Viaggio apostolico

Leone XIV in Angola: “Costruire un mondo senza più guerre”

ph Vatican media-Sir
20 Apr 2026

Un Paese “bellissimo e ferito, che ha fame e sete di speranza, di pace e di fraternità”: così Leone XIV ha definito l’Angola, nell’omelia della messa presieduta nella spianata di Kilamba, davanti a 100mila persone, in cui ha citato “il dolore da cui questo vostro Paese è stato segnato: una lunga guerra civile con il suo strascico di inimicizie e divisioni, di risorse sperperate e di povertà.
Costruire un Paese dove siano superate per sempre le vecchie divisioni, dove scompaiano l’odio e la violenza, dove la piaga della corruzione venga guarita da una nuova cultura della giustizia e della condivisione”, la consegna per l’Angola che si dilata a tutto il continente: “Solo così sarà possibile un futuro di speranza, soprattutto per i tanti giovani che l’hanno perduta”. Durante il Regina Caeli, al termine della messa, il Papa è tornato a chiedere il cessate il fuoco in Ucraina e ha definito la tregua annunciata in Libano “un motivo di speranza”.

“È l’amore che deve trionfare, non la guerra”, il monito del pontefice dopo la recita del Rosario nel Santuario di Mama Muxima, molto caro alla popolazione angolana, che contiene al suo interno un’antichissima immagine della Madonna alla quale i fedeli hanno attribuito il titolo di ‘Madre del cuore’.
Di fronte al rischio di “perdere la speranza e rimanere paralizzati dallo scoraggiamento”, il Signore è il compagno di strada che, come ai discepoli di Emmaus, ”aiuta a rimettere insieme i pezzi della storia, a guardare oltre il dolore”, ha spiegato Leone nell’omelia a Kilamba, scandita da due imperativi: “Lenire le ferite e riaccendere la speranza.
La storia del vostro Paese, le conseguenze ancora difficili che sopportate, le problematiche sociali ed economiche e le diverse forme di povertà invocano la presenza di una Chiesa che sa affiancarsi nel cammino e sa raccogliere il grido dei suoi figli”, ha affermato il Pontefice: “Una Chiesa che, con la luce della Parola e il nutrimento dell’Eucaristia, sa rianimare la speranza perduta. Una Chiesa fatta di persone come voi che si donano così come Gesù spezza il pane per i due discepoli di Emmaus”.

“L’Angola ha bisogno di vescovi, preti, missionari, religiose e religiosi, laiche e laici che abbiano in cuore il desiderio di spezzare la propria vita e donarla gli uni agli altri, di impegnarsi nell’amore e nel perdono vicendevoli, di costruire spazi di fraternità e di pace, di compiere gesti di compassione e di solidarietà verso chi ha più bisogno”, ha sintetizzato il Papa, che sul piano pastorale ha esortato a “vigilare su quelle forme di religiosità tradizionale, che certamente appartengono alle radici della vostra cultura, ma al contempo rischiano di confondere e di mescolare elementi magici e superstiziosi che non aiutano nel cammino spirituale”.

“Oggi c’è bisogno di guardare al futuro con speranza e di costruire la speranza del futuro”, ha ribadito Leone ricollegandosi alle sue parole iniziali: “Non abbiate paura di farlo! Gesù Risorto, che percorre la strada con voi e per voi si spezza come pane, vi incoraggia a essere testimoni della sua risurrezione e protagonisti di una nuova umanità e di una nuova società”.

“Recitare il Rosario ci impegna ad amare ogni persona con cuore materno, in modo concreto e generoso, e a spenderci per il bene gli uni degli altri, specialmente dei più poveri”, ha osservato il Papa dopo la recita del Rosario nel Santuario di Mama Muxima. “A nessuno manchi l’amore, e con esso il necessario per vivere in modo dignitoso ed essere felice”, l’invito di Leone XIV: “perché chi ha fame abbia di che sfamarsi, perché tutti i malati possano ricevere le cure necessarie, perché ai bambini sia garantita un’adeguata istruzione, perché gli anziani vivano serenamente gli anni della loro maturità.
A tutte queste cose pensa una mamma: a tutte queste cose pensa Maria, e invita anche noi a condividere la sua sollecitudine. Lasciarci coinvolgere dai sentimenti del suo cuore, per essere come lei operatori di giustizia e portatori di pace”, l’esortazione rivolta in modo particolare ai giovani. “Qui c’è un grande progetto in corso: la costruzione di un nuovo Santuario, che possa ospitare tutti quelli che vengono in pellegrinaggio”, ha detto Leone XIV: “Specialmente voi, giovani, prendetelo come un segno. Anche a voi, infatti, la Madre del Cielo affida un grande progetto: quello di costruire un mondo migliore, accogliente, dove non ci siano più guerre, né ingiustizie, né miseria, né disonestà, e dove i principi del Vangelo ispirino e plasmino sempre più i cuori, le strutture e i programmi, per il bene di tutti”. “È l’amore che deve trionfare, non la guerra!”, ha esclamato il pontefice: “Questo ci insegna il cuore di Maria, il cuore della mamma di tutti”.

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