A Taranto

Il governo ha scelto: Flacks Group potrà acquisire gli impianti ex-Ilva

ph Marco Calvarese-Sir
31 Dic 2025

di Silvano Trevisani

Le acciaierie ex Ilva passeranno alla finanziaria statunitense Flacks Group. È la stessa azienda ad annunciarlo su Likedin, affermando di aver raggiunto un’intesa con il governo, dopo il parare positivo dei commissari sia di AdI (Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta, Davide Tabarelli) che di Ilva in AS (Alessandro Danovi, Francesco di Ciommo e Daniela Savi), che potranno ora avviare la trattativa in esclusiva per la vendita del gruppo siderurgico.

I contenuti dell’offerta del gruppo speculativo americano sono quelli già resi noti nelle scorse settimane: Flacks si dice pronto a investire fino a 5 miliardi di euro per la modernizzazione degli impianti “inclusa l’elettrificazione e l’ammodernamento dei forni”. Per l’acquisto ha offerto solo un euro simbolico e il suo piano prevede solo 8.500 lavoratori: significa che ci sarebbero oltre 1.200 esuberi, rispetto ai 9.741 lavoratori attualmente dipendenti di Acciaierie d’Italia in Amministrazione straordinaria, di cui di cui 7.938 a Taranto. Nella nuova società lo Stato italiano resterebbe partner strategico con una quota del 40%, mentre Flacks Group LLC avrebbe un’opzione per acquisire in futuro l’ulteriore 40% per una cifra che potrebbe oscillare tra i 500 milioni e il miliardo di euro.

Il progetto di Flacks Group, che sostiene di voler garantire “il futuro a lungo termine di una piattaforma industriale storica, e rafforzare le catene di approvvigionamento europee fondamentali per i settori automobilistico, edile e delle infrastrutture”, prevede, quindi, esuberi non irrilevanti, che si andrebbero ad aggiungere a quelli di Ilva in amministrazione straordinaria e, forse, a molte altra migliaia dell’indotto.

Assolutamente negativo il commento della Fiom-Cgil, attraverso il coordinatore nazionale siderurgia, Loris Scarpa, secondo il quale “è inaccettabile che le trattative avvengano con fondi speculativi alle spalle dei lavoratori”, mentre spetta al governo costituire una società a maggioranza pubblica che gestisca il processo di decarbonizzazione. Per Rocco Palombella segretario generale della Uilm la scelta dei commissari desta molte preoccupazioni, trattandosi di un fondo privo di ogni esperienza industriale. “Prima dell’avvio della trattativa in esclusiva con Flacks chiediamo ai commissari e al governo un incontro urgente a Palazzo Chigi, alla presenza della presidente Meloni, per conoscere tutti gli aspetti occupazionali, ambientali e industriali dell’offerta e le ragioni che hanno portato a questa decisione”.

Secondo il segretario nazionale della Fim, Valerio D’Alò, “bisogna ragionare di piani e non di nomi, di rilancio produttivo, di decarbonizzazione, di occupazione per tutti i lavoratori coinvolti, siano essi diretti, di Ilva in AS o degli appalti. Attendiamo con ancora più forza la convocazione da Palazzo Chigi per affrontare questa discussione”.

Intanto si apprende che la procura della Repubblica di Taranto ha respinto la richiesta di dissequestro dell’Altoforno 1 avanzata dai commissari di AdI, che avrebbero voluto avviare subito il ripristino dell’impianto danneggiato, com’è noto, dall’incidente avvenuto in primavera.

Città

Bitetti: “Le casse del Comune sono vuote, lavoriamo in emergenza”

30 Dic 2025

di Silvano Trevisani

Una città in emergenza che fa tutti gli sforzi possibile per uscire dall’angolo in cui è stata messa, in un momento storico complicato dalla situazione industriale. È il quadro in chiaroscuro che il sindaco Piero Bitetti e la sua giunta comunale hanno proposto alla stampa nell’incontro di fine anno.

“La situazione economica dell’ente non è delle più favorevoli – spiega Bitetti -. Abbiamo un bilancio ingessato con una discrezionalità sulla spesa corrente pari a zero e quindi stiamo provando a cercare in tutti i meandri, a partire da un’azione di miglioramento e potenziamento degli uffici tributi, che devono in primo luogo garantire un’operazione di giustizia nei confronti di chi tributi già li paga”.

Legalità, vivibilità, integrazione tra i quartieri, attenzione ai giovani, valorizzazione della Città vecchia, lavoro: sono i punti qualificanti indicati dal Comune, in un incontro fiume che ha toccato naturalmente i punti dolenti che sono sotto gli occhi di tutti: igiene urbana e raccolta differenziata, sanità, crisi economica, isolamento fisico per le lacune trasportistiche, contrasto tra lavoro e ambiente, e molto altro. Com’è logico che accada in una incontro in cui l’Amministrazione comunale si mette a disposizione della stampa, cosa che in passato avveniva piuttosto di rado.

“Stiamo potenziando gli organi di controllo perché vogliamo aumentare la percezione di legalità e di sicurezza. Anzi vogliamo migliorare anche l’operatività degli organi di controllo che devono farci vivere meglio, dando ai cittadini la possibilità di muoversi liberamente a qualsiasi ora del giorno e della notte. Stiamo facendo anche interventi per illuminare le zone più buie. Stiamo noleggiando queste 40 telecamere per poter fare controllo del territorio, ma in particolare una lotta serrata al conferimento indiscriminato dei rifiuti, provando a gestire una situazione emergenziale”.

Ecco una delle note più dolenti. “Noi non ci nascondiamo, ma abbiamo trovato una situazione complicata in clima ambientale. L’azienda ha chiuso un bilancio in ritardo, con disavanzo di 350.000 euro ma con una situazione debitoria di svariati milioni che ancora non è chiara. Tant’è che abbiamo dato mandato a una società di riferimento per un’operazione verità che faccia emergere tutti i debiti. La raccolta differenziata è obbligatoria e fa fatta per non aumentare i costi del servizio e anche per una questione di decoro urbano”.

Bitetti spiega come il Comune abbia avuto difficoltà a chiudere il bilancio, il che costringerà a operare dei tagli a partire, purtroppo, dai servizi sociali.

Alla domanda se è vero che il Comune è in pre dissesto ha risposto: “In questo momento non mi sento di parlare di pre dissesto, ma la situazione è difficile. Sapete, poi, che sul bilancio comunale pende ancora la vicenda Boc, ma stiamo lavorando in maniera febbrile e avviato un piano di razionalizzazione della spesa”.

Interrogato sugli impegni presi per i primi 100 giorni di lavoro, ha assicurato che nel prossimo consiglio sarà approvato il regolamento che riguarda il garante dei detenuti e poi toccherà a quello della disabilità. “Ho dovuto sottrarre tempo l’ascolto dei cittadini – ammette – perché abbiamo dovuto dedicare tante ore della giornata a guardare i dossier che erano aperti e che sembravano ordinari e che invece rivestono un carattere di straordinarietà.”

Per quanto riguarda il Piano urbanistico generale si sta ragionando a armonizzarlo alla visione di questa amministrazione, perché è partito con un’altra che aveva una visione un po’ diversa.

“Abbiamo dovuto recuperare il progetto di Green Belt (con i relativi accordi con i vari enti competenti) dove c’erano dei problemi che richiedevano interventi urgenti, per evitare la perdita o la restituzione di importanti finanziamenti”. Per quanto riguarda l’isolamento causata dalla carenza di trasporti (il 14 gennaio al 26 ci sarà la soppressione di un Intercity Taranto -Milano) nonostante l’approssimarsi dei Giochi del Mediterraneo, ha così risposto: “Noi stiamo provando a creare le condizioni migliori per favorire i trasporti. Stiamo seguendo il cantiere della riqualificazione della stazione ferroviaria, con l’abbattimento delle barriere architettoniche, abbiamo un’interlocuzione con Ferrovie dello Stato. Ma sapete che le competenze sono del governo. Ci stiamo battendo anche per il completamento dell’autostrada per avvicinare il più possibile al corpo urbano della città. C’è la questione dei voli. C’è una nuova società che si chiama Sky Puglia che ha chiesto due slot. Siamo stati all’aeroporto di Grottaglie e abbiamo avuto contezza che il cantiere sta continuando e che probabilmente sarà consegnato a giugno per essere utilizzato anche per i giochi del Mediterraneo. Noi come territorio certamente giocheremo il nostro ruolo per uscire dall’isolamento dei trasporti nel quale viviamo. Ma, lo ripeto, non abbiamo dirette competenze.

Molti altri i punti toccati, dal completamento dell’Ospedale San Cataldo, che richiede un intervento del governo perché consenta l’assunzione dei sanitari, all’università, alla valorizzazione della Città vecchia con l’eliminazione di barriere abusive create da privati, ai vari, troppi cantieri in atto: Palazzo degli uffici, Palazzo D’Ayala, Colonne doriche; dalla vicenda Ilva alla necessità di creare alternative produttive e occupazionali per il territorio, e così via. Ma di questi e di altri argomenti ci sarà occasione di parlare ampiamente.

Cinema

Michieletto, al debutto con ‘Primavera’, porta Vivaldi sul grande schermo

30 Dic 2025

di Sergio Perugini

Una bella sorpresa, il film che fa la differenza nell’offerta natalizia del 2025. È ‘Primavera’, opera prima del regista teatrale-lirico Damiano Michieletto, che porta sullo schermo il romanzo premio Strega ‘Stabat Mater’ di Tiziano Scarpa, sceneggiato da Ludovica Rampoldi. Interpretato con incisività da Tecla Insolia e Michele Riondino, vede nel cast anche Fabrizia Sacchi, Andrea Pennacchi, Valentina Bellè e Stefano Accorsi. La produzione è Indigo Film e Warner bros.

La storia: Venezia ‘700, Cecilia è un’orfana cresciuta nel Pio ospedale della pietà, come lei tante altre destinate alla musica e a finire spose di facoltosi donatori. Cecilia ha un talento nel violino che emerge con luminosità quando incontra don Antonio Vivaldi. Il destino però le rema contro: è già promessa a un nobile, al momento lontano in guerra. La giovane però vorrebbe vivere di musica, sottraendosi alle rigide imposizioni…
Molti i pregi del film di Michieletto: ‘Primavera’ brilla per la forza di una storia di riscatto dalla solitudine, nato dalla musica e dall’incontro di due anime fragili, Cecilia e Vivaldi. Un percorso creativo ed esistenziale che i due compiono insieme per un tratto, suonando fianco a fianco, traendo forza dalla reciproca collaborazione. In particolare, Cecilia è una giovane che si ribella alle costrizioni sociali del tempo e a un futuro prestabilito. Oltre alla forza narrativa, l’opera colpisce per l’elegante messa in scena e la regia sicura di Michieletto, all’esordio nel cinema di finzione ma con esperienza teatrale. ‘Primavera’ vanta un’ottima cura formale: scenografie, costumi e musiche (firmate da Fabio Massimo Capogrosso), oltre alle note senza tempo di Vivaldi. Un’opera che volteggia come un valzer, con tonalità dolenti, rafforzate da una scrittura vibrante e interpreti convincenti. Un film che offre molte suggestioni, un viaggio nel tempo e nei territori interiori di una giovane che reclama libertà e futuro. E vita.

 

Eventi nazionali

Le Città del SS. Crocifisso e la Rete marciana chiudono in Aspromonte l’anno giubilare

30 Dic 2025

Sabato 3 gennaio 2026, nel cuore dell’Aspromonte e nel segno della devozione alla Madonna di Polsi, San Luca ospiterà la tappa giubilare ‘Pellegrini di speranza, di giustizia e pace’, che segna la conclusione dell’anno giubilare dell’Associazione nazionale delle Città del SS. Crocifisso e della Rete delle città marciane, con il patrocinio del Comune di San Luca, la collaborazione della Tazzina della legalità e in sinergia con la diocesi di Locri-Gerace e la parrocchia Santa Maria della Pietà. L’incontro è il seguito concreto dell’appello “Cercasi un sindaco per San Luca”, lanciato da Sergio Gaglianese e da “La Tazzina della Legalità”, che ha avuto un’eco mediatica rilevante. Così riferisce il segretario nazionale delle due reti istituzionali promotrici, Giuseppe Semeraro: «Abbiamo scelto San Luca  perché è un luogo simbolico e reale insieme: simbolico per ciò che rappresenta, reale per le sfide che vive ogni giorno. La tappa giubilare vuole essere un segno di vicinanza e un invito a non arretrare, quando i territori vengono accompagnati, la partecipazione cresce e la comunità ritrova forza. Noi ci siamo per questo, per costruire legami, sostenere percorsi e trasformare la speranza in azione».

Il programma prevede alle ore 10 l’accoglienza delle delegazioni in piazza Umberto I e alle ore 10.30 il solenne Pontificale presieduto da mons. Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace, che ha indirizzato da subito l’iniziativa su San Luca trovando l’immediato sostegno del parroco don Gianluca Longo. Nel corso della celebrazione sarà offerta una lampada votiva per la pace alla Madonna di Polsi, come segno di affidamento e impegno per i territori. Concelebreranno mons. Pasquale Morelli, assistente ecclesiastico delle Città del SS. Crocifisso (che riunisce 53 municipalità) e don Antonio Quaranta, assistente ecclesiastico dell’Associazione Rete Marciana (che conta 25 municipalità), unitamente al parroco di San Luca don Gianluca Longo. Le delegazioni saranno guidate da Giovanni Papasso, presidente dell’Associazione nazionale delle Città del SS. Crocifisso, e Marco Rizzo, presidente della Rete Marciana e sindaco di Castellabate (comune capofila) coordinate dalla segreteria nazionale.

Alla giornata sono state invitate autorità civili e militari e rappresentanti della magistratura, tra cui il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Giuseppe Borrelli e il procuratore della Repubblica di Catanzaro Salvatore Curcio, oltre al Prefetto di Reggio Calabria, dott.ssa Clara Vaccaro. È attesa inoltre una significativa delegazione di sindaci e amministratori provenienti da Calabria, Basilicata, Sicilia e Puglia.

Tale presenza corale  intende conferire a questa tappa giubilare un valore che supera la dimensione celebrativa: un segno pubblico di vicinanza delle istituzioni e delle comunità a un territorio che chiede futuro, nel solco di una legalità vissuta come dovere civico e partecipazione consapevole.

«San Luca – dichiara Giovanni Papasso, presidente dell’Associazione nazionale delle Città del SS. Crocifisso – è un luogo che chiede presenza e non retorica. Portare qui la tappa giubilare significa affermare che le comunità non si lasciano sole e che la dimensione spirituale può diventare anche impegno pubblico: cura dei legami, rispetto delle regole, fiducia nelle istituzioni. La nostra rete di Comuni testimonia unità e responsabilità ed è, al tempo stesso, un richiamo netto alla legalità. In questa tappa la legalità è sostanza, non cornice, vuol dire istituzioni credibili, regole uguali per tutti e una comunità vigile. È il terreno su cui possono crescere speranza, giustizia e pace, perché senza legalità non c’è futuro che tenga. Un ringraziamento particolare va a mons. Francesco Oliva, che ha creduto da subito in questo appuntamento, e al parroco don Gianluca Longo per l’accoglienza e la collaborazione».

È previsto, infine, un momento di confronto con Amedeo Di Tillo, vicepresidente nazionale Csain (Centri sportivi aziendali e industriali), già presidente regionale Csain Calabria, segretario regionale di organizzazioni sindacali militari, da anni impegnato nello sport giovanile e sociale e insignito di benemerenze Coni per meriti sportivi.

 

Percorsi di pace

Domani, 31 dicembre, a Catania la Marcia nazionale per la pace

foto G. Leva
30 Dic 2025

Il 31 dicembre, Catania ospiterà la 58ª Marcia nazionale per la pace, promossa dalla Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace della Cei, insieme all’arcidiocesi di Catania e a numerose organizzazioni cattoliche e realtà della società civile. Il titolo scelto – “La pace sia con tutti voi: verso una pace disarmata e disarmante” – richiama con forza l’appello di papa Leone XIV a contrastare la deriva bellicista che attraversa l’Europa e il mondo.
Viviamo un tempo segnato da guerre, riarmo e paura. Torna ad affermarsi, come fosse inevitabile, il principio arcaico del “si vis pacem, para bellum”, mentre crescono le spese militari a discapito della giustizia sociale, del welfare e della tutela dell’ambiente. In questo contesto, mettere in discussione la corsa agli armamenti – fino al tema rimosso delle armi nucleari presenti anche nel nostro Paese – diventa un dovere civile e spirituale, non una posizione ingenua o ideologica.
La Marcia per la Pace, che la Chiesa italiana promuove dal 1968, è un gesto pubblico di preghiera, testimonianza e responsabilità storica, per ribadire che la guerra è una follia, come dimostrano i drammi in corso in Terra Santa, in Ucraina, in Sudan e in tanti conflitti dimenticati. È un invito a non rassegnarsi alla “globalizzazione dell’impotenza”, ma a scegliere la via della pace come costruzione concreta e quotidiana.
Catania, nel cuore del Mediterraneo, è stata scelta come luogo simbolico. Un mare che può essere ponte di incontro tra i popoli o frontiera di morte; uno spazio che richiama la visione di Giorgio La Pira, che vedeva nel Mediterraneo il “grande lago di Tiberiade”, centro di pace per le nazioni. Andare a Catania significa affermare con chiarezza che l’Italia non può essere ridotta a piattaforma della “guerra mondiale a pezzi”, né il Mediterraneo trasformato in un cimitero di migranti.
La Marcia attraverserà alcuni luoghi emblematici della città, intrecciando pace e inclusione sociale, dialogo interreligioso, accoglienza, educazione nonviolenta, fino alla celebrazione eucaristica conclusiva presieduta dall’arcivescovo di Catania, mons. Luigi Renna, trasmessa in diretta da TV2000.
Con questa iniziativa, le organizzazioni aderenti intendono ribadire insieme:
  • il dissenso motivato verso la cultura della guerra e la logica del riarmo;
  • la necessità di investire nell’educazione alla pace, alla nonviolenza e all’obiezione di coscienza;
  • l’urgenza di un’economia di pace e di una conversione ecologica integrale, difendendo il lavoro da ogni ricatto legato alla produzione di armi;
  • l’impegno per la cooperazione internazionale, la diplomazia popolare e la difesa civile non armata e nonviolenta;
  • la volontà di riaprire un serio dibattito pubblico sul disarmo nucleare e sull’adesione ai trattati internazionali di messa al bando delle armi atomiche.
La Marcia di Catania è un segno di speranza e di responsabilità. Un atto collettivo per dare voce al ripudio della guerra sancito dalla Costituzione italiana e per rilanciare il sogno di un’Europa capace di essere potenza di pace nel mondo.

Diocesi

Celebrazioni di fine anno

ph G. Leva
30 Dic 2025

di Angelo Diofano

Mercoledì 31 dicembre nella concattedrale ‘Gran Madre di Dio’ dalle ore 8 alle 12 ci sarà un’adorazione eucaristica in ringraziamento per l’anno che va a concludersi. In serata, alle ore 18.30, solenne celebrazione eucaristica che sarà conclusa con il canto del Te Deum.

In città vecchia, nel santuario della Madonna della Salute, alle ore 17 si terrà la celebrazione eucaristica con il canto del ‘Te Deum’ per ringraziare il Signore per il 2025 e chiedere la benedizione per il 2026.

A Martina Franca, nella basilica di San Martino, alle ore 18 santa messa con il canto del ‘Te Deum’ cui seguirà, dal sagrato, la benedizione alla città.

 

Giovedì 1° gennaio

Alle ore 11.30  nella concattedrale ‘Gran Madre di Dio’ si terrà la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero.

Eventi a Taranto e provincia

Una grande folla ha accompagnato la Fiamma olimpica per le vie di Taranto

29 Dic 2025

di Silvano Trevisani

Una folla straboccante ha salutato la partenza della tappa tarantina della Fiamma olimpica da piazza Castello. Un corteo composto da innumerevoli mezzi e sponsorizzato da una multinazionale di bevande, ha sfilato lungo la ringhiera, sbarcando i tedofori, una cinquantina che, partendo dal castello, hanno attraversato le strade cittadine per convergere, per la festosa cerimonia finale, a piazza Archita. Più spettacolo che sport, insomma, per questo evento evocativo, che percorre secondo consuetudine ormai antica, le città d’Italia per concludersi a Milano-Cortina doppia sede dei Giochi olimpici invernali 2026.


Daniela Fusti e Andrea Chirico (giovane rappresentante del Movimento Shalom) i due giovanissimi tedofori tarantini che, dopo l’accensione della torcia olimpica e il passaggio attraverso il Castello aragonese, sono partiti per portare il fuoco dello sport nelle strade della città, proveniente da Massafra e Crispiano. All’interno del Castello aragonese, la Fiamma olimpica ha percorso la banchina e, uscendo da piazza Castello, ha attraversato il Ponte girevole, dando ufficialmente avvio alla staffetta cittadina. Il passaggio ha interessato corso Due mari, il lungomare Vittorio Emanuele III, viale Virgilio e viale Magna Grecia, per poi proseguire verso corso Umberto. Un itinerario molto diverso da quello che aveva percorso nel 2006, in occasione delle Olimpiadi di Torino.

A piazza Archita l’evento City Celebration, una festa aperta al pubblico con musica, intrattenimento e iniziative pensate per coinvolgere un pubblico ampio e trasversale. Soprattutto spettacolo, quindi, ma non solo per un’occasione di incontro che punta alla condivisione dei valori olimpici.

A rendere ancora più significativa la tappa tarantina la presenza di grandi nomi dello sport italiano, scelti come tedofori, tra cui Antonio Giovinazzi, il pilota di Martina Franca campione del mondo Endurance Fia Wec; Carlo Molfetta, di Mesagne, oro olimpico nel taekwondo a Londra 2012 e oggi direttore generale del Comitato organizzatore dei Giochi del Mediterraneo; Roberta Vinci, tarantina, campionessa di tennis e finalista agli US Open 2015 e Antonella Palmisano, medaglia d’oro olimpica nella 20 chilometri di marcia ai Giochi di Tokyo 2020, originaria di Mottola.

Anche il pugilato tarantino è rappresentato da Cataldo Quero, maestro di boxe e figura di riferimento della palestra Quero-Chiloiro. Ex campione dilettante, professionista e tecnico federale.

Processo di pace

Bozza di accordo Ucraina-Russia al 90%, restano da definire i nodi Donbass e Zaporizhia

29 Dic 2025

C’è aria di ottimismo a Mar-a-Lago, la villa situata a Palm Beach, in Florida, dove ieri c’è stato l’incontro tra il presidente Usa Donald Trump e il presidente Ucraino Volodymyr Zelensky. “Abbiamo avuto un incontro fantastico”, afferma Trump parlando ai giornalisti in conferenza stampa. “Abbiamo discusso di molte cose. Come sapete, ho avuto anche un’eccellente telefonata con il presidente Putin. È durata oltre due ore. Abbiamo discusso di molti punti. Credo che ci stiamo avvicinando molto”. Dopo l’incontro con Zelensky, Trump ha parlato anche con i leader europei, tra cui i presidenti di Francia, Finlandia e Polonia, i primi ministri di Norvegia, Italia e Regno Unito, il cancelliere tedesco, il segretario generale della Nato e il presidente della Commissione Europea. “Abbiamo fatto molti progressi “, insiste Trump che rispondendo ad una domanda, si spinge ancora più in là e dice addirittura che l’esito dei negoziati sulla fine della guerra tra Russia e Ucraina potrebbe essere chiaro entro poche settimane. Da parte sua Zelensky sottolinea la chiamata congiunta con i leader europei e gli altri leader Nato e Ue. Ed annuncia che “i nostri team si incontreranno nelle prossime settimane per finalizzare tutte le questioni discusse”. L’incontro fra i leader europei e la delegazione ucraina potrebbe svolgersi a Washington.

I punti irrisolti

“L’Ucraina – assicura Zelensky – è pronta per la pace”, “il piano di pace è stato concordato al 90%” ma sul tavolo rimangono ancora questioni non risolte che sono invece essenziali per porre fine alla guerra.Il presidente ucraino spiega ai giornalisti i dettagli dei 20 punti di una bozza di accordo osservando che due punti rimangono irrisolti: le questioni territoriali lungo la linea di confine (Donbass) e la governance della centrale nucleare di Zaporizhia. Zelensky si è presentato da Trump ribadendo la possibilità di sottoporre a referendum il piano di pace, anche perché su questo, la Costituzione ucraina è chiara e afferma che ogni concessione territoriale deve passare attraverso il consenso popolare. Zelensky si è detto disponibile anche, in caso di accordo, alle prime elezioni dal 2019 – una richiesta di Mosca appoggiata da Trump – a patto che la sicurezza sia garantita. Oltre alla bozza di accordo di pace, Zelensky ha affermato che sul tavolo dei negoziati sono presenti anche altri documenti necessari per porre fine alla guerra. Tra questi, un quadro di garanzie di sicurezza per l’Ucraina e un documento sulla ripresa e lo sviluppo economico preparato da Ucraina e Stati Uniti – la Roadmap per la prosperità dell’Ucraina.

Ma se alla villa a Mar-a-Lago in Florida c’è aria di ottimismo, in Ucraina la guerra va avanti.Le agenzie ucraine continuano a battere notizie di bombardamenti sui civili e sulle infrastrutture energetiche che mettono in difficoltà la vita delle persone in città con continui allarmi e black-out.Ieri (28 dicembre) le truppe russe hanno colpito quattro insediamenti nella regione di Kharkiv, ferendo tre persone. Durante la notte e la mattina del 29 dicembre, le forze russe hanno diretto i droni verso il distretto di Synelnykove, colpendo le comunità di Dubovyky e Vasylkivka, nella regione di Dnipropetrovsk. Una scuola e un’abitazione privata hanno preso fuoco.

vescovo di Kyiv mons. Kryvytskyi in visita ai soldati – ph rkc

Nelle Chiese si prega e si sta vicino alle persone, soprattutto a chi soffre di più. Il vescovo della diocesi di Kyiv-Zhytomyr, mons. Vitaliy Kryvytskyi SDB, ha visitato i militari al fronte durante il periodo natalizio. Ha consegnato ai soldati disegni e lettere scritte dai bambini della diocesi portando anche una parola di sostegno, una preghiera, una benedizione e “semplicemente una presenza umana, così importante soprattutto durante le festività natalizie”.

La solidarietà è concreta. Dal Vaticano, sono arrivati in Ucraina tre tir carichi di zuppe istantanee di vari gusti: più di 100.000 porzioni, destinate alle zone più colpite dai combattimenti: basta infatti solo un po’ di acqua calda per ottenere una zuppa nutriente. Ieri, nella messa domenicale, S.B. Shevchuk, capo della chiesa greco-cattolica ucraina ha lanciato l’invito a “fare una scelta, a stare dalla parte giusta della storia”, “dalla parte della vita, che il Signore Dio dona e protegge”. “Sappiamo che, molto probabilmente, tra poche ore, si terrà un incontro di presidenti dall’altra parte del globo, che discuteranno su come porre fine alla guerra in Ucraina”, ha detto. “Lasciamo che i moderni creatori della storia si schierino dalla parte giusta della storia e proteggano la vita dagli Erode dei nostri giorni”.

Il Primate ha chiesto di pregare per coloro che prendono decisioni vitali per il futuro dei popoli, affinché “lo Spirito Santo – lo Spirito del Principe della Pace – ispiri i loro cuori non a scatenare guerre, ma a fermarle”.

 

Eventi a Taranto e provincia

Alla San Pio X, mostra di presepi realizzati in carcere

29 Dic 2025

L’associazione ‘Noi & Voi onlus’ inaugura questa sera, lunedì 29 dicembre, alle ore 17. alla San Pio X la mostra di presepi realizzati dai detenuti della casa circondariale ‘Magli’. 

Il programma della serata prevede alle ore 18  la celebrazione della santa messa; alle ore 18.45 le testimonianze di volontari, operatori e ospiti dell’associazione ‘Noi & Voi onlus’; alle ore 20 un momento di convivialità.

L’associazione ‘Noi & Voi onlus’ invita alla partecipazione all’evento ‘che costituisce un tempo prezioso per fermarsi, riflettere e stare insieme’.

Gli organizzatori spiegano inoltre che ‘le Natività sono frutto di percorsi laboratoriali che uniscono manualità, riflessione e crescita personale e nascono da gesti semplici e materiali essenziali, spesso di recupero, trasformati con pazienza e cura. In questi lavori la rappresentazione della Natività diventa anche metafora di rinascita interiore: un segno di speranza che prende forma in un luogo segnato dalla sospensione del tempo e dalla ricerca di senso. Le opere esposte raccontano storie di fragilità, dignità, umanità ma anche di denuncia. Non sono soltanto oggetti artistici, ma testimonianze di un cammino possibile, in cui la creatività diventa strumento di dialogo, responsabilità e riscatto. La mostra invita il visitatore a guardare oltre il manufatto, per cogliere il valore umano e simbolico di ogni presepe, e riconoscere nell’arte un ponte tra dentro e fuori, tra limite e possibilità’.

 

Tracce

Il potere logora tutti, davvero tutti

ph Reuters-Avvenire
29 Dic 2025

di Emanuele Carrieri

Forse fu la conseguenza collaterale di Mani pulite, la prima e più vasta delle inchieste che descrissero il fenomeno Tangentopoli, il sistema fraudolento che coinvolgeva in modo colluso la politica e l’imprenditoria. Sta nei fatti che svanì la concezione della politica come servizio, missione, ministero, diaconia, come alto compito, come la forma più alta di carità. Il primo messaggio linguistico di tale cambiamento fu l’ingresso in politica di Berlusconi, spiegato come “una discesa in campo”. Tralasciando ogni apprezzamento sulla parola discesa (sarebbe stato certamente più appropriato il termine salita!), resta una considerazione sul “campo”: l’idea che allora trapelò fu quella della politica giudicata come un match di rugby. Restano, ad anni di distanza, espressioni più che evidenti, come “conquistare il potere” al posto della più adeguata e giusta “essere designati al governo del Paese”. Non è solo un fatto, anzi una bizzarria, di carattere essenzialmente linguistico: dietro tutto questo c’è una vera e propria visione della politica. Perché, si sa, il potere non è soltanto del governo, nel governo e sul governo, ma anche sul Parlamento, sul proprio partito e sulla compagine della maggioranza, senza trascurare tutto il resto. O meglio tanto altro: i rapporti con Presidenza della Repubblica, Corte costituzionale e con i magistrati (che hanno l’imperdonabile difetto di non essere eletti!), le autorità garanti e di controllo, le Regioni, i comuni delle grandi città, l’imprenditoria, i mezzi di informazione (sempre più schivati da vari leader politici e sempre più soffocati dalla garrota delle querele temerarie), soppiantati ormai dal potere persuasivo dei social. Il loro cambiamento è del tutto evidente. Di fatto, sono transitati dalla competenza della informazione alla vera e propria comunicazione, che sono cose molto diverse: la stampa spiega e racconta, commenta e critica, nella seconda, invece, l’autore, o il leader, nella gran parte dei casi, proclama ciò che vuole senza un contraddittorio, senza un diritto di replica, perché parla e sbraita dal suo ambone telematico, dal suo pulpito virtuale. Quindi, non resta altro che prepararsi all’avvento dello Stato “influencership”. L’Italia è forse uno fra i pochissimi paesi in cui, dal dopoguerra, la premiership e la leadership, non hanno soggiornato nella stessa persona. Rare le eccezioni e diverse fra loro. La prima fu quella di De Gasperi: ufficialmente lo statista trentino non ha mai rivestito il doppio incarico cioè presidenza del Consiglio e segreteria della Democrazia Cristiana. Ma chiunque sapeva che De Gasperi era il vero leader democristiano. Tant’è che Guido Gonella sosteneva di essere il segretario del partito, ma innanzitutto il segretario di De Gasperi. Invece, Craxi fu presidente del Consiglio dall’agosto 1983 fino all’aprile 1987 (salvo una breve interruzione nell’estate 1986 a causa delle fibrillazioni con De Mita per il “patto della staffetta”) e fu, nel frattempo, segretario del Partito Socialista e senza alcuna opposizione interna, perché il suo era già il canovaccio del partito del capo. Fu Berlusconi che edificò il primo grande e importante partito personale, che gli sopravvisse con scarse percentuali, ma non lontane da quanto otteneva, negli ultimi anni, con lui in vita. Riuscì a detenere contemporaneamente e più volte lo scettro del governo e il timone del partito. Ma non riuscì mai a porre rimedio al suo limite: quello di essere un leader elettorale, ma non già un leader governante. In qualunque modo, fece scuola, sia per l’uso della parola potere, sia perché il partito personale e la tendenza a far coincidere premiership e leadership, monopolizzando potere, si diffusero a quasi tutti gli altri partiti. In Italia, negli ultimi tempi, si può tranquillamente dichiarare che numerosi elementi politici obbediscono completamente ai propri capi, non soltanto perché questi hanno il potere, ma perché senza di loro – pure per effetto della grande volatilità elettorale, cioè la tendenza degli elettori a modificare radicalmente il proprio voto fra una elezione e l’altra, passando da un partito all’altro o da un blocco ideologico all’altro – il partito finirebbe in frammenti alla prima sfida elettorale. Ma è un errore macroscopico pensare che il potere abbia un richiamo solamente nazionale: alcuni presidenti di giunte regionali (ormai è diffusa la prassi di chiamarli governatori e torna attraverso l’uso delle parole la visione della politica) hanno fatto il diavolo a sedici per ottenere un terzo mandato che in alcuni casi sarebbe stato il quarto, con quel che ne discende sugli equilibri nelle partecipate e nel sistema politico locale. Il potere può essere impiegato e può essere utilizzato in mille svariati modi: come alta funzione, come servizio, missione, ministero, diaconia, oppure per tirare un po’ di più la corda, come, per esempio, imponendo al Parlamento leggi di bilancio approvate all’ultimo secondo con maxiemendamenti non discussi, come succede da tanti, troppi anni, con tutti i poli e con tutti i presidenti del Consiglio dei ministri (ormai è diffusa la usanza di chiamarli premier!). Abbiamo avuto anche i leader che hanno chiesto “pieni poteri”, come Salvini: ma l’istanza non fu per nulla accolta e, inoltre, il tutto coincise con il principio del tracollo del leader leghista. Ma poi ci sono i grandi insegnamenti. Robert Musil, scrittore e drammaturgo austriaco, nel romanzo “L’uomo senza qualità”, scrisse: “Ogni generazione intenta a distruggere i buoni risultati di una epoca precedente è convinta di migliorarli”. Così è stato, così è e così sempre sarà.

Giubileo2025 in diocesi

La chiusura dell’Anno giubilare in diocesi

ph G. Leva
29 Dic 2025

di Angelo Diofano

Il canto del ‘Te Deum’ ha concluso in cattedrale domenica sera 28 dicembre (festa della Santa Famiglia) la solenne celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero per il rito di chiusura dell’Anno giubilare in diocesi; assieme al nostro pastore hanno concelebrato l’arcivescovo emerito di Taranto mons. Filippo Santoro, l’arcivescovo emerito di Potenza mons. Salvatore Ligorio, il vicario generale mons. Alessandro Greco, i canonici del Capitolo metropolitano, i vicari episcopali, i parroci e i sacerdoti della diocesi.

Il servizio liturgico è stato curato dai seminaristi della nostra arcidiocesi coordinati da don Marco Peluso mentre i canti sono stati guidati  dalla corale diocesana ‘San Giovanni Paolo II’.

“Come un solo popolo – ha detto, fra l’altro, mons. Miniero nella preghiera di introduzione – abbiamo elevato la nostra lode di ringraziamento e la nostra supplica a Dio, unendoci a coloro che spesso non hanno voce davanti agli uomini ma che il Padre ascolta e riconosce come figli prediletti: i malati, gli anziani, i detenuti, i poveri”. Quindi dopo le letture della solennità della Santa Famiglia, cioè dal Libro del Siracide e dalla lettera di San Paolo apostolo ai Colossesi, rispettivamente da parte di una non vedente del Centro volontari della Sofferenza e di un appartenente a Comunione e Liberazione, l’arcivescovo ha proclamato il brano del Vangelo secondo Matteo sulla Fuga in Egitto della Santa Famiglia con la successiva omelia.

Successivamente il vicario generale mons. Greco ha introdotto la professione di fede, scaturita dal Concilio i di Nicea (il suo 17° centenario ha coinciso l’Anno giubilare) i cui articoli sono stati proclamati da un presbitero (don Antonio Acclavio, novello sacerdote), da un diacono permanente, da un religioso (fra Giuseppe Galeone, frate cappuccino della fraternità di San Lorenzo da Brindisi) da una  religiosa (una suora domenicana di Santa Rosa da Lima), da una laica componente del coro diocesano e da un laico di Azione Cattolica.

Dopo le preghiere dei fedeli offerte per la Chiesa, il mondo intero, coloro che sono nella tribolazione, le famiglie e la nostra comunità diocesana, i doni dell’Offertorio sono stati portati all’altare da una coppia di novelli sposi, da due coniugi in dolce attesa, da una famiglia con bambino nato nel corso dell’anno  e da una coppia di coniugi che nel 2025 ha festeggiato il 50° anniversario di matrimonio.

Prima della benedizione finale, così l’arcivescovo ha preceduto il canto del ‘Te Deum’ quale ringraziamento a Dio per il dono dell’indulgenza: “Durante questo anno – ha detto mons. Miniero – abbiamo comunicato nella fede, nella speranza e nella carità, con tutto il mistero di Cristo distribuito nel ciclo dei tempi liturgici. Ora, rinfrancati da questa esperienza di conversione, torniamo al ritmo quotidiano della nostra vita. Come i discepoli che hanno visto il Suo volto, custodiamo la gioia dell’incontro con il Signore e manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché  fedele Colui che ha promesso”.

Quindi il canto ‘Gloria a Te, Cristo Gesù’ e il successivo caloroso abbraccio dei fedeli ai sacerdoti delle proprie comunità hanno coronato la solenne celebrazione.

 

Il servizio fotografico è stato curato da G. Leva

Angelus

La domenica del Papa – Leone XIV: “Preghiamo per le famiglie che soffrono a causa della guerra”

ph Vatican media-Sir
29 Dic 2025

di Fabio Zavattaro

“Nella luce del Natale del Signore, continuiamo a pregare per la pace. Oggi, in particolare, preghiamo per le famiglie che soffrono a causa della guerra, per i bambini, gli anziani, le persone più fragili”: lo ha detto papa Leone XIV dopo l’angelus di ieri, domenica 28 dicembre, in piazza San Pietro, per la festa della Santa Famiglia. Il pontefice ha invitato ad affidarsi “insieme all’intercessione della Santa Famiglia di Nazaret”.