Angelus

La domenica del Papa – Prendere il rischio della fiducia

ph Vatican media-Sir
26 Gen 2026

di Fabio Zavattaro

È la domenica dedicata per volere di papa Francesco, con la lettera apostolica Aperuit illis, alla riflessione sulla Parola di Dio. Lo ricorda Leone XIV nelle parole che pronuncia dopo la recita della preghiera mariana dell’angelus, insieme a un nuovo appello alla pace, affinché si intensifichino gli “sforzi per porre fine alla guerra in Ucraina”. E afferma di seguire “con dolore” quanto accade nel paese, attacchi continui e intere popolazioni esposte al freddo dell’inverno: “il protrarsi delle ostilità, con conseguenze sempre più gravi sui civili, allarga la frattura tra i popoli e allontana una pace giusta e duratura”.

Angelus nel quale, commentando il Vangelo di Marco, il Papa riflette sull’inizio dell’attività pubblica di Gesù. Ma fermiamoci un attimo su questo inizio. Solo pochi giorni fa Matteo, nel suo Vangelo, ci ha fatto incontrare Gesù bambino deposto in una mangiatoia, cercato e venerato dai magi venuti dall’Oriente. E due domeniche fa lo abbiamo trovato sulle rive del Giordano, il giorno del battesimo per mano di Giovanni Battista. Due eventi che, sappiamo, sono avvenuti a distanza di anni, un tempo trascorso prima in Egitto e poi, entrato nella terra di Israele, nella casa a Nazareth, il luogo della sua giovinezza. La notizia di Giovanni imprigionato da Erode diventa il segno da leggere per dare compimento alla volontà del Padre. Così volontariamente lascia la Giudea, la regione tra il Giordano e il mar Morto dove il Battista aveva predicato e battezzato, per raggiungere una località di confine: Cafarnao, nella “Galilea delle genti”. Città sulle rive del lago di Tiberiade, è luogo di transito verso la costa e il Mediterraneo, lungo la strada che da Damasco portava a Cesarea; terra popolata da persone di diverse etnie e da pagani e per questo luogo disprezzato dai giudei. Questa scelta indicava, per Papa Francesco, “che i destinatari della predicazione di Gesù non sono soltanto i suoi connazionali, ma quanti approdano nella cosmopolita Galilea delle genti”. È qui, in questa “terra tenebrosa” che Gesù da inizio alla sua predicazione; è lì che inizia a dire “convertitevi perché il regno dei cieli è vicino”.

Ancora Matteo racconta come, camminando lungo le rive del mare di Galilea, incontrasse Simone, detto Pietro, e Andrea, ai quali dirà di andare con lui e diventare così pescatori di uomini; poi Giacomo e Giovanni, altri due fratelli, che lasciano il padre Zebedeo per seguirlo: “percorreva tutta la Galilea insegnando nelle loro Sinagoghe, annunciando il Vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo”.

Papa Leone si sofferma a riflettere sul tempo e sul luogo dove ha inizio la missione di Gesù. Innanzitutto, quando: Giovanni Battista è stato appena arrestato, “un tempo che suggerirebbe prudenza, e invece proprio in questa situazione oscura Gesù inizia a portare la luce della buona notizia”. Papa Leone invita a superare le “resistenze interiori o di circostanza” per prendere una decisione, per fare una scelta: “il Vangelo ci chiede il rischio della fiducia” perché “Dio è all’opera in ogni tempo e ogni momento è buono per il Signore, anche se non ci sentiamo pronti o la situazione non sembra la migliore”.

Poi il luogo dell’inizio della missione pubblica, ovvero Cafarnao “un territorio multiculturale attraversato da persone con provenienze e appartenenze religiose diverse”. Matteo, nel suo Vangelo, evidenzia come Gesù “supera i confini della propria terra per annunciare il Dio che si fa vicino a tutti, che non esclude nessuno, che non è venuto solo per chi è puro ma, anzi, si mescola nelle situazioni e nelle relazioni umane”. Il Vangelo, afferma il vescovo di Roma, “va annunciato e vissuto in ogni circostanza e in ogni ambiente, perché sia lievito di fraternità e di pace tra le persone, tra le culture, le religioni e i popoli”.

Già la pace. Il suo appello per la fine del conflitto in Ucraina, lo abbiamo già detto in apertura di questo scritto, è anche preghiera per la fine di quelle guerre dimenticate che si combattono nel mondo. In piazza San Pietro ci sono i ragazzi dell’Azione cattolica che, assieme a genitori e educatori, hanno dato vita alla Carovana per la pace: “insieme con questi ragazzi, preghiamo per la pace: in Ucraina, in Medio Oriente e in ogni regione dove purtroppo si combatte per interessi che non sono quelli dei popoli. La pace si costruisce nel rispetto dei popoli”. Quindi ringrazia i ragazzi “perché aiutate noi adulti a guardare il mondo da un’altra prospettiva: quella della collaborazione tra persone e popoli diversi”. E li invita a essere “operatori di pace a casa, a scuola, nello sport, dappertutto. Non siate mai violenti, né con le parole né con i gesti. Mai! Il male si vince solo con il bene”.

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