Consiglio permanente Cei

I vescovi del CpC: “Evitare retorica bellicistica e tornare a parlare di pace”

ph Siciliani Gennari-Sir
13 Mar 2025

di Alberto Baviera

I vescovi del Consiglio episcopale permanente della Cei hanno espresso “dolore per le violenze che insanguinano diversi angoli del Pianeta mettendo a rischio il futuro di tutti”. È quanto si legge nel comunicato finale della sessione svoltasi a Roma, dal 10 al 12 marzo.
Rivolgendo il loro sguardo alla situazione internazionale, i presuli, con quanto richiamato dalla Bolla di indizione del Giubileo 2025, hanno auspicato che “il primo segno di speranza si traduca in pace per il mondo, che ancora una volta si trova immerso nella tragedia della guerra” (Spes non confundit, 8). Nel corso dei lavori, viene spiegato, sono risuonate forti le parole pronunciate da papa Francesco a Bari in occasione dell’incontro ‘Mediterraneo frontiera di pace’: “La guerra, che orienta le risorse all’acquisto di armi e allo sforzo militare, distogliendole dalle funzioni vitali di una società, quali il sostegno alle famiglie, alla sanità e all’istruzione, è contraria alla ragione, secondo l’insegnamento di san Giovanni XXIII (cf. Enc. Pacem in terris, 62; 67). […] Essa è una follia” (Discorso, 23 febbraio 2020). “Preoccupati, dunque, per lo scenario globale, i vescovi si sono soffermati sulle tensioni crescenti e sul linguaggio della politica internazionale sempre più aggressivo, violento e divisivo – si legge nel comunicato -. Da qui l’impegno, richiesto a tutti, per una maggiore cura del linguaggio, evitando la retorica bellicistica per tornare a parlare di pace, insieme alla riscoperta dell’importanza di iniziative multilaterali e del valore della diplomazia”. In tal senso – viene rilevato – si muove anche l’appello rivolto più volte da Papa Francesco a ridurre le spese militari, destinando “almeno una percentuale fissa del denaro impiegato negli armamenti per la costituzione di un Fondo mondiale che elimini definitivamente la fame e faciliti nei Paesi più poveri attività educative e volte a promuovere lo sviluppo sostenibile, contrastando il cambiamento climatico” (Messaggio per la Giornata mondiale della pace 2025). Secondo i presuli, “occorre individuare modalità nuove per favorire il dialogo e per innervare la società con quella cultura che nasce dal Vangelo e con una testimonianza autentica. La guerra, spesso alimentata da nazionalismi antiumani, che è tornata a insanguinare l’Europa e che segna l’esistenza di tanti popoli, richiede – hanno rimarcato i vescovi – decise iniziative politiche e diplomatiche per la pace. La Chiesa italiana, da parte sua, continuerà a sostenere lo slancio umanitario verso le vittime dei conflitti”.

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