Percorsi di pace

Padre Romanelli da Gaza: “Hamas apre al piano Usa. Tanta speranza, ma restiamo prudenti”

ph Afp-Sir
06 Ott 2025

di Daniele Rocchi

“Speriamo sia la volta buona”: da Gaza a parlare è padre Gabriel Romanelli, parroco della Sacra Famiglia, l’unica parrocchia cattolica della Striscia, che si trova nel quartiere orientale di al-Zaitoun di Gaza City. L’annuncio che Hamas è pronto a negoziare il piano del presidente Usa, Donald Trump, per fermare la guerra a Gaza è stato accolto dai 450 rifugiati che sono ospitati nella parrocchia “con speranza ma anche con prudenza”.

“Tante volte in questi mesi ci sono stati annunci che poi non hanno portato a nulla. Per questo restiamo speranzosi ma al tempo stesso pragmatici”. Come a dire nessun entusiasmo, per ora. Un atteggiamento giustificato anche dal fatto che, aggiunge il parroco di origini argentine, “continuiamo a sentire e vedere bombardamenti anche vicino a noi, a poche centinaia di metri”. Padre Romanelli, a riguardo, cita una agenzia locale che riporta la notizia che l’esercito israeliano avrebbe diramato un avviso secondo cui tutta l’area a nord di Wadi Gaza (valle di Gaza) – Gaza City inclusa – continua a essere considerata una pericolosa zona di combattimento e rimanere nell’area rappresenta un rischio significativo. La stessa agenzia, riferita dal parroco, conferma che l’esercito israeliano (Idf) continua a circondare Gaza City e agli abitanti non è permesso tornare a nord né di avvicinarsi alle aree operative dell’Idf in nessuna parte della Striscia, nemmeno a sud.

“Le esplosioni al momento sembrano diminuite rispetto a ieri e ai giorni passati – spiega padre Romanelli -. Vedremo se smetteranno. Non possiamo fare altro che pregare e continuare a sperare che tutto finisca presto.

Realisticamente significa la fine dei bombardamenti, che tutti gli ostaggi vengano liberati, i prigionieri rilasciati, che gli aiuti umanitari riprendano con continuità e che vengano garantite cure e assistenza ai feriti, in primis alle migliaia di bambini che soffrono.

Sappiamo che è molto complicato e siamo consapevoli che il cessate il fuoco non è sinonimo di pace – conclude padre Gabriel -. Sabato, la Chiesa universale ha celebrato San Francesco di Assisi, un santo che ha fatto tantissimo per la Terra santa e per Medio Oriente. Preghiamo e chiediamo la sua intercessione e quella di Maria, Madre nostra, affinché il Signore della pace illumini le menti e i cuori di coloro che dovranno applicare questo piano. Abbiamo tanto bisogno di pace”.

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