Angelus

La domenica del Papa – Trasfigurazione, annuncio di Resurrezione

ph Vatican media-Sir
02 Mar 2026

di Fabio Zavattaro

Si è passati dalla forza, debole, della diplomazia alla diplomazia della forza. Leone XIV dedica quasi tutto il post Angelus a quanto sta accadendo in Medio Oriente, all’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele all’Iran. “Ore drammatiche” e rischio di una “voragine irreparabile” afferma il Papa parlando dalla finestra dello studio che si affaccia su piazza San Pietro: “la stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile”.

In queste parole echeggiano quelle pronunciate a inizio anno al Corpo diplomatico ricevuto per gli auguri, quando aveva detto che “è tornata di moda la guerra e un fervore bellico sta dilagando”; non c’è più una diplomazia che “promuove il dialogo e la ricerca di consenso” è sostituita da “una diplomazia della forza” di singoli “o di gruppi di alleati”.

Angelus, in questa seconda domenica di Quaresima, nel quale il Papa dice che siamo di fronte a una “tragedia di proporzioni enormi”. Di qui l’appello alle parti coinvolte a “assumere la responsabilità morale di fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile! Che la diplomazia ritrovi il suo ruolo e sia promosso il bene dei popoli, che anelano a una convivenza pacifica, fondata sulla giustizia”.

Così invita a continuare “a pregare per la pace” e non solo per l’Iran, perché “notizie preoccupanti” sono gli scontri al confine tra Pakistan e Afghanistan: “elevo la mia supplica per un ritorno urgente al dialogo. Preghiamo insieme, affinché prevalga la concordia in tutti i conflitti nel mondo. Solo la pace, dono di Dio, può sanare le ferite tra i popoli”.

Parole nella domenica in cui la liturgia ci porta sul monte della trasfigurazione, probabilmente il Tabor, e con Gesù troviamo Pietro, Giacomo e Giovanni – i tre saranno testimoni delle sofferenze di Cristo nel Getsemani – che assistono alla trasfigurazione del Signore. Il monte è luogo privilegiato di una vicinanza fatta di ascolto, di incontro, di preghiera; e il tema è la chiamata: Abramo che lascia la sua patria e inizia un cammino verso una terra che gli indicherà il Signore. Sul monte i tre discepoli vengono chiamati all’ascolto del Signore, prima di continuare la strada verso altro monte a Gerusalemme, il Calvario. Gesù si mostra loro trasfigurato, luminoso; il suo volto “brillò come il sole e le sue vesti così candide come la luce” tanto che Pietro vorrebbe rimanere lì, quasi fermare quel momento. Assieme a Gesù trasfigurato, ai tre appaiono Mosè e Elia, come dire tutto l’Antico Testamento: Antico e Nuovo che si fondano per aiutarci a capire il mistero di Gesù: “il Verbo fatto uomo sta tra la Legge e la Profezia: egli è la Sapienza vivente – afferma Papa Leone – che porta a compimento ogni parola divina. Tutto ciò che Dio ha comandato e ispirato agli uomini trova in Gesù manifestazione piena e definitiva”.

Matteo ci dice che Pietro vorrebbe costruire tre capanne sul monte, ma è avvolto, assieme agli altri due, da una nube dalla quale una voce dice loro: “questi è il figlio mio, l’amato… Ascoltatelo”. Ecco che ci troviamo di fronte alla duplice esperienza del volto e della voce, ovvero l’incontro e la parola. È l’esperienza del comunicare che caratterizza il nostro cammino. Come diceva papa Francesco, “siamo chiamati ad essere persone che ascoltano la sua voce e prendono sul serio le sue parole”, come facevano le folle del Vangelo “che lo rincorrevano per le strade della Palestina”.

Sul monte Pietro, Giacomo e Giovanni contemplano una “gloria umile, che non si esibisce come uno spettacolo per le folle, ma come una solenne confidenza”. Afferma Leone XIV: “la Trasfigurazione anticipa la luce della Pasqua, evento di morte e di risurrezione, di tenebra e di luce nuova che Cristo irradia su tutti i corpi flagellati dalla violenza, sui corpi crocifissi dal dolore, sui corpi abbandonati nella miseria. Infatti, mentre il male riduce la nostra carne a merce di scambio o a massa anonima, proprio questa stessa carne risplende della gloria di Dio. Il Redentore trasfigura così le piaghe della storia, illuminando la nostra mente e il nostro cuore: la sua rivelazione è una sorpresa di salvezza”.

C’è un altro aspetto che mi piace sottolineare, ovvero ci è chiesto di salire al monte per cercare il silenzio trovare meglio noi stessi e ascoltare la voce del Signore. Ma poi si deve scendere, tornare in basso per incontrare i tanti volti feriti da malattie, ingiustizie, dolori, povertà materiale e spirituale, guerre.

Nel volto di Cristo trasfigurato, afferma papa Leone, i discepoli hanno visto “l’annuncio della risurrezione futura … ma per capirlo occorre tempo. Tempo di silenzio per ascoltare la Parola, tempo di conversione per gustare la compagnia del Signore”.

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