carrieri

Era così. Fu così con l’India, nel caso dei due marò, nella controversia sorta per la uccisione di due pescatori al largo della costa sudoccidentale di cui vennero accusati due militari del San Marco, imbarcati su una petroliera italiana, per la protezione in acque a rischio di atti di pirateria. Un caso giudiziario durato ben dieci anni, durante i quali si è sentito sempre molto forte il miasma del ricatto, o meglio, del sequestro di persona a scopo di estorsione. Fu così con la Libia di Gheddafi, vale a dire un tiranno, un despota, un dittatore, ma, innanzitutto, un terrorista, quello che nel 1970 buttò fuori in quattro e quattr’otto e con due soli soldi in tasca italiani che vivevano in Libia da venti, trenta o quaranta anni e gli italiani nati in Libia, e, perciò, libici. La gratitudine fu talmente tanta che, molti decenni dopo, un presidente del Consiglio dei ministri gli baciò la mano come gesto di considerazione. È stato così molte volte con gli Stati Uniti. Nell’elenco dei casi analoghi il più tragico fu la strage del Cermis nel 1988. Venti morti, per i giochi spericolati di un top gun o rambo dei cieli, il pilota americano Richard Ashby, decollato dalla base di Aviano, volando a una velocità molto elevata e a una quota inferiore a quanto concesso, in violazione dei regolamenti, tranciò il cavo della funivia del Cermis, facendo precipitare la cabina e determinando la morte dei venti viaggiatori. Inflessibile, il governo degli Stati Uniti non esitò ad applicare verso un governo amico la convenzione internazionale sullo statuto militare Nato che garantisce che un militare americano sia processato solo dai “suoi”. E pochi giorni dopo, il capitano Richard Ashby e il resto dell’equipaggio venne rimpatriato. Un altro caso grave fu l’uccisione di Nicola Calipari, numero uno delle operazioni all’estero del Sismi, da parte dei soldati americani, in Iraq nel 2005, nelle fasi successive alla liberazione della giornalista Giuliana Sgrena. I tentativi di processare il principale imputato, Mario Lozano, appartenente alla 42ª divisione della New York Army National Guard, fallirono indecorosamente. Un episodio di segno diverso, uno dei rarissimi esempi, avvenne a Sigonella, in Sicilia, nel 1985. Alla Casa Bianca c’era Ronald Reagan, a Palazzo Chigi Bettino Craxi. Ecco nella notte fra il 10 e l’11 ottobre di quell’anno, si fronteggiarono con le armi in pugno da un lato la Delta Force, il corpo antiterrorismo dell’esercito statunitense e dall’altro i VAM dell’aeronautica e i carabinieri, attorno all’aereo civile egiziano – a cui era stato intimato l’atterraggio da parte di caccia militari statunitensi – su cui si trovavano quattro palestinesi coinvolti nel dirottamento della nave Achille Lauro e nell’assassinio di un passeggero. Reagan si infuriò a seguito del comportamento italiano e telefonò nel cuore della notte a Craxi, il quale fu irremovibile: i reati erano stati commessi a bordo di una nave italiana, quindi in territorio italiano, e sarebbe stata l’Italia a decidere cosa fare. Alla fine a cedere fu Reagan. Ne seguì una lunga crisi nei rapporti Washington – Roma. Adesso si fa in modo diverso: si parte senza avvertire manco il proprio ministro degli esteri, gli alleati di governo, i partner europei. Il dubbio è che la causa del colpo di ala con cui la premier ha preso in contropiede tutti non sia proprio la vicenda di Cecilia Sala. Se la sua liberazione è inscindibilmente legata a quella dell’ingegnere iraniano arrestato all’aeroporto di Malpensa, la via maestra per ottenerla, l’unica sicura, la sola accettabilmente rapida, è una decisione celere e coraggiosa non del solo ministro della giustizia ma del governo e dunque, in primo luogo, di chi lo presiede. Nella politica, sia nazionale che internazionale, si può ma qualche volta capita che sia invece necessaria la drasticità e in quei momenti difficili nessun leader politico è mai felice. Eppure il caso non è tanto difficile. Eppure sia la presidente del Consiglio dei ministri che il ministro della giustizia avrebbero un’argomentazione solidissima. Il traffico per cui l’iraniano è in carcere era diretto al corpo delle guardie della rivoluzione islamica, ossia a una organizzazione terroristica per gli Stati Uniti. È indispensabile ribadire: per gli Stati Uniti. Il principio che regolamenta l’estradizione è quello della “doppia incriminazione”. Richiede che il fatto sia penalmente proibito sia per l’uno che l’altro Stato, per chi chiede l’estradizione e per chi deve concederla. Una scelta del genere non farebbe piacere agli Stati Uniti. È normale e comprensibile che a qualsiasi governo italiano spiaccia dare un dispiacere agli Stati Uniti. Adesso la speranza è che Meloni abbia preso di petto la situazione e che abbia deciso di decidere. Fece così anche Craxi che, al momento giusto, decise di decidere. La consolazione giunse addirittura che da Henry Kissinger che, con il cinismo e la freddezza che lo caratterizzava, disse all’ambasciatore italiano: noi fummo costretti ad arrabbiarci, voi foste costretti a liberarlo. Le speranze sono diverse ma connesse e legate: che Meloni abbia detto a Trump tutto ciò a muso duro, che Trump abbia compreso e, ultima e più importante, che Trump si rassegni. Forse solamente così Cecilia Sala potrà al più presto ritornare a casa.

Leggi anche
Editoriale

Il bisogno di riferimenti condivisi

Le immagini dei cortei, delle contestazioni e delle manifestazioni delle ultime settimane in parecchi paesi dell’Europa occidentale, meridionale e centrale, pretendono una riflessione che va al di là della cronaca. Su che cosa si regge una comunità? E quanto può resistere una comunità nella quale le regole vengono contestate, nella quale il potere esecutivo attacca […]

Cosa si sta consegnando ai giovani?

Quel filmato è stato mandato in onda una decina di volte, se non di più. Quel bambino, in primo piano, aveva enormi occhi azzurri, le guance erano rosse e grassottelle, come quelle di Cicciobello, il famoso bambolotto in voga negli anni sessanta. Quel che colpiva era l’abbigliamento: nero, completamente nero, simile a quello di un […]

Quel grande vuoto da riempire

“Per gioco, lo abbiamo fatto per gioco, ci annoiavamo”. Questa è, forse, la dichiarazione più sconvolgente di tutta la vicenda legata alla minicar che, per giorni, ha generato lo spavento nella zona di Monteverde, a Roma. È quasi un rivale da combattere la noia, ma è soprattutto un indispensabile passaggio per la consapevolezza di sé […]
Hic et Nunc

Ilva: parte col freno a mano il confronto sulla cigs e si rinvia tutto al 10

Si è inceppato subito l’incontro al ministero del Lavoro sulla richiesta da parte dell’ex Ilva di cassa integrazione per 8.622 unità lavorative. I sindacati si sono trovati di fronte a una richiesta di cassa “al buio” per quasi tutti i dipendenti diretti, di fronte a ostacoli per l’estensione della cassa ai lavoratori dell’appalto e a […]

Il confine: da separazione a incontro. Il convegno organizzato dalla diocesi al Mudi

Si è svolto nel Museo diocesano il convegno sul tema: ‘Il confine: soglia, limite, orizzonte dell’incontro’, curato dall’ufficio diocesano per la Cultura in collaborazione con MuDi e Museion. Si tratta, come ha spiegato don Francesco Simone nell’introdurre l’iniziativa da lui ideata, del primo incontro di una trilogia, che ha denominato “trilogia della percezione” che, nelle […]
Media
06 Nov 2026