Angelus

La domenica del Papa – Dio ha scelto la “debolezza della carne umana”

ph Vatican media-Sir
05 Gen 2026

di Fabio Zavattaro

“Superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace”, è l’appello di papa Leone che guarda con “animo colmo di preoccupazione” quanto accade in Venezuela. Riferimento esplicito all’intervento voluto dal presidente americano Tramp per catturare il presidente Maduro. Ma Leone XIV non fa alcun nome nelle sue parole pronunciate dopo la preghiera mariana dell’angelus. La sua attenzione è rivolta all’amato popolo venezuelano che sta vivendo una profonda crisi economica, nonostante le grandi ricchezze della Nazione; così il Papa chiede che prevalga il bene delle persone “sopra ogni altra considerazione”, e porti a superare la violenza nel rispetto della giustizia e della pace, “garantendo la sovranità del Paese, assicurando lo stato di diritto inscritto nella Costituzione, rispettando i diritti umani e civili di ognuno e di tutti e lavorando per costruire insieme un futuro sereno di collaborazione, di stabilità e di concordia, con speciale attenzione ai più poveri che soffrono a causa della difficile situazione economica”.

Angelus in questa seconda domenica dopo Natale, in cui la liturgia ci fa riflettere sul mistero dell’incarnazione, di un Dio con noi, che ha deciso di farsi carne e di mettere la tenda in mezzo a noi. Nella prima lettura, un brano del Siracide, la luce che abbiamo contemplato nella notte di Natale ci viene identificata come sapienza; nel Vangelo di Giovanni la “luce che splende nelle tenebre” ci viene proposta come verbo, parola. “Tutte le cose vengono dalla Parola, sono un prodotto della Parola” affermava Benedetto XVI al Sinodo dei vescovi sulla Parola di Dio. E continuava: “all’inizio era la Parola”; di più, “tutto è creato dalla Parola e tutto è chiamato a servire la Parola. Questo vuol dire che tutta la creazione, alla fine, è pensata per creare il luogo dell’incontro tra Dio e la sua creatura”. Proprio per dare vita a questo incontro “il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. Parole “che non finiscono mai di meravigliarci”, affermava Papa Francesco, perché in queste parole “c’è tutto il cristianesimo”.

Commentando le letture e ricordando la conclusione del Giubileo nel giorno dell’epifania, il vescovo di Roma ricorda che “la speranza cristiana non si basa su previsioni ottimistiche o calcoli umani, ma sulla scelta di Dio di condividere il nostro cammino, affinché non siamo mai soli nella traversata della vita. Questa è l’opera di Dio: in Gesù si è fatto uno di noi, ha scelto di stare con noi, ha voluto essere per sempre il Dio-con-noi”.

La venuta di Gesù nella “debolezza della carne umana”, afferma il Papa, è un duplice impegno: verso Dio e verso l’uomo.

Innanzitutto verso Dio perché, se ha voluto farsi carne, “se ha scelto la nostra umana fragilità come sua dimora, allora siamo sempre chiamati a ripensare Dio a partire dalla carne di Gesù e non da una dottrina astratta”. È entrato nella nostra storia, ricordava Papa Francesco, e con la sua nascita ci mostra che “Dio ha voluto unirsi ad ogni uomo e ogni donna, ad ognuno di noi, per comunicarci la sua vita e la sua gioia”.

Così papa Leone ci chiede l’impegno di “verificare sempre la nostra spiritualità e le forme in cui esprimiamo la fede, perché siano davvero incarnate, capaci cioè di pensare, pregare e annunciare il Dio che ci viene incontro in Gesù: non un Dio distante che abita un cielo perfetto sopra di noi, ma un Dio vicino che abita la nostra fragile terra, si fa presente nel volto dei fratelli, si rivela nelle situazioni di ogni giorno”.

E poi l’impegno verso l’uomo che “deve essere altrettanto coerente”, perché “se Dio è diventato uno di noi, ogni creatura umana è un suo riflesso, porta in sé la sua immagine”. Questo ci chiede di riconoscere in ogni persona la sua dignità inviolabile e a esercitarci nell’amore vicendevole gli uni verso gli altri”. L’incarnazione, afferma ancora il Papa, è “impegno concreto per la promozione della fraternità e della comunione, perché la solidarietà diventi il criterio delle relazioni umane, per la giustizia e per la pace, per la cura dei più fragili e la difesa dei deboli”.

A conclusione della sua riflessione domenicale, Leone XIV ha un pensiero anche per quanti “sono nel dolore” per la “tragedia avvenuta a Crans-Montana in Svizzera”, e assicura “la preghiera per i giovani defunti, per i feriti e per i loro familiari”.

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