Emergenze sociali

Fermarsi nel corridoio dell’indifferenza per spezzare il silenzio del bullismo

ph Sara Masella
06 Feb 2026

di Sara Masella

Domani, sabato 7 febbraio, Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, non è solo una data da ricordare. È un invito a fermarsi. A guardarci attorno. A chiederci, con onestà, che posto occupiamo quando qualcuno viene ferito: siamo tra quelli che passano oltre o tra quelli che scelgono di restare?

C’è un corridoio che tutti, prima o poi, abbiamo attraversato: è il corridoio dell’indifferenza. Un luogo silenzioso, dove qualcuno soffre e altri tirano dritto, abbassando lo sguardo, convincendosi che “non è affar mio”. È proprio da lì che nasce il mio ultimo lavoro: una canzone e un video dedicati al bullismo, pensati per questa giornata ma, soprattutto, per ogni giorno in cui un ragazzo si sente invisibile.

Il video si intitola “Quando qualcuno si fermò… nel corridoio dell’indifferenza” e racconta una storia semplice, ma intensa. La racconta attraverso le voci dei protagonisti: la vittima, il bullo, chi guarda e passa oltre e chi, invece, decide di fermarsi. Non ci sono eroi nè mostri. Ci sono persone. Emozioni. Pensieri che spesso restano chiusi dentro e che, finalmente, trovano spazio per essere ascoltati.

Questa storia è una rivisitazione moderna della parabola del Buon Samaritano, calata nella quotidianità dei nostri ragazzi. Non c’è bisogno di citare esplicitamente il Vangelo ma il suo messaggio è chiaramente riconoscibile: davanti al dolore dell’altro non basta “non fare del male”, occorre scegliere se farsi prossimi o restare spettatori. Perché il bullismo non vive solo nei gesti di chi colpisce, ma anche nel silenzio di chi guarda.

A dare voce ad alcuni personaggi sono stati Paolino Blandano e Fabrizia Martano, professionisti del doppiaggio e del teatro, che hanno scelto di prestare la loro voce e la loro sensibilità a questo progetto. Il loro contributo ha dato profondità e verità ai personaggi, rendendo le emozioni più reali, più vicine, più difficili da ignorare. A loro va il mio grazie sincero, perché hanno saputo trasformare parole scritte in emozioni che arrivano dritte al cuore.

La colonna sonora del video è “Non passo oltre”, una canzone di cui ho scritto il testo personalmente. Per la parte musicale e vocale ho utilizzato l’intelligenza artificiale, così come per la creazione delle immagini. Anche questa scelta racconta qualcosa del mio modo di vivere l’educazione oggi. Come insegnante di Religione cattolica, e come professionista socio-educativa, sento il bisogno di tenere insieme due dimensioni che non possono più viaggiare separate: la spiritualità e la tecnologia.

I nostri studenti sono nativi digitali. Parlano un linguaggio che passa attraverso video, musica, immagini, intelligenza artificiale. Se vogliamo essere credibili ai loro occhi, non possiamo restare spettatori di questo cambiamento. Non per inseguire le mode, ma per abitare questi strumenti con consapevolezza, per usarli come ponti e non come muri. La tecnologia, se guidata da una visione educativa ed etica, non

allontana dai valori cristiani: può diventare un modo nuovo per incarnarli, per renderli comprensibili, vicini, vivi.

Il messaggio di questa storia è semplice, ma attuale: ognuno di noi può fare la differenza. Il bullismo cresce dove manca empatia, dove entra in gioco il disimpegno morale: “non è così grave”, “non mi riguarda”, “non posso farci nulla”. È così che il dolore dell’altro diventa rumore di fondo e l’ingiustizia si normalizza.

Per questo credo profondamente nell’importanza di lavorare con bambini e ragazzi sull’intelligenza emotiva. Imparare a riconoscere le emozioni, a dare loro un nome, a leggerle negli altri, a gestire rabbia, frustrazione e paura. Spesso il bullo è un ragazzo che non sa dire ciò che prova; chi osserva e non interviene è qualcuno che non riesce a reggere il peso emotivo di ciò che vede. Educare all’empatia significa prevenire, prima ancora che correggere.

Empatia, solidarietà, fermarsi, accorgersi, piegarsi sulle sofferenze degli altri. In fondo, tutto questo può essere racchiuso in una sola parola: tenerezza. Una parola che papa Francesco ha più volte indicato come forza rivoluzionaria, capace di cambiare il mondo partendo dai piccoli gesti. La tenerezza non è debolezza né sentimentalismo: è il coraggio di lasciarsi toccare dalla sofferenza dell’altro, di non anestetizzare il cuore, di non voltarsi dall’altra parte. È ciò che ci permette di fermarci, di chinarsi, di farci prossimi. È l’antidoto più potente contro l’indifferenza e, forse, la forma più autentica di educazione all’empatia che possiamo offrire ai nostri ragazzi.

Il 7 febbraio non lasciamolo scorrere via come un giorno qualunque, da archiviare una volta spente le luci di un evento o chiuso un progetto. Proviamo, piuttosto, a fare in modo che, per noi adulti e per i nostri ragazzi, sia 7 febbraio ogni giorno: ogni volta che qualcuno viene preso in giro, escluso, ferito; ogni volta che assistiamo a un’ingiustizia e sentiamo la tentazione di passare oltre.

Perché educare significa questo: insegnare, con le parole ma soprattutto con l’esempio, che fermarsi è possibile. Che non siamo condannati all’indifferenza. Che anche un solo gesto, una sola voce, una sola presenza può cambiare una storia. E a volte, senza nemmeno accorgercene, può salvare qualcuno.

 

Il video “Quando qualcuno si fermò… nel corridoio dell’indifferenza” è disponibile qui: https://www.youtube.com/watch?v=rJ1EN0Y4_pw&t=9s

La canzone “Non passo oltre” può essere ascoltata a questo link:
https://www.youtube.com/watch?v=VKGfjhVovv0

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