Ecclesia

Un unico Magistero, perseverante

ph Vatican media-Sir
19 Gen 2026

di Roberto Cavallo

Nel settembre del 2024, suscitò clamore l’esternazione di papa Francesco, allorché definì ‘sicari’ quei medici che si prestano a praticare l’interruzione volontaria della gravidanza. Bergoglio giustificò la sua affermazione dicendo che “…la scienza ti dice che al mese del concepimento ci sono tutti gli organi già… Si uccide un essere umano”. Queste parole si accompagnavano all’elogio di Baldovino, re del Belgio – è in corso la causa di beatificazione – che preferì dimettersi piuttosto che firmare la legge sull’aborto. Poi, in occasione del suo ultimo discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa sede, Francesco si è pronunciato ancora, con espressione forse meno colorita ma senza mezzi termini e con uguale chiarezza, sul cosiddetto “diritto all’aborto”: Si tratta infatti di una vera colonizzazione ideologica che, secondo programmi studiati a tavolino, tenta di sradicare le tradizioni, la storia e i legami religiosi dei popoli. Si tratta di una mentalità che, presumendo di aver superato ciò che considera “le pagine buie della storia”, fa spazio alla cancel culture; non tollera differenze e si concentra sui diritti degli individui, trascurando i doveri nei riguardi degli altri, in particolare dei più deboli e fragili. In tale contesto è inaccettabile, per esempio, parlare di un cosiddetto “diritto all’aborto” che contraddice i diritti umani, in particolare il diritto alla vita. Tutta la vita va protetta, in ogni suo momento, dal concepimento alla morte naturale, perché nessun bambino è un errore o è colpevole di esistere, così come nessun anziano o malato può essere privato di speranza e scartato. Giusto a un anno di distanza, il tema è stato ripreso da Papa Leone nella stessa occasione, il discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Ecco cosa ha detto: La vocazione all’amore e alla vita, che si manifesta in modo eminente nell’unione esclusiva e indissolubile fra la donna e l’uomo, impone un imperativo etico fondamentale: mettere le famiglie in condizioni di accogliere e prendersi cura pienamente della vita nascente. Ciò è quanto mai prioritario specialmente in quei Paesi che stanno vivendo un drammatico calo del tasso di natalità. La vita, infatti, è un dono inestimabile che si sviluppa all’interno di un progetto di relazionalità basato sulla reciprocità e sul servizio. È alla luce di questa visione profonda della vita come dono da accudire e della famiglia come sua custode responsabile che si impone il rifiuto categorico di pratiche che negano o strumentalizzano l’origine della vita e il suo sviluppo. Fra queste, vi è l’aborto, che interrompe una vita nascente e nega l’accoglienza del dono della vita. In tal senso, la Santa Sede esprime profonda preoccupazione in merito ai progetti volti a finanziare la mobilità transfrontaliera finalizzata all’accesso al cosiddetto “diritto all’aborto sicuro” e ritiene deplorevole che risorse pubbliche vengano destinate alla soppressione della vita, anziché essere investite nel sostegno alle madri e alle famiglie. L’obiettivo fondamentale deve rimanere la protezione di ogni nascituro e il supporto effettivo e concreto a ogni donna affinché possa accogliere la vita. Similmente, vi è la maternità surrogata, che, trasformando la gestazione in un servizio negoziabile, viola la dignità sia del bambino ridotto a “prodotto”, sia della madre, strumentalizzando il corpo e il processo generativo e alterando il progetto di relazionalità originaria della famiglia. Considerazioni possono essere estese ai malati e alle persone anziane e sole, che talvolta faticano a trovare una ragione per continuare a vivere. È compito anche della società civile e degli Stati rispondere con concretezza alle situazioni di fragilità, offrendo soluzioni alla sofferenza umana, quali le cure palliative, e promuovendo vere politiche di solidarietà, anziché incoraggiare forme di illusoria compassione come l’eutanasia. Cambiano gli uomini al governo della Chiesa, ma il messaggio culturale a favore della vita nascente e della vita che tramonta resta – per cristiani e per persone di buona volontà – un fondamento provvidenzialmente insuperabile. Messaggio culturale, quello di Francesco e di Leone XIV, che potrebbe diventare oggetto di nuova riflessione in occasione della 48ª Giornata nazionale per la vita che sarà celebrata domenica 1° febbraio.

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