Dipartita

È tornato alla casa del Padre p. Pasquale Montanaro dei Minimi di S. Francesco di Paola

25 Dic 2025

Apprendiamo da una nota del Santuario Regionale di San Francesco di Paola che “nella notte del 24 dicembre 2025, è volato serenamente in cielo padre Pasquale Montanaro, fedele servo del Signore, religioso e sacerdote dell’ordine dei Minimi, nativo di Sessa Aurunca (Ce) e membro della comunità religiosa del Convento di Catona. Preghiamo per lui, ringraziando il Signore per l’edificante testimonianza di questo nostro confratello”.

Ricordiamo che padre Pasquale ha lasciato un significativo ricordo anche a Taranto, dove ha fatto parte per vari anni della comunità dei padri minimi consegnando non soltanto una significativa testimonianza del suo impegno  religioso e pastorale come parroco dal 2001 al 2007, ma anche un segno del suo impegno culturale con la monografia storica scritta e pubblicata insieme a Rosario Quaranta nel 1981: “San Francesco di Paola in Taranto. Vicende della Chiesa e del Convento dal 1530 al 1980”.  Sempre a Taranto organizzò  nel 2005 un  interessante incontro culturale su “San Francesco di Paola e Taranto”, con la partecipazione di Nicola Caputo e Benedetto Mainini.

Padre Pasquale successivamente si stabilì per molti anni come missionario in Brasile prodigandosi lodevolmente nel nuovo impegno. Tornato in Italia, dopo una breve permanenza a Grottaglie, passò nel convento dei minimi di Catona, nei pressi di Reggio Calabria dove il giorno 26 dicembre si è tenuta la celebrazione delle sue esequie.

Intervista esclusiva

Card. Matteo Zuppi: “Crisi, denatalità, carcere: a Natale accendiamo una luce per chi cerca futuro e giustizia”

Il presidente della Cei, fa il punto sull’Anno santo appena trascorso e richiama l’impegno della Chiesa su temi sociali urgenti lanciando un messaggio per Natale

ph Siciliani Gennari-Sir
25 Dic 2025

di Riccardo Benotti

“Il Natale viene per accendere una luce in quel buio che ci disorienta, che ci fa precipitare nell’angoscia, che ci fa vedere nemici dappertutto”. Il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, traccia un bilancio del Giubileo 2025 e riflette sulle sfide del nuovo anno: guerre, denatalità, carceri. Nel primo Natale di Leone XIV, la Chiesa in Italia è chiamata a essere “fermento per un mondo riconciliato, accogliendo gli assetati di senso e di futuro, i senzatetto spirituali”.

Eminenza, è il primo Natale di Leone XIV, che in questi mesi ha orientato la Chiesa verso sobrietà, dialogo, pace e attenzione ai poveri. Quali attese vede aprire per la Chiesa in Italia?
Papa Leone ci sta indicando come essere cristiani oggi. E non esserlo nelle dichiarazioni o nelle apparenze ma nella vita e nelle scelte. La Chiesa in Italia raccoglie i frutti del Cammino sinodale, la consapevolezza di camminare, cioè annunciare Cristo, e di farlo insieme, come comunità, casa che accoglie e ama tutti ad iniziare dai più poveri e feriti. Insieme al Papa vogliamo essere fermento per un mondo riconciliato, accogliendo gli assetati di senso e di futuro, i senzatetto spirituali, senza paura di fare scelte coraggiose e impegnative.

Tra pochi giorni si chiuderà l’ultima Porta santa. Quale bilancio offre del Giubileo 2025?
È stato certamente un anno di grazia, di conversione, di rinnovamento della fede e di incontro con Cristo. E anche di tante conferme e sorprese, che ci aiutano a credere alla forza della Parola di Dio “sine glossa”, come voleva san Francesco. Qualcuno si può sentire in difficoltà ma è il Vangelo che non smette di attrarre le persone.

Quali frutti spirituali e pastorali spera possano rimanere nelle comunità anche dopo la conclusione ufficiale dell’Anno santo?
Romano Guardini diceva: “Si è iniziato un processo di incalcolabile portata: il risveglio della Chiesa nelle anime”. Sono convinto che questo risveglio ci sia, anche se piccolo, silenzioso, forse nascosto, come un piccolo seme che tenta di farsi largo tra ciottoli ed erbacce. E noi, come Chiesa, dobbiamo aiutare questo seme a fiorire, a dare frutto. Con pazienza, con fiducia e con speranza. Il male, la violenza, la paura, l’individualismo sono domande di bellezza, di luce, di amore gratuito.

Ucraina, Medio Oriente, Siria, Africa: i conflitti continuano e la diplomazia resta fragile. Quale contributo può dare oggi la Chiesa in Italia agli sforzi di pace?
Si inizia a costruire la pace nel cuore, liberandolo dagli egoismi, dall’individualismo che ci impedisce di vedere l’altro come un fratello, dalla tentazione di potersi salvare da soli, da quella violenza subdola che avvelena le relazioni. Disarmando l’Io da ciò che lo rovina: l’egoismo che ne fa un’idolatria. Solo con il Tu di Dio e il Noi della Chiesa troviamo l’Io! Possiamo costruire ponti lì dove si alzano muri e alimentare il dialogo dove si parla sopra gli altri o senza cuore.

Come tradurre concretamente questo impegno?
A diversi livelli: personale, comunitario, istituzionale, nazionale e sovranazionale. Papa Leone ha chiesto che ogni comunità diventi una casa della pace e della nonviolenza: è l’impegno che la Chiesa in Italia ha assunto in questo tempo della forza, dalla penosa esibizione di sé alla tragica forza delle armi. La sicurezza è importante ma sempre proporzionata e per avviare il dialogo con tutti.

Come custodire un orizzonte di speranza quando prevale ancora la logica delle armi?
Lo crediamo che siamo fratelli tutti o ne facciamo una dichiarazione vuota? Diciamo no alla globalizzazione dell’impotenza e non restiamo indifferenti dinanzi alle sofferenze e al grido di tanti. È una sfida, è responsabilità che ci chiama in causa, adesso e senza deleghe.

L’Italia vive un nuovo minimo storico di nascite. Quali passi concreti immagina per sostenere la natalità e accompagnare le famiglie nel 2026?
Bisogna tornare a guardare alla vita con entusiasmo. E liberarci dalla paura della vita o dalla tentazione di avere prima tutte le sicurezze e le risposte! Le risposte le troveremo vivendo e possiamo farlo perché abbiamo trovato la risposta: Gesù! Liberiamoci dalla fretta, dalla ricerca costante del profitto a scapito delle relazioni. Impariamo a volere bene come ci insegna Gesù. E solo Gesù proclama che siamo fratelli tutti!

Servono anche risposte concrete sul piano sociale ed economico?
Quanti problemi ci sfidano: il rapporto tra donna, maternità e lavoro, la precarietà economica… Servono, per questo, scelte operative che devono scaturire dal dialogo costruttivo tra Terzo settore e Istituzioni: la casa, combattere il precariato, dare sostegni. Ma occorre anche una visione che dia risposte a un problema, quello della denatalità, che ha radici di natura sociale, culturale e antropologica.

Quale rinnovamento chiede alla comunità cristiana per essere più generativa?
La Chiesa ha una grande responsabilità perché è chiamata a restituire motivazioni che liberino dalla paura e spingano a guardare oltre, che facciano intravedere la bellezza di trasmettere vita, che mostrino che l’esistenza ha senso quando viene donata a qualcuno.

Il Giubileo dei detenuti ha riportato l’attenzione su sovraffollamento, condizioni difficili e reinserimento. Quale cambiamento ritiene oggi urgente per ridare dignità alla vita in carcere?
Nelle carceri c’è troppa sofferenza. Per ridare dignità dobbiamo investirci molto, in termini di denaro, tempo e umanità: l’impegno deve diventare un progetto strutturale con un accompagnamento continuo e finanziamenti adeguati così che la rieducazione, che è quello a cui costituzionalmente siamo chiamati, sia possibile e reale.

I dati sulla recidiva sono preoccupanti…
Due terzi delle persone che escono dal carcere sono recidivi, mentre non è così per coloro che sono stati ammessi alle misure alternative. Esperienze bellissime, diffuse sul territorio, dimostrano che il traguardo della “recidiva zero” è possibile. Dobbiamo lavorare su questo versante, insieme: Istituzioni, società civile, comunità ecclesiale, con il supporto del mondo del volontariato.

Quale contributo può offrire la Chiesa in Italia per sostenere chi sta per tornare alla società?
È necessario garantire la presenza di volontari nelle carceri, promuovendo quelle iniziative che avvicinino il carcere al territorio, al mondo esterno, perché non restino due sfere a sé stanti. Come Chiesa in Italia continuiamo a camminare con i fratelli che hanno sbagliato, con amore, perché questo ci fa riconoscere nell’altro la persona che è sempre degna della nostra compassione.

Ci sono speranze concrete per i detenuti in questo tempo giubilare?
Mentre ci prepariamo a vivere il Natale e a concludere questo Anno Santo, auspichiamo che ci possano essere degli interventi – richiesti da Papa Francesco e sollecitati da Papa Leone al Giubileo dei detenuti – che restituiscano speranza ai carcerati, proprio perché nessuno vada perduto.

In questo 25 dicembre segnato da crisi e incertezze, quale parola di speranza vuole offrire agli italiani?
Ci stiamo misurando con tante fragilità e con la forza del male che dirompe nel mondo e spesso nelle nostre vite. Ma il Natale viene proprio per questo, non perché tutte le cose vanno bene, ma per accendere una luce in quel buio che ci disorienta, che ci fa precipitare nell’angoscia, nella depressione, che ci fa vedere nemici dappertutto, che ci stritola.

Come può la nascita di Gesù continuare a parlare oggi al cuore delle persone e delle famiglie?
In un mondo in cui la guerra si frammenta e si diffonde, anche quest’anno, Gesù nasce, si fa carne e viene a stare con noi, come un bambino indifeso, bisognoso di cure. Costruiamo comunità, difendiamo la famiglia essendo famiglia di Dio, cominciando a essere familiari suoi! Non giriamoci dall’altra parte, accogliamolo davvero, facendo pace con noi stessi, con gli altri, nella storia e sulla Terra. Questo è il mio augurio, questa è la speranza.​​​​​​​​​​​​​​​​

Diocesi

Ci ha lasciati Nico Gigante, responsabile dell’Ufficio informatico della diocesi

24 Dic 2025

Nel pomeriggio di martedì 23, Nicola Gigante – per tutti, Nico -, responsabile dell’Ufficio informatico dell’arcidiocesi di Taranto, ha concluso il suo pellegrinaggio terreno.

A dare la triste notizia, mons. Alessandro Greco, vicario episcopale ad omnia, il quale rende noto che la liturgia esequiale, celebrata dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero, avrà luogo oggi, mercoledì 24 dicembre alle ore 16 nella Cattedrale di San Cataldo.

Alla famiglia, le condoglianze di tutti noi di Nuovo Dialogo.

Eventi a Taranto e provincia

Domenica 28 a Mercato nuovo, la presentazione di ‘Tracce’, progetto di comunità dal basso

23 Dic 2025

“Piccole azioni, grande impatto. E anche questa volta, insieme”: è uno slogan detto senza urlare, ma con la forza e la determinazione di chi ha alle proprie spalle esperienza, formazione di alto profilo e la convinzione che i traguardi una comunità li raggiunge lavorando di squadra.

Per raccogliere consenso ed energie buone attorno al progetto Tracce, domenica 28 dicembre, a partire dalle ore 17:30, a Mercato nuovo (Porta Napoli) sarà aperto alla città un incontro per raccontarlo come percorso condiviso, fondato su cultura, comunità ed ecologia, e per cominciare davvero – non a parole – a costruire una visione nuova per Taranto.

Accanto al team che ha pensato e ora anima il progetto, ci saranno ospiti che hanno scelto di sostenere questo lavoro e di dialogare con la comunità tarantina: Stefan Berger, docente dell’università di Bochum, tra i massimi studiosi europei dei movimenti sociali e dell’eredità industriale;

Asier Abaunza, assessore all’urbanistica della città di Bilbao, protagonista di uno dei processi di rigenerazione più studiati in Europa,

e Patrizia Messina, professoressa dell’Università di Padova, esperta di politiche territoriali e sviluppo locale sostenibile.

I preziosi interventi saranno, per ovvie ragioni legate al periodo natalizio, da remoto, ma tutti hanno espresso il desiderio di incontrare una comunità che non si dà per vinta e che vuole tracciare autonomamente il proprio sentiero futuro.
Sempre in video-conferenza, saranno ospitati gli interventi di amici di Taranto e del progetto Tracce che seguono da sempre questo percorso virtuoso, dal basso, della comunità tarantina.

Una serata pensata per chi vuole capire, partecipare, lasciarsi coinvolgere e soprattutto sentirsi parte di un percorso comune.

Questo progetto di comunità è stato recentemente ospitato alla XIV Giornata internazionale di studio dell’Istituto nazionale di urbanistica – Inu a Napoli: a portare nella città partenopea la voce di Taranto sono state Gladys Spiliopoulos e Giada Marossi che ha così racchiuso una giornata di grande impatto emotivo e di riconoscimento scientifico:

“Partecipare alla XIV Giornata internazionale di studio dell’Inu – Istituto nazionale di urbanistica, svoltasi quest’anno a Napoli alla facoltà di Architettura dell’Università Federico II, ha rappresentato per il team di Tracce molto più di un’occasione di visibilità: è stato un momento di ascolto, confronto e riconoscimento di altissimo livello scientifico e umano.

In un’unica giornata, articolata in dodici tavole rotonde e diverse sessioni speciali, il dibattito nazionale e internazionale si è confrontato sui temi della rigenerazione urbana, della transizione ecologica e delle nuove forme di governance sperimentale, superando un approccio meramente tecnico per interrogare processi, responsabilità e ruolo delle comunità nei percorsi di trasformazione dei territori.

Tracce. è stato presentato all’interno della sessione «L’approccio ecosistemico alla pianificazione spaziale», portando un’esperienza concreta di azione civica strutturata, capace di dialogare con il mondo accademico su basi scientifiche solide. La proposta si fonda sull’integrazione dei servizi ecosistemici nella pianificazione bioculturale e rigenerativa della città di Taranto, come strumento per orientare scelte territoriali sostenibili, inclusive e verificabili.

Uno dei temi più ricorrenti emersi durante la giornata è stato il valore delle pratiche grassroots e dei percorsi bottom-up come motori di innovazione reale. In questo contesto, il lavoro di Tracce è stato accolto non solo con interesse, ma riconosciuto come caso esemplare: un framework metodologico credibile, maturo e scientificamente fondato, nato dal basso e orientato alla costruzione di soluzioni operative.

Il riconoscimento è arrivato in modo trasversale: dal coordinatore della sessione, il professor Corrado Zoppi, fino a professioniste come Claudia De Luca, esperta di innovazione rurale e urbana, che hanno sottolineato l’originalità dell’approccio e la sua capacità di tenere insieme le dimensioni ambientale, sociale e di governance.

Particolarmente significativa è stata la sorpresa nel constatare come un lavoro così articolato non nasca da un grande progetto istituzionale o finanziato, ma da un’azione civica avviata in tempi molto brevi. Il gruppo di lavoro si è formato infatti solo nell’estate 2025, rispondendo a un bisogno chiaro: non lottare contro qualcosa, ma con qualcuno – la comunità – e per qualcosa – la città di Taranto.

Tra gli strumenti presentati da Gladys Spiliopoulos, economista ambientale e referente del progetto, il Taranto ESG Watch è stato riconosciuto come un dispositivo innovativo e, di fatto, unico nel panorama italiano: non solo un sistema di monitoraggio, ma una vera e propria infrastruttura civica, capace di rendere trasparenti e verificabili le dimensioni ambientale, sociale e di governance dei processi territoriali.

Durante il confronto, Gladys ha ripercorso il percorso che ha portato alla nascita di Tracce: dagli studi in economia per l’ambiente e la sostenibilità, alla ricerca sui servizi ecosistemici, fino alla scelta di tradurre il sapere scientifico in strumenti concreti per un territorio complesso come Taranto. Un passaggio fondamentale per chiarire come Tracce non sia improvvisazione, ma il risultato di studio, metodo e impegno civico.
Le linee guida proposte mirano a rigenerare Taranto attraverso i servizi ecosistemici, evitando fratture tra sviluppo e tutela e preservando un approccio bioculturale capace di valorizzare ambiente, patrimonio e comunità”.

 

All’interno del team Tracce, Giada Marossi, architetta specializzata in sostenibilità e reversible design, ha curato l’impianto spaziale e progettuale dei case study, integrando strumenti come le mappe di calore e di freschezza urbana e sviluppando strategie di intervento sulle aree critiche della città. Con una solida esperienza come direttrice dei lavori in grandi progetti internazionali, Marossi contribuisce alla lettura del patrimonio immobiliare pubblico come leva di rigenerazione sostenibile e adattiva.

Giuseppe Barbalinardo, archeologo e specializzando all’Università del Salento, ha approfondito la dimensione storica e archeologica, contribuendo a una lettura integrata del territorio come paesaggio bioculturale, in cui stratificazioni storiche e dinamiche contemporanee dialogano come risorsa progettuale.

Il team si è inoltre arricchito di competenze trasversali fondamentali: Matteo Falcone, graphic designer e fotografo, che cura i processi di ricerca visiva, progettazione e comunicazione dei dati; Walter Giacovelli, pioniere dell’innovazione sociale in Italia, che accompagna il progetto con una riflessione metodologica sui processi complessi e sulla costruzione di ecosistemi collaborativi; Niccolò Giambruno, ricercatore dell’Università di Padova

 

Rigenerazione sociale

A Taranto, per gli stranieri c’è ‘I am drug free’

23 Dic 2025

La Comunità Emmanuel ha ideato e promosso il progetto ‘I am drug free’ che, con il patrocinio dell’Asl Taranto, è finanziato con l’8×1000 alla presidenza del Consiglio dei ministri; nella sua realizzazione si avvale della collaborazione dei Cas (Centri di Accoglienza Straordinaria) dell’associazione ‘Noi e Voi’, del Centro servizi volontariato della provincia di Taranto ets, di Programma Sviluppo e della cooperativa sociale Kairos.

Il progetto è stato presentato alla comunità a Casa Viola-Mudit, nel corso del quale è stata allestita anche una mostra dei manufatti natalizi realizzati nei primi laboratori del progetto dagli stranieri ospiti dei Cas.

Aprendo l’incontro Maria Anna Carelli, responsabile del Centro di prima accoglienza della Comunità Emmanuel di Taranto, struttura attiva dal 1990 in via Pupino, ha spiegato che «il progetto ‘I am drug free’ è rivolto alle persone straniere, di qualsiasi nazionalità e religione, presenti in città. Lo scopo è di favorire una loro reale integrazione e di prevenire il loro coimvolgimento dal fenomeno droga e, laddove purtroppo abbiano già sviluppato una dipendenza, avviarle verso le strutture dell’Asl Taranto. Dopo questa prima fase il progetto si svilupperà per oltre un anno con nuove attività laboratoriali per sviluppare ulteriori relazioni all’interno dei gruppi tra queste persone e gli operatori dei partner del progetto, nonché con percorsi di formazione per favorire il loro inserimento lavorativo».

Nell’occasione la dott.ssa Vincenza Ariano, direttore Dipartimento dipendenze patologiche Asl Taranto, ha confermato l’importanza della collaborazione con realtà che, come la Comunità Emmanuel e l’associazione ‘Noi e Voi’, svolgono sul territorio una fondamentale azione di prossimità intercettando le persone che vivono un disagio o una dipendenza per poi indirizzarle verso le strutture competenti dell’Asl Taranto.

Dopo che Michele Bramo, membro del direttivo del Csv Taranto ets, ha confermato il supporto al progetto nella comunicazione alla comunità, è intervenuto don Francesco Mitidieri, presidente di ‘Noi e Voi’, che ha sottolineato l’importanza della ‘relazione’ per il buon esito delle azioni progettuali: «nell’ambito dei laboratori progettuali gli operatori della Comunità Emmanuel hanno saputo creare una relazione personale con i ragazzi ospiti dei nostri Centri di accoglienza straordinaria, condizione indispensabile per avviare quel percorso che ha permesso loro di raccontare i propri vissuti, le ansie e le speranze per il futuro, così questi si sono messi in gioco parlando delle loro problematiche e di come vivono la nostra comunità».

Proprio a loro si è rivolta Sabrina Lincesso, assessore ai Servizi sociali del Comune, chiedendo come essi vedono la nostra città e cosa vorrebbero che si facesse per migliorare le loro condizioni di vita tra noi. Un momento di condivisione che ha concluso l’incontro prima del tradizionale scambio degli auguri natalizi.

Diocesi

25 anni di presenza delle Figlie di Maria Ausiliatrice nel quartiere Paolo VI

23 Dic 2025

Sarà un pomeriggio di festa, memoria e gratitudine quello che il 29 dicembre nella parrocchia San Massimiliano Kolbe e nell’oratorio ‘L’Aquilone’ riunirà comunità educante, famiglie, giovani e istituzioni ecclesiali per celebrare i 25 anni di presenza delle Figlie di Maria Ausiliatrice nel quartiere Paolo VI. Un anniversario che si preannuncia non solo come ricordo del cammino compiuto, ma soprattutto come rinnovato slancio di speranza verso il futuro.

Alle ore 17 nella parrocchia San Massimiliano Kolbe, la comunità si ritroverà attorno all’eucaristia, presieduta dal salesiano don Giuseppe Russo, consigliere per la pastorale dell’Ime, con la partecipazione dei parroci della diocesi. Sarà una celebrazione intensa, segno di comunione ecclesiale, che metterà al centro il valore educativo e pastorale della presenza salesiana al femminile nel territorio.

Alle 18.15 seguirà il saluto dell’ispettrice suor Ivana Milesi, che offrirà una lettura carica di riconoscenza e visione di questi venticinque anni, interpretati come un intreccio di storie, volti e cammini condivisi. A introdurre questo momento, Giorgio Consoli, con ‘Storie che parlano al cuore’, che accompagnerà i presenti in un racconto vivo della missione educativa salesiana, fatta di prossimità, ascolto e quotidianità abitata con passione attraverso la voce di testimoni.

Nel corso della serata emergerà con forza il lavoro prezioso e quotidiano delle Figlie di Maria Ausiliatrice, che da venticinque anni rappresentano per il quartiere Paolo VI una presenza stabile, discreta e profondamente generativa. Attraverso l’Oratorio L’Aquilone, il doposcuola, le attività educative, la formazione degli animatori, l’accompagnamento delle famiglie e l’attenzione ai più fragili, continuerà ad essere raccontata una missione fatta di relazioni autentiche, ascolto paziente ed educazione integrale, capace di tenere insieme cuore, mente e spirito. In un territorio segnato da fragilità educative e sociali, questa presenza sarà riconosciuta come segno concreto di speranza, capace di intercettare bisogni, valorizzare risorse e generare comunità.

Cuore pulsante dell’evento sarà lo spettacolo musicale “A te li affido… e il Sogno continua con noi!”, a cura della comunità educante dell’oratorio l’Aquilone. Attraverso musica, parole e gesti, bambini, ragazzi, educatori e religiose daranno voce al ‘Sogno di don Bosco e di Madre Mazzarello’, che continuerà a prendere forma nelle strade, nei cortili e nelle relazioni del quartiere. Sarà un racconto corale capace di coinvolgere ed emozionare, restituendo il senso profondo dell’educare come atto di fiducia e di affidamento.

La festa proseguirà alle ore 19.45 con un buffet e un momento conviviale in oratorio, occasione preziosa per ritrovarsi, condividere ricordi e rinsaldare legami. In questo clima di gioia è previsto anche lo svelamento della targa commemorativa, segno concreto e duraturo di una presenza che ha inciso e continuerà a incidere nel tessuto umano e sociale del territorio. Da venticinque anni, le Figlie di Maria Ausiliatrice camminano e cammineranno accanto ai bambini, ai giovani e alle famiglie del quartiere Paolo VI, con il cuore rivolto al cielo e i piedi ben piantati nella polvere delle strade, fedeli al carisma salesiano e alla missione educativa ricevuta. Questo anniversario non sarà un traguardo, ma un nuovo inizio: perché il Sogno continuerà, oggi come ieri, insieme.

Libri

“Figli ascetofili e padri ascetofobi nell’Antiochia del IV sec.”, il nuovo libro di Andrea Pino

23 Dic 2025

di Roberto Cavallo

Si chiama ‘Figli ascetofili e padri ascetofobi nell’Antiochia del IV sec.’ il nuovo lavoro del prof. Andrea Pino, pubblicato dalle edizioni Esperidi, che sta riscuotendo, in questi mesi, l’interesse e l’apprezzamento di molti appassionati di letteratura cristiana antica e discipline teologiche. Per l’occasione, abbiamo incontrato l’autore.

Professore, cosa si cela dietro un titolo tanto singolare?

Ho voluto dare al mio libro un titolo un po’ a effetto ma, mi creda, non si tratta di un volume impegnativo né tantomeno concepito per i soli cultori di scienze religiose. Il testo si propone di esplorare la meravigliosa figura di san Giovanni Crisostomo e l’ambiente vitale in cui operò – l’Antiochia del IV sec. appunto – attraverso l’analisi di una sua opera giovanile, il “Contro i detrattori della vita monastica”. Da un lato dunque abbiamo uno dei grandi padri dell’Oriente cristiano: Giovanni, futuro vescovo di Costantinopoli, soprannominato Crisostomo (“Bocca Aurea”) per la straordinaria eloquenza. È il personaggio a cui rimonta la più nota delle divine liturgie orientali che, non per nulla, porta il suo nome. È il santo venerato dalla Chiesa Cattolica con il titolo di “dottore eucaristico” e che, nella Divina Commedia, Dante incontrerà nel cielo del sole, quello degli spiriti sapienti.

Dall’altro lato, c’è Antiochia…

Esatto, Antiochia. La città dove, stando agli Atti degli Apostoli, i seguaci del Messia Nazareno vennero per la prima volta definiti “cristiani”. La città di cui san Pietro era stato vescovo ancor prima di giungere a Roma e che era stata eletta da san Paolo come base d’azione per la sua attività missionaria ma che, ai tempi di Crisostomo, in epoca tardoantica, si presentava come una metropoli perversa e angosciante, autentico specchio di quel “mondo dai capelli bianchi” – come lo avrebbe definito Eucherio di Lione – che stava lì lì per crollare. Certo, ad andare poi a fondo nello “state of mind” dell’Antiochia del IV sec., come ho cercato di fare in questo studio, non si può fare a meno di notare come le inquietudini, le tensioni e le paure di quel tempo siano pressoché le medesime del nostro presente.

Lei vede quindi un’analogia fra la crisi del Tardoantico e quella della nostra epoca?

Guardi, ormai sono convinto che quella di oggi sia innanzitutto una crisi dell’anima. Il nostro DNA culturale è sempre stato costituito da tre proteine: l’antica Grecia (la civiltà della bellezza artistica, della filosofia, della poesia); l’antica Roma (la civiltà del diritto, della potenza, dell’universalità) e la vera Gerusalemme (la civiltà cristiana). Ora sono almeno sessant’anni – ma si potrebbe risalire molto più indietro, sino alla fine del ’700 – che queste sorgenti culturali/spirituali sono state progressivamente obliate, tradite, rigettate. È come se si fosse diffusa una sorta di xylella spirituale. Le nostre radici profonde, la Classicità e la Tradizione Cristiana (e, con essa, la voce dei Padri della Chiesa, tra cui Crisostomo), rimangono vivissime e più salde che mai ma purtroppo viene impedito alla loro linfa di scorrere significativamente nella società contemporanea al fine di rinnovarla e generare futuro.

Ma non le sembra una visione un po’ anacronistica quella che propone?

Niente affatto! Non si tratta di coltivare nostalgie del passato ma di instaurare un ordine eterno. Certo, a nessuno oggi verrebbe in mente di fare il monaco stilita sul capitello di una colonna o di rotolarsi nudo tra la neve come facevano gli “stolti di Cristo” di cui si parla nel libro. Tuttavia, analizzando l’opera di Crisostomo, si comprende bene come ad animare i giovani a tendere, a qualsiasi costo, all’esistenza degli eremi ed agli ideali monastici fosse l’irrinunciabile bisogno, da essi avvertito, di giungere all’autentica philosophia, cioè a una sapienza capace di far svanire le ansie più profonde del cuore umano per appagarne la sete di verità. Questa sapienza eterna esiste ed è la sapienza di Cristo, quella conosciuta dal profeta Elia, da Antonio l’Egiziano e dall’infinita schiera dei loro epigoni. Essa si configura come il mirabile coronamento della cultura classica, il sospirato traguardo dell’antica ricerca dei Socrate, dei Platone, dei Diogene. In essa erano nascosti i preziosi semi, colmi di futuro, di quella straordinaria e purtroppo davvero mal conosciuta epoca che fu il Medioevo quando, come insegnato da Leone XIII nell’enciclica Immortale Dei del 1885, “la filosofia del Vangelo governava la società con la sapienza cristiana e lo spirito divino”. Se ciò è avvenuto una volta, non è detto che non possa tornare, con l’aiuto del Cielo, ad accadere.

 

“Figli ascetofili e padri ascetofobi nell’Antiochia del IV sec. Analisi del Contro i detrattori della vita monastica di Giovanni Crisostomo”, saggio di Andrea Pino, pp. 260, ISBN 978-88-5534-204-9, 18.00 €, Edizioni Esperidi, 2025

https://www.edizioniesperidi.com/filosofia-e-religione/505-ccc.html

 

Diocesi

Kyma Mobilità, celebrazione di Natale con l’arcivescovo Ciro Miniero

23 Dic 2025

In un’atmosfera di profonda condivisione e spiritualità, si è tenuta ieri mattina, 22 dicembre, nell’officina centrale di Kyma Mobilità, la tradizionale santa messa di Natale. La funzione è stata officiata dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero che ha portato un messaggio di speranza e unità alla comunità aziendale e cittadina. “Celebrare il Natale non è una fantasia ma contemplazione di un mistero che ancora oggi sconvolge la nostra mente e i nostri cuori. Viviamo il Natale nella disponibilità del cuore e nell’attenzione continua verso le persone che ci circondano” – ha detto mons. Miniero.

Alla cerimonia hanno preso parte autorità civili, politiche, religiose e militari del territorio, a testimonianza del ruolo centrale che l’azienda di trasporto pubblico riveste nel tessuto sociale di Taranto. A fare gli onori di casa, la presidente di Kyma Mobilità, avv. Giorgia Gira, insieme ai componenti del consiglio di amministrazione, a una folta rappresentanza di dipendenti e ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali.

Nel suo intervento a margine della funzione, la presidente Giorgia Gira ha rivolto un sentito ringraziamento ai presenti: «Celebrare il Natale nel cuore operativo della nostra azienda, tra i mezzi e i lavoratori che ogni giorno garantiscono la mobilità della nostra città, ha un valore simbolico altissimo. Ringrazio mons. Miniero per la sua preziosa presenza e tutte le autorità che hanno voluto condividere con noi questo momento di riflessione. Il mio grazie più grande va ai dipendenti di Kyma Mobilità: il loro impegno è il motore che ci permette di guardare al futuro con fiducia».
L’incontro, oltre a rappresentare il tradizionale momento per lo scambio degli auguri natalizi, ha vissuto un momento di particolare emozione con la consegna delle borse di studio ai figli dei dipendenti di Kyma Mobilità. Il premio, istituito dall’azienda, rappresenta un riconoscimento tangibile per l’eccellenza e l’impegno profuso negli studi, nonché un sostegno economico concreto per incentivare il proseguimento della carriera accademica delle giovani generazioni.
«Investire nella formazione dei figli dei nostri collaboratori significa investire nel futuro del nostro territorio – ha concluso la presidente Gira – Queste borse di studio sono un premio al merito e un incoraggiamento a perseguire i propri obiettivi con la stessa dedizione che i loro genitori dimostrano quotidianamente sul lavoro».
La mattinata si è conclusa con un momento di convivialità, suggellando il legame tra l’azienda, le istituzioni e le famiglie dei lavoratori in vista delle festività.

 

Giubileo2025 in diocesi

L’incontro degli studenti con l’arcivescovo:
disegnare nuove mappe di speranza

23 Dic 2025

di Paolo Simonetti

Il Giubileo della speranza si avvia verso la conclusione ma gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado della nostra arcidiocesi non hanno voluto perdere l’occasione di incontrarsi per condividere le consegne di questo tempo straordinario. Lo scorso 17 dicembre, infatti, i ragazzi, accompagnati dagli insegnanti di religione cattolica e non solo, insieme ad alcuni dirigenti scolastici, hanno dato vita ad una vivace e coinvolgente mattinata di ascolto e condivisione in Concattedrale.

L’Ufficio educazione, scuola, insegnamento religione cattolica, università ha delineato un interessante percorso di preparazione che è stato proposto agli insegnanti di religione cattolica così da raccogliere le intuizioni e i suggerimenti degli studenti a partire dall’invito di papa Leone XIV a “costruire piccoli passi possibili di pace”. Nella lettera di presentazione inviata ai dirigenti scolastico così si è espresso il direttore del competente ufficio diocesano, mons. Ciro Marcello Alabrese: “La situazione mondiale interpella quotidianamente tutti i cittadini del mondo ad agire concretamente a favore della pace; rilanciando il Patto educativo globale, papa Leone XIV, durante il Giubileo del mondo educativo, ha affermato che “non basta, infatti, far tacere le armi: occorre disarmare i cuori, rinunciando a ogni violenza e volgarità”. La scuola, attraverso il piano triennale dell’offerta formativa, può rappresentare un laboratorio territoriale dove si può apprendere l’arte di praticare una pace ‘disarmata e disarmante’; consentendo a tutti gli studenti di ogni ordine e grado di attivare un cambiamento concreto, fattibile e verificabile nel modo di agire personale e comunitario. La pace deve essere disarmata, cioè non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti; e disarmante, perché capace di sciogliere i conflitti, aprire i cuori e generare fiducia, empatia e speranza.
Non basta invocare la pace, bisogna incarnarla in uno stile di vita che rifiuti ogni forma di violenza, visibile o strutturale”.

Durante la mattinata, al ritmo dei canti proposti e animati dal prof. Michele Mancone, gli studenti hanno apprezzato i contributi presentati dalle scuole presenti e hanno ascoltato le parole chiare e incoraggianti dell’arcivescovo mons. Ciro Miniero.
In apertura dei lavori anche il rappresentante dell’ufficio scolastico provinciale, il dott. Francesco Marinaro, ha rivolto ai presenti il suo indirizzo di saluto.
L’incontro ha contribuito ad aumentare la consapevolezza che, in un tempo segnato da conflitti e tensioni diffuse, è necessario rimettere al centro della vita sociale il valore della pace, con un duplice obiettivo: da un lato, superare l’assuefazione al clima di guerra che rischia di spegnere la coscienza critica collettiva; dall’altro, rafforzare la rete di soggetti che già operano per costruire percorsi educativi ispirati ad uno stile di vita nonviolento e partecipativo.

Le scuole presenti provenivano da tutto il territorio della diocesi: ic ‘Frascolla’ di Taranto; ic ‘Martellotta’ Taranto, ic ‘Moro’ Taranto, ic ‘Volta’ Taranto, ic ‘Vico – De Carolis’ Taranto, ic ‘Severi – Mancini’ Crispiano, ic ‘De Amicis’ Grottaglie, Iiss ‘Liside – Cabrini’ Taranto, Iiss ‘Maria Pia’ Taranto, Iiss ‘Pacinotti’ Taranto, liceo ‘Battaglini’ Taranto, liceo ‘Ferraris’ Taranto.

Al termine dell’incontro, l’arcivescovo ha consegnato a dirigenti e docenti una copia della lettera apostolica in occasione del 60° anniversario della Dichiarazione conciliare ‘Gravissimum educationis’ dal titolo “Disegnare nuove mappe di speranza”.

 

 

Diocesi

‘Giù alla Salinella’ in festa per la Santa Famiglia

23 Dic 2025

Il parroco don Alessandro Solare annuncia i festeggiamenti in onore della Santa Famiglia, che si terranno, sabato 27 e domenica 28 dicembre a cura della omonima parrocchia, “giù alla Salinella”, come ama indicare il suo quartiere.

“La Santa Famiglia – ha continua il sacerdote – ci dimostra che ‘insieme’ si può camminare verso la patria del Cielo, che ‘insieme’ la santità diviene un cammino possibile, che il calore del focolare domestico che è nella Chiesa è ancora per noi una fiamma ardente e ristorante”.

Alquanto ricco il programma delle iniziative:

Domenica 21 dicembre ha presieduto la santa messa delle ore 11 l’arcivescovo mons. Ciro Miniero il quale nell’omelia ha dato modo di ricordare quanto importante sia Colui che sta nascere per noi, benedicendo poi i bambinelli del presepe, come ha fatto papa Leone XIV durante l’angelus. La celebrazione è stata anche occasione per ricordare con affetto e gratitudine gli scomparsi parroci don Romano Carrieri (per trent’anni alla guida della comunità) e don Franco Bonfrate, deceduto lo scorso luglio.

Sabato 27, alle ore 18 santa messa solenne nei primi vespri della solennità con la benedizione e la consegna degli scapolari; alle ore 20.30, concerto del ‘Francesco Greco Ensemble’ in ‘Violin live show Christmas’. La serata si concluderà alle ore 22.30 con i fuochi d’artificio della ditta Il pirotecnico di Taranto.

Domenica 28,  solennità della Santa Famiglia, alle ore 10 santa messa solenne presieduta dall’arcivescovo emerito mons. Filippo Santoro con la benedizione delle famiglie e il rinnovo delle promesse matrimoniali; alle ore 11.30, concerto dell’orchestra ‘Emozioni sonore’ diretta dal m° Stefania Guidato e la direzione artistica e musicale del m° Rosanna Miccolupo, con la partecipazione dei bambini e ragazzi della comunità parrocchiale.

“Occorre fin da ora – ha concluso don Alessandro Solare – ringraziare i tanti volontari che renderanno tutto questo possibile. Li ringraziamo per la passione, il tempo dedicato, la tenacia e le professionalità messe a disposizione. Grazie!”.

Diocesi

‘La città del Vangelo’ fra i vicoli del centro storico

23 Dic 2025

Si terrà il 27 e il 29 dicembre ‘La città del Vangelo’, terza edizione Presepe vivente, a cura della basilica cattedrale San Cataldo inserita all’interno della manifestazione del Comune ‘Natale Diffuso’. Si tratta di un percorso tra vicoli chiese e affacci sconosciuti ai più per raccontare come avvenne la nascita del Salvatore attraverso tableaux vivant, danze, narrazioni, drammatizzazioni, proiezioni, istallazioni, e musiche della banda Santa Cecilia, degustazioni, per riflettere e godere del Primo Natale. L’evento itinerante vede anche la partecipazione straordinaria del Presepe vivente di Crispiano, Studio 1 Centro formatori danzatori, Preinciso accademia di ballo.

Accoglienza in piazza Duomo, primo tour ore 16.30, ultimo alle 20.15.

Le tappe: santuario Madonna della Salute, chiesa di San Giuseppe, vico Zippro, Via di mezzo, largo Fuggetti, Le Fornaci, centro San Gaetano, via Cava, salita San Martino, arco San Domenico, via Duomo, Cattedrale.

Al tour si accede su prenotazione, con un contributo di € 2,00 a sostegno del progetto Oratorio Diffuso, previo contatto al 3520488486 oppure alla mail symbolumets@gmail.com  oppure prenotando direttamente sulla piattaforma www.prenotaunposto.it e cercare “’Città del Vangelo’ oppure dal cellulare con i link  http://pupx.it/eda1095 per la serata del 27 e: http://pupx.it/e05378a per la serata del 29.

 

Natale a Taranto

La processione del Bambinello in città vecchia

23 Dic 2025

di Angelo Diofano

Nella mattinata del 25, in città vecchia, si rinnova l’appuntamento con la processione de ‘’U Bammine curcate’ (Gesù Bambino nella culla) organizzata dalla confraternita della Trinità, i cui aderenti indossano la caratteristica mozzetta rossa recante la ‘cozza San Giacomo’, simbolo dei pellegrini che si recavano a San Giacomo di Compostela.

Dopo la santa messa nella basilica cattedrale di San Cataldo celebrata alle ore 10, l’immagine di Gesù  Bambino sarà portata per via Duomo, pendio San Domenico, piazza Fontana, via Garibaldi, vico Vianuova, postierla Vianuova, via Duomo e piazza Duomo con rientro nella basilica cattedrale. Le tradizionali pastorali natalizie saranno eseguite dalla banda musicale cittadina ‘Santa Cecilia’.