Udienza generale

Leone XIV: “Bisogna scongiurare una nuova corsa agli armamenti”

ph Vatican media-Sir
05 Feb 2026

“Fare tutto il possibile per scongiurare una nuova corsa agli armamenti”. Leone XIV ha concluso con questo appello l’udienza di oggi, pronunciata in aula Paolo VI e dedicata ancora una volta alla  costituzione conciliare Dei Verbum. “Domani giunge a scadenza il trattato New Start, sottoscritto nel 2010 dal presidente degli Stati Uniti e dalla Federazione russa, che ha rappresentato un passo significativo nel contenere la proliferazione delle armi nucleari”, ha ricordato il Papa. “Nel rinnovare il mio incoraggiamento per ogni sforzo costruttivo in favore del disarmo e della fiducia reciproca, rivolgo un pressante invito a non lasciare cadere questo strumento senza cercare di garantirgli un seguito concreto ed efficace”, l’appello: “La situazione attuale esige di fare tutto il possibile per scongiurare una nuova corsa gli armamenti che minaccia ulteriormente la pace tra le nazioni. È quanto mai urgente sostituire la logica della paura e della diffidenza con un’etica condivisa, capace di orientare le scelte verso il bene comune e di rendere la pace un patrimonio custodito da tutti”. Il pontefice ha inoltre rinnovato l’invito alla “solidarietà” con “i nostri fratelli e sorelle dell’Ucraina, duramente provati dalle conseguenze dei bombardamenti che hanno ripreso a colpire anche le infrastrutture energetiche”, esprimendo la sua gratitudine per le iniziative di solidarietà promosse nelle diocesi cattoliche della Polonia e di altri Paesi, “che si adoperano per aiutare la popolazione a resistere in questo tempo di grande freddo”.

La Sacra Scrittura, “letta nella tradizione viva della Chiesa”, è “uno spazio privilegiato d’incontro in cui Dio continua a parlare agli uomini e alle donne di ogni tempo, affinché, ascoltandolo, possano conoscerlo e amarlo”, l’esordio della catechesi. “I testi biblici non sono stati scritti in un linguaggio celeste o sovrumano”, ha precisato Leone: “Come ci insegna anche la realtà quotidiana, infatti, due persone che parlano lingue differenti non s’intendono fra loro, non possono entrare in dialogo, non riescono a stabilire una relazione”. “In alcuni casi, farsi comprendere dall’altro è un primo atto di amore”, ha spiegato il Papa: “Per questo Dio sceglie di parlare servendosi di linguaggi umani e, così, diversi autori, ispirati dallo Spirito Santo, hanno redatto i testi della Sacra Scrittura”.

“Non solo nei suoi contenuti, ma anche nel linguaggio, la Scrittura rivela la condiscendenza misericordiosa di Dio verso gli uomini e il suo desiderio di farsi loro vicino”, ha proseguito il pontefice. “Nel corso della storia della Chiesa, si è studiata la relazione che intercorre tra l’autore divino e gli autori umani dei testi sacri”, ha ricordato: “Per diversi secoli, molti teologi si sono preoccupati di difendere l’ispirazione divina della Sacra Scrittura, quasi considerando gli autori umani solo come strumenti passivi dello Spirito Santo”. In tempi più recenti, invece, “la riflessione ha rivalutato il contributo degli agiografi nella stesura dei testi sacri, al punto che il documento conciliare parla di Dio come ‘autore’ principale della Sacra Scrittura, ma chiama anche gli agiografi ‘veri autori’ dei libri sacri”.

“Dio non mortifica mai l’essere umano e le sue potenzialità”, ha assicurato il Papa: “Se la Scrittura è parola di Dio in parole umane, qualsiasi approccio ad essa che trascuri o neghi una di queste due dimensioni risulta parziale”, il monito di Leone XIV, secondo il quale “una corretta interpretazione dei testi sacri non può prescindere dall’ambiente storico in cui essi sono maturati e dalle forme letterarie utilizzate; anzi, la rinuncia allo studio delle parole umane di cui Dio si è servito rischia di sfociare in letture fondamentaliste o spiritualiste della Scrittura, che ne tradiscono il significato”. Un principio, questo, che vale anche per l’annuncio della Parola di Dio: “se esso perde contatto con la realtà, con le speranze e le sofferenze degli uomini, se utilizza un linguaggio incomprensibile, poco comunicativo o anacronistico, esso risulta inefficace”.

“In ogni epoca la Chiesa è chiamata a riproporre la Parola di Dio con un linguaggio capace di incarnarsi nella storia e di raggiungere i cuori”, l’invito ai fedeli. “Ogni volta che cerchiamo di tornare alla fonte e recuperare la freschezza originale del Vangelo, spuntano nuove strade, metodi creativi, altre forme di espressione, segni più eloquenti, parole cariche di rinnovato significato per il mondo attuale”, ha affermato Leone XIV prendendo a prestito le parole di papa Francesco. Altrettanto riduttiva, d’altra parte, “è una lettura della Scrittura che ne trascuri l’origine divina, e finisca per intenderla come un mero insegnamento umano, come qualcosa da studiare semplicemente dal punto di vista tecnico oppure come un testo solo del passato”. Soprattutto quando proclamata nel contesto della liturgia, la Scrittura “intende parlare ai credenti di oggi, toccare la loro vita presente con le sue problematiche, illuminare i passi da compiere e le decisioni da assumere”.

“Questo diventa possibile soltanto quando il credente legge e interpreta i testi sacri sotto la guida dello stesso Spirito che li ha ispirati”. In questa prospettiva, la Scrittura “serve ad alimentare la vita e la carità dei credenti”, come ricorda Sant’Agostino: “Chiunque crede di aver capito le divine Scritture, se mediante tale comprensione non riesce a innalzare l’edificio di questa duplice carità, di Dio e del prossimo, non le ha ancora capite”. “L’origine divina della Scrittura ricorda anche che il Vangelo, affidato alla testimonianza dei battezzati, pur abbracciando tutte le dimensioni della vita e della realtà, le trascende”, ha concluso Leone: “esso non si può ridurre a mero messaggio filantropico o sociale, ma è l’annuncio gioioso della vita piena ed eterna, che Dio ci ha donato in Gesù”.

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