Brt: il Comune si sforza di trovare dei palliativi, ma il progetto resta “oscuro”
Perché il Brt sia stato voluto e finanziato a Taranto è una domanda che resta in parte avvolta nel mistero. Ereditato dalla giunta Melucci, che aveva strategie futuristiche (e costi) eccessive per la città, questo costoso progetto sta mostrando tutti i suoi punti oscuri. Anche oggi, come negli ultimi mesi, il Comune sta cercando di “indorare” la pillola, rappresentata dal restringimento delle carreggiate, dalla sparizioni di posti auto, dai cantieri apri-e-chiudi, dai tagli di centinaia di alberi, informando la città che “in merito gli alberi oggetto di taglio, la proporzione è di due nuove unità per ogni albero rimosso, in aree adiacenti a quelle oggetto di tracciato e/o in alternativa in altre aree indicate dall’Amministrazione; è prevista la sostituzione dell’attuale impianto di illuminazione con uno ex novo, costituito da corpi illuminanti a basso consumo energetico; è prevista la realizzazione di nuove piste ciclabili”. Ma queste nuove “elargizioni”, alcune delle quali tirate per i capelli, non servono a compensare completamente una scelta che non risulta convincente. Così come altre scelte della giunta Melucci, risultate fallimentari a partire dalla raccolta tecnologia, rivelatasi un fisco, costata milioni e ora in via di sostituzione.
I dubbi sul Brt riguardano la realizzazione di un trasporto veloce, che comunque altro non è che una sorta di tram su gomma, che dovrebbe attraversare la città in pochi minuti, ma di cui non si avverte la necessità reale, sia perché comunque non entrerà in funzione totalmente se non dopo la sostituzione del Ponte girevole, sia perché comunque gli autobus urbani, soprattutto l’1/2, attraversano già la città “vuota” in pochi minuti, sia perché Taranto si va svuotando: perde circa 1.000 abitanti all’anno e gli intasamenti sono rarissimi rispetto a venti anni fa, e riguardano solo in minima parte le corsie preferenziali. Inoltre: la rivoluzione dei parcheggi, ancora incompleta, dimostra l’imbarazzo a risolvere realmente il problema della circolazione e dei parcheggi in una città che, lo denuncia efficacemente Casartigiani, ormai non ha più un commercio attrattivo in centro e l’incentivo non può venire certo dai park end rail, utili per chi resta tutto il giorno in città, ma soprattutto per chi deve viaggiare, non certo per chi viene a fare shopping. (Gli unici veri intasamenti in città si verificano solo per la movida o in occasioni di eventi).
Poi le piste ciclabili! Che senso ha farne di nuove se l’utilizzo di quelle già esistenti ai avvicina allo zero assoluto? Questione di finanziamenti europei? Comunque non servono. E già una volta sono state introdotte dalla giunta Di Bello e poi cancellate.
A proposito di cancellazioni: forse pochi sanno che Taranto è stata l’ultima città italiana in ordine di tempo a realizzare le linee del tram e la prima a cancellarle pochi anni dopo!
Ha un bel dire l’assessore all’Urbanistica, Giovanni Patronelli, che abbiamo già intervistato nei giorni scorsi, che “La totalità di queste misure compensative contribuirà ad un sensibile abbattimento di CO2, NOx e PM10 in atmosfera e che le politiche di sostenibilità, come quelle promosse, mirano a rigenerare tanto le infrastrutture quanto e soprattutto i comportamenti, educando le nuove generazioni alla cittadinanza ecologica”. A parte il fatto che le sostanze inquinanti hanno altre origini, la cittadinanza si educa soprattutto con scelte politiche azzeccate e l’eredità di questa giunta deriva da compagini precedenti che non ne hanno azzeccato purtroppo molte. Soprattutto grazie a cattivi consiglieri che ha causato uno sperpero di soldi che sta portando l’attuale giunta molto vicina al baratro, e comunque a una gestione complicata che sarà caratterizzata, se si evita il default, da tagli enormi ai servizi e nuovi, pesanti sacrifici per tutti i cittadini. Dopo porterà il Brt una città che si ridurrà nel 2050, secondo i dati Istat, a 150.000 abitanti?




