La domenica del Papa – Essere sale e luce
Sono persone semplici, umili, pescatori. A loro ha parlato delle beatitudini su quel monte che degrada verso il mare di Galilea. In questa domenica si rivolge loro non con un invito, ma per dire: voi siete il sale della terra e la luce del mondo. Proprio coloro la cui vita è umile, povera, mite, piccola, quasi insignificante rispetto alle grandi cose del mondo, sono i destinati a portare sapore e luce. Cose insignificanti ma delle quali il mondo non può farne a meno, non solo al tempo di Gesù.
Riflettiamo per un momento su queste parole di Gesù che Matteo propone nel suo Vangelo. Il sale innanzitutto; serviva a conservare, a purificare ancor prima che a condire i cibi. In molte culture è simbolo di sapienza, di amicizia, di condivisione. La legge ebraica prescriveva di mettere un po’ di sale sopra ogni offerta come segno di alleanza con Dio.
E poi la luce. Non abbiamo bisogno di citarla perché grazie a lei possiamo esprimere meraviglia per un panorama, per un volto che, diciamo, si illumina; per un tramonto che proprio il sole, che lentamente si nasconde, ci permette di ammirare. È al buio che capiamo la sua importanza e ne cerchiamo il conforto. Ma se il sale da sapore è proprio perché, una volta aggiunto alla pietanza, non ne abbiamo più traccia, si è sciolto; cioè sappiamo della sua presenza grazie al sapore ma non riusciamo a individuarlo, a vederlo.
La luce quindi. Il riferimento ovviamente è alla candela che non può essere nascosta sotto il moggio, ovvero un piccolo recipiente utilizzato anticamente per misurare le granaglie. La luce della candela va posta, dunque, su un candelabro e quella candela farà luce consumandosi. La luce, ricordava papa Benedetto XVI, è “la prima opera di Dio Creatore ed è fonte della vita; la stessa Parola di Dio è paragonata alla luce, come proclama il salmista: lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino.”
Commentando il passo del Vangelo, Leone XIV sottolinea che “è la gioia vera a dare sapore alla vita e a far venire alla luce ciò che prima non era”. È la gioia che “risplende in Gesù, il sapore nuovo dei suoi gesti e delle sue parole. Dopo che lo si è incontrato, sembra insipido e opaco ciò che si allontana dalla sua povertà di spirito, dalla sua mitezza e semplicità di cuore, dalla sua fame e sete di giustizia, che attivano misericordia e pace come dinamiche di trasformazione e di riconciliazione”.
Nel citare il brano del profeta Isaia, il Papa elenca i gesti che “interrompono l’ingiustizia: dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire chi vediamo nudo, senza trascurare i vicini e le persone di casa. Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto”.
Gesù invita a non rinunciare alla gioia perché “il sale che ha perso sapore a null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente”. Quante persone, afferma ancora il vescovo di Roma, si sentono “da buttare, sbagliate, è come se la loro luce sia stata nascosta. Gesù, però, ci annuncia un Dio che mai ci getterà via, un Padre che custodisce il nostro nome, la nostra unicità”. La gioia afferma ancora papa Leone è riaccesa da “gesti di apertura agli altri e di attenzione”, gesti che “nella loro semplicità ci pongono controcorrente”.
Matteo mettendo questa riflessione su sale e luce dopo il discorso della montagna sembra quasi dirci che proprio chi è mite, puro di cuore può essere quel sale e quella luce, capace di dare sapore alle cose e accendere i cuori.
Papa Leone, nelle parole che pronuncia dopo la preghiera mariana, chiede di continuare a pregare per la pace: “le strategie di potenza economica e militare, ce lo insegna la storia, non danno futuro all’umanità. Il futuro sta nel rispetto e nella fratellanza tra i popoli”.
Esprime quindi “dolore e preoccupazione” per gli attacchi in Nigeria contro varie comunità nelle regioni settentrionali dove “violenza e rapimenti tengono in ostaggio” queste terre, e hanno causato gravi perdite di vite umane”. Così esprime vicinanza “a tutte le vittime della violenza e del terrorismo” e auspica che “le autorità competenti continuino ad adoperarsi con determinazione per garantire la sicurezza e la tutela della vita di ogni cittadino”.
Ricorda infine la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone. Occasione, per il Papa di ringraziare “le religiose e tutti coloro che si impegnano per contrastare ed eliminare le attuali forme di schiavitù. Insieme a loro dico: la pace comincia con la dignità”.




